Nuova Delhi
di John Matthew, India
(traduzione di Emanuela Sotgiu)



Ho le ossa ghiacciate. Sta montando un'ondata di freddo e la temperatura è intorno a   -2 gradi, si sta quasi gelando. Un amico mi ha detto "Mettiti quattro strati di roba. Portati maglioni, sciarpe, guanti, passamontagna, maglieria, tutto quello che tiene caldo." Ho addosso tutte queste cose e sento ancora freddo. Credo di non essere abituato al freddo.

Il Rail Yatri Niwas, dove mi sono sistemato, è stato una delusione. Ma cosa ti puoi aspettare a 450 rupie per pernottamento e prima colazione? La porta non ha la maniglia, le pareti sono scrostate, la tenda è strappata e pende di traverso, la lampadina nel bagno é attaccata direttamente al filo, le prese non funzionano (sono dovuto andare a caccia di una che funzionasse e l'ho trovata sotto al tavolo, così mi tengo un po' in forma), e c'è solo una finestra di vetro molto sottile che mi ripara dal freddo esterno. Così è come se stessi all'aperto, o quasi.
Di notte non riesco a dormire perché sto vicino alla stazione e il fischio dei treni mi sveglia di soprassalto e mi fa impazzire. L'altra notte le gambe mi si erano ghiacciate a un punto tale che non le sentivo più, e allora mi sono dovuto alzare e ho camminato un po'. Non c'è acqua calda e quindi il prezioso liquido senza il quale non potrei farmi un bagno deve essere portato dal custode che è pigro come solo loro sanno essere. Di solito prima di lavarmi mi cospargo i capelli con l'olio, ma quello di cocco si è congelato e non c'è modo di farlo scongelare. Così ho tagliato il collo del flacone con un coltello, il mio fidato coltellino svizzero, e ho strofinato l'olio con le mani per trasformare quell'impasto appiccicoso in qualcosa che somigli vagamente a dell'olio.

La prima volta che sono stato a Delhi fu nel 1982, per affari. Lavoravo per la versione indiana del Chemical Age e dato che ero una specie di tuttofare venni mandato a controllare la tipografia dove si stampava la nostra rivista, che per ragioni economiche si trovava a Delhi. Io ero inesperto e il mio capo era talmente preoccupato che insistette perché lo chiamassi al telefono, una volta arrivato a Delhi, e fece venire il proprietario della tipografia a controllare che stessi bene.

Sono cambiate molte cose a Connaught Place. I caratteristici negozi che vendevano scialli e sari sono stati sostituiti da quelli di marca. Ieri sono stato al Palika Bazar che è molto lussuoso, ma ci sono ancora i mercanti che discutono sul prezzo e con loro si contratta che è una meraviglia! Te ne puoi andare pagando la metà di quello che ti hanno chiesto all'inizio oppure puoi semplicemente andartene via. La gente veste molto meglio di un tempo. Ci sono i soldi, non so da dove vengano ma qui circolano parecchi dollari. Ci sono anche i saldi per gli abiti invernali, e mi dispiace di aver comperato una giacca a Bombay. C'è talmente tanta scelta e tutto è così conveniente.

Le ragazze di Delhi sono ancora bellissime, anche se un po' ingrassate.
Non me ne importa. Penso che con il freddo mangino di più e accumulino più calorie di quanto non accada in una città umida come Bombay. Le strade sono un vero e proprio sogno! E allora che importa se lo stile di guida è un po' più aggressivo. I motociclisti ti vengono addosso sui marciapiedi dove non dovrebbero andare. Ma la gente di Delhi è molto più educata e civile rispetto agli abitanti di Bombay. Non me ne vogliate per questo, cari cittadini di Bombay, ma qui devo ancora sentire un insulto diretto contro la sorella, la madre o la zia.



Testo segnalato da: Laura Bevilacqua
Link all'originale:
Qui