L'ultima cena di Joel
di Eric Ulnar, Francia
(traduzione di Buràn)



Hei, Joel! Qua, siamo qua!

Uè, Joel!

E muovi le chiappe, Pinguino, arriva Joel.

Sì, sì. Ma non è il caso di strillare come se fosse Cristo sceso dalla croce.

Hai sentito, Joel? Sembra che tu non sia disceso dalla croce per portarci la luce, come credevamo tutti. Sono carogne, eh, le ragazze! Un'enorme quantità di peccatori disperati, per non parlare delle peccatrici estasiate qui presenti...

È vero, Joel! E pensare che io sognavo di lavarti i piedi con il profumo e asciugarteli con i miei capelli.

Se ne parlava giustappunto prima che tu arrivassi. Di Paula e dei suoi gusti depravati, intendo dire. Anche Pinguino faceva una faccia schifata ascoltando questa cosa, non è vero, ragazze?

Oh, peggio per voi. Ha ragione.

Allora basta! Fate silenzio per accogliere la buona parola, banda di screanzati! Joel è sceso tra noi e ci ha detto: il Pinguino ha ragione. Amen.

Falla finita, Ballù. Non sono dell'umore giusto.

E che cazzo, Joel, e se non possiamo nemmeno scherzare un poco.

Tu mi ami, Ballù?

Ahò, ma smettila, Joel! Non dire cazzate. Ci prendono per froci.

Mi ami, tu?

Massì, diamine, lo sai, no?

Cosa?

Che ti voglio bene, che ti voglio un sacco di bene, cazzo! Ma che ti prende? È il colpo di stasera che ti fa stare così?

Forse. Ma c'è anche dell'altro.

Ballù ha ragione. Tu sei troppo strano stasera. Che succede?

Niente, niente. Abbiamo già ordinato?

A Joel volevano bene tutti, anche io. Nessuno sapeva esattamente chi fosse o da dove venisse, ma aveva questa particolarità - ingiusta - , una specie di trucco che faceva sì che nessuno potesse fare a meno di volergli bene. Era comparso improvvisamente una sera al bar e il corso del tempo per un attimo sembrava aver vacillato, marcando quell'istante di sospensione, di titubanza. Quella sorta di esitazione che riportano i testimoni di un miracolo. Era seguito un momento di silenzio, il fumo delle sigarette si era dissipato in due volute per lasciargli libero il passaggio come il Mar Rosso dinanzi a Mosé, e negli occhi delle ragazze si era visto il riflesso di una nuova luce, più bella e intensa di quanto mai avessimo conosciuto in fatto di luce. Non c'era voluto molto perché diventasse in pochissimo tempo il capo della nostra banda.

Per tutto il tempo che è durato, è andato avanti come in un sogno. Joel aveva quel certo non so che alcuni chiamano grazia, questa cosa miracolosa e inafferrabile per cui si diventa il centro del mondo, senza alcuno sforzo e con pieno diritto, poiché la sua sola presenza era sufficiente a trasfigurare il mondo; grazie a questa lo si amava e lo si seguiva con gli occhi chiusi nei colpi sempre più difficili in cui trascinava la banda come per gioco, sotto la sua buona stella.

Oltre me sembrava che nessuno fosse toccato dal dubbio.

Tuttavia, man mano che il tempo passava, mi sembrava di intuire in Joel un tormento segreto - e anche lì, lo sapevo, ero il solo a pensarlo. Può darsi che si trattasse della mia immaginazione, ma anche che Joel si mostrasse davvero più libero nei miei riguardi perché aveva capito che lo amavo senza il bisogno di venerarlo. In effetti, io credo che ciò che davvero ci tenesse uniti era il fatto di sapere - entrambi - che i miracoli non durano che un istante, che anche la grazia e l'amore appassiscono.

Dopo la sua morte, abbiamo ripensato tutti a quest'ultima cena al bar, dopo lo scasso di rue Rivals. E nessuno ha avuto il coraggio di contraddire Ballù quando ha detto che Joel aveva avuto il presentimento della sua fine ed era stato questo a stranirlo.

Nessuno è apparso sorpreso o scioccato dal fatto che Ballù, il grande Ballù, si mettesse a piagnucolare davanti a tutti.

Nel giro di un momento intorno al tavolo piangevano tutti, tranne me.

Che hai da guardarmi così? Mi vuoi fare una foto?

E smettila, Ballù, lascia Pinguino tranquillo. Non te la puoi prendere con lui perché Joel non è più tra noi.

Ma guardalo, guardalo con quella faccia da santarellino!

Ballù!

Ballù ha ragione, Paula. Il Pinguino non ha l'aria troppo toccata, nonostante tutto quello che Joel ha fatto per lui.

Bah, io dico che Joel era troppo buono con quell'essere schifoso e che è morto per questo!

Che vuoi dire?

Perché tu, tu trovi normale che gli sbirri ci stessero aspettando? Perché di fatto ci aspettavano, non è vero, Pinguino?

Basta così, Ballù, smettila! Stai andando troppo oltre. Lui era con noi, quella sera, e anche lui ha rischiato di rimetterci la pelle.

Ma che dici. Lui è scappato come un coniglio!

Ce la siamo svignat tutti. Solo Joel non si è mosso quando hanno cominciato a sparare.

Lascia stare, Paula. È il dispiacere che lo fa parlare così, non sa nemmeno quel che dice.

Non so quel che dico? Io, non so più quel che dico? Ma che razza di culi rotti, che siete! Spia! Vai, vai, prima che ti ammazzi, stronzo marcio.

Non mi sono difeso e così ha finito per lasciarmi perdere. Nessuno ha mosso un dito per difendermi.

Negli occhi che mi giudicavano ho letto il dubbio, la paura e l'odio, dietro le lacrime.

Io avevo gli occhi asciutti, ma forse nessuno, intorno a quella tavola, era triste quanto me.

Avevo voglia di vomitare, di spazzare via le candele che avevano acceso intorno a una foto di Joel che Paula aveva a lungo indossato in un medaglione al collo. Avevo voglia di distruggere - finché ne ero ancora in tempo - questa specie di culto miserabile che avrebbero celebrato se fossi rimasto in silenzio.

Ma io non ho detto nulla.

Quando la saracinesca metallica ha cigolato dietro di me, sono rimasto per un attimo inebetito nel mezzo della notte, prima di allontanarmi dal bar in cui la banda aveva trovato rifugio dopo il colpo e la sparatoria.

La mia unica consolazione era la certezza che parlare non sarebbe servito a nulla, che in nessun caso mi avrebbero creduto.

Tuttavia, se volevo davvero essere onesto con me stesso, sapevo che non era stato questo a trattenermi, ma solo la promessa che Joel mi aveva strappato subito dopo essersi reso conto che l'avevo visto uscire dal commissariato.

Testo segnalato da: Buràn
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