La macchina del tempo
di Guido Eekhaut, Belgio
(traduzione di Gabriella Basile)



1.

Non una Macchina, ma la Macchina del tempo. In questo punto dello spazio-tempo (una nozione inquietante) l'unica Macchina del tempo. Il tempo stesso è eccezionalmente inquietante, così come la sua logica. Forse c'è spazio solo per una Macchina.

Sono le quattro e mezza del mattino. Di un giorno autunnale assolutamente freddo. La Macchina è nel suo posto d'acciaio e marmo. Una descrizione più dettagliata della Macchina non è possibile, perché non ha una forma fisica fissa.

È continuamente sottosopra.

È sempre in movimento.

Si chiama Ted. Schopenhauer. Lontano parente. Lontano, è solo un'approssimazione. È l'uomo che ha inventato il principio del viaggio nel tempo. Non proprio, in realtà il principio fu inventato molto prima da persone come Einstein e altri. Ted ha semplicemente costruito la Macchina.

La Macchina sta aspettando, sebbene stia impazientemente cadendo fuori e poi rientrando dal tempo-spazio. Persino Ted non capisce il suo funzionamento. Lui ammette di aver progettato e costruito la Macchina, ma forse è stata una versione futura di se stesso a progettarla e a costruirla.

Ecco cosa pensa Ted della realtà: come scrive Borges, non c'è coincidenza. Ciò che chiamiamo coincidenza è la nostra mancanza di conoscenza del complesso meccanismo della causalità. Niente è perduto; l'Intelligenza Divina contiene tutte le cose allo stesso tempo. Il passato è contenuto nel presente, così come il futuro.

Ora Ted è pronto. La Macchina fantasma si trova teoricamente ancora al suo posto, piena di ombre e di luce. Ted spinge una manopola rossa su una consolle vicino alla Macchina. Una porta immateriale si apre dove non c'era alcuna porta. Ted passa attraverso la porta, sente il freddo dello spazio, sente il freddo del tempo congelato.

La Macchina può solo viaggiare indietro nel tempo. E poi ritorna al suo punto d'origine.

La sua giovinezza. La sua infanzia. I giorni di scuola, i genitori, lo zio Willy del paese natale, Stephen in terza elementare, un'insegnante di nome Mrs. Marple, una Macchina in fiamme, un libro a caratteri blu, un film preferito. Visite in chiesa e nei cinema, il terribile odore di rose secche e zenzero. La mattonella crepata del pavimento della cucina. Lui ha paura di perdersi in questo vuoto che è l'eternità, l'archetipo del Tempo. Nel Timeo, Platone ci assicura che il tempo non è che l'immagine mobile dell'eternità. Poiché lui sta per sconfiggere il tempo è preparato a vivere in un mondo in cui Dio è assente.

"Un giorno uscirai dalla mia vita e non tornerai più." Diane getta lo strofinaccio sul tavolo della cucina. C'è molta rabbia in lei, rabbia che lui riconosce e teme. "Ecco che tipo di uomo sei. Non t'importa dello stato in cui mi trovo. Non t'importa di ciò che pensano i miei genitori. Tu vivi la tua vita. Ecco ciò che fai, tu fai solo quello che ti pare e piace."

Sta piovendo. Enormi gocce scendono lungo il vetro della finestra. Inizio autunno. Tempo di depressione per Diane. Il mondo esterno ha smesso di esistere. Lei ha paura di ritrovarsi sola. Dà troppa importanza a ciò che pensano i suoi genitori.

Lui ha rotto quella catena molto tempo fa.

La pioggia s'intensifica.

2.

Lui sa che sarà solo un testimone. Può lasciare la Macchina, può andare a spasso nel mondo del passato, ma non potrà intervenire. Sarà un fantasma. Non avrà presenza fisica. Nessuna regola della logica temporale sarà rotta. Un fantasma nel mondo. Un osservatore immateriale. La sua frequenza temporale sarà un po' dissociata da quel mondo.

Niente di simile era stato fatto prima. Con l'eccezione di quegli ipotetici viaggiatori nel tempo che vivono nel suo futuro. Ma lui sarà il primo, in senso strettamente logico-temporale.

Spinge in avanti la leva rossa.

All'interno della Macchina c'è un computer quantico che decide del suo futuro. Ora.

Dopo di ciò, non avviene molto. Tutt'intorno a lui c'è energia, e una nebbia luccicante in cui sparisce il mondo esterno. Poi la nebbia si alza, e fuori dalla Macchina un mondo è diventato visibile.

Suo padre lascia il gazebo. "Non c'è molto di te che io possa cambiare." Avevano avuto una discussione. Su cosa, lui non lo ricorda nemmeno. La storia diventa banale. La storia diventa tante storie. Suo padre esce dal gazebo, arrabbiato come sempre. "Non c'è molto di te che io possa cambiare. Allora vai avanti così e fai tutto ciò che vuoi fare. Non posso farci nulla!". Sull'erba c'è un'impronta di una forma strana, come se un oggetto pesante si fosse poggiato là durante la notte. Suo padre si ferma, si guarda intorno, aggrotta le sopracciglia, scrolla le spalle, continua a camminare.

Ted lo segue verso la casa. Più tardi, durante la cena, ci sarà un'altra discussione. Forse l'ultima che hanno avuto. Forse saranno pronunciate altre parole amare.

Il numero delle particelle elementari nell'universo è molto grande ma limitato. Quindi certe combinazioni di particelle e di eventi si ripeteranno. Con il tempo sufficiente, tutto si ripeterà.

4.

"Vai, allora! Va', accidenti! Vai dove vuoi andare! Se è coinvolto qualcun altro, un'altra donna, allora va' da lei. È quella tua Macchina? Allora occupati di quella Macchina. Vuoi ritornare dai tuoi genitori? Vuoi ritornare alla tua infanzia?"

Non c'è discussione. Non c'è alcuna reazione in lui, il che rende le cose ancora peggiori per lei. Alla fine Diane esce sbattendo la porta.

Ted va in laboratorio. Ha lui l'unica chiave. La Macchina lo aspetta. Le equazioni lo aspettano. L'ampia stanza è fredda, avvolta da una luce brillante, c'è un odore antisettico nell'aria. Muove alcuni interruttori e parecchi strumenti prendono vita. La Macchina del Tempo si trova nel suo posto d'acciaio e marmo, quasi invisibile. C'è un crepitio occasionale nell'aria.

La Londra del periodo vittoriano è puzzolente. Carbone, catrame, letame, fogne, il Tamigi. Il suo tempo ha i suoi odori. Alcune persone gli passano accanto. Altre passano attraverso lui. Raggiunge Green Park dove si aspetta di vedere gli autobus turistici, ma naturalmente non ci sono autobus.

Una donna gli passa accanto, esita, si gira. Apre la bocca per parlare, allunga la mano verso di lui. Dice: "Chi sei?" C'è paura ma anche trepidazione nella sua voce.

Ted fa un passo indietro, si dirige verso il parco, in direzione di Buckingham Palace. La donna non può assolutamente averlo visto o sentito. Lui è distante. Una diversa frequenza temporale.

La donna lo segue, ma solo per un po'. Dopo i primi alberi sembra perderlo di vista. Ciò che è successo è impossibile. Il viaggio nel tempo non sarebbe possibile se il passato o il futuro diventassero tangibili per il viaggiatore.

I primi due viaggi sono un successo. La Macchina funziona. Ted è andato nel passato ed è tornato. Non sa se questo è davvero il suo passato. Ma sembra abbastanza simile.

Il viaggio nel tempo è un gioco di specchi in movimento. Chi c'è dietro quegli specchi, e chi dietro il gioco? Nel mondo reale la vita continua. Un indù solitario viene ucciso da un musulmano. Uno studente attraversa un binario, in una baraccopoli dove vivrà il resto della sua breve vita. Ora si arrampica su un recinto e scompare. Un'ombra esile passa sopra un muro fatiscente. Un colpo di arma da fuoco riecheggia attraverso un vicolo oscuro e deserto. Un manifesto strappato su un muro mostra una faccia a metà.

Diane sta preparando la cena.

Lui gioca con il cibo, senza aver fame. A Diane non importa. Sta uscendo con alcuni amici. Indossa un cappotto che non le aveva mai visto prima. Un cappotto rosso e bianco. Ted si rende conto di non sapere granché di lei. Non sa che libri e che film le piacciono. Non sa nulla dei suoi amici.

La Macchina ora è spenta, una nuvola scura al centro del laboratorio. Intorno c'è una struttura di tubi d'acciaio. Ted accarezza quell'acciaio, che sente caldo al tatto e morbido. Quando esce dalla stanza spegne la luce. Gironzola per il giardino che è freddo e umido. L'inverno sta arrivando, da est.

6.

Il viaggio successivo lo porta in Polonia alla fine del dodicesimo secolo. Appare sul pendio di una collina. È il crepuscolo. Davanti a lui un campo freddo, dove era stata combattuta una battaglia. Doveva essere successo da poco, perché i cadaveri dei soldati non si erano ancora decomposti, probabilmente a causa del freddo.

In lontananza c'è una mezza dozzina di figure, scure contro la nebbia ugualmente distante, curvate a raccogliere cose qua e là.

Ted è sicuro che loro non possano vederlo.

Li tiene ancora d'occhio.

Scende la collina. C'è un certo odore nell'aria, di chiuso, di cose marce, come in una cantina umida. Nota pezzi di abiti, armature, armi rotte. Il grigio è l'unico colore.

Due cavalieri appaiono sulla collina alla sua destra. Dirigono i loro destrieri verso le figure. Anche loro sono grigi. Ted fa un passo indietro. Voleva vedere. Voleva vedere la battaglia, ma sembra che la storia gli abbia giocato un brutto tiro. Forse i libri di storia si sono sbagliati di una settimana circa.

Ritorna alla Macchina.

Il laboratorio è freddo e vivacemente illuminato. Spegne gli strumenti.

Diane lo guarda cambiarsi d'abito. "Non c'è molto di te che io possa cambiare," gli dice.

"È esattamente ciò che mio padre era solito dirmi," dice lui. "E in ogni caso non ha mai avuto molta influenza su di me."

Diane solleva il mento. "Tuo chi?"

"Mio . . ."

Lei lo guarda in modo strano, come se avesse detto qualcosa di indecente.

Più tardi mangiano. La lasagna gli lascia un retrogusto di stantio in bocca. Forse è la carne che lei ha usato. Tuttavia non fa nessun commento.

Il conduttore del notiziario non ha molto d'interessante da dire. I soliti errori politici e i disastri naturali. Ad un certo punto menziona la visita del primo ministro argentino in Gran Bretagna.

Il primo ministro argentino ha l'aspetto di un qualunque politico. Indossa un completo blu scuro. Sorride benevolmente. Parla con i politici del luogo.

9.

Ted è già stato qui prima. Ma le cose ora sono diverse. Sono cambiate. È impossibile che sia lui la causa di tali cambiamenti. Lui non ha presenza fisica, qui. Non può intervenire. Non può causare cambiamenti. Nel liberare il tempo, gli è consentito di fluttuare in una sfera in cui Allah è assente.

1918. L'influenza sta mietendo milioni di vittime. Un disastro su scala mondiale. Un genocidio naturale. Alla fine ci saranno più vittime che durante la Grande Guerra. La popolazione mondiale sarà decimata. La popolazione europea sarà decimata.

Ted si trova in un'ampia strada deserta in una città europea di media grandezza. La maggior parte della gente indossa una maschera. Si evitano l'un l'altro. Indossano anche dei guanti. Non servirà a nulla. Il virus è trasportato dall'aria.

Due donne di mezza età gli passano accanto. Una di loro, pelle e ossa, malaticcia, si fa il segno della croce. L'altra si gira e guarda indietro, sebbene non veda nulla. Lui si sposterà in un'altra città, e poi un'altra ancora, ma lo spettacolo sarà sempre lo stesso. La civiltà sembra essere alla sua fine. I predicatori vagano per le strade, cercando di salvare anime. I dottori hanno abbandonato ogni speranza. Gli ospedali sono pieni, le chiese deserte. Ted vede tre bambini, pallidi, impauriti, all'angolo della strada a chiedere l'elemosina. Lui non può farci niente. È tutto nel suo passato, sono morti da molto tempo, anche se fossero sopravvissuti a quest'inferno.

Una casa sta bruciando.

Ted è pronto a ritornare. Perché è attratto dagli orrori del passato? Perché non ritrovare i momenti felici? Anche se sono rarissimi. Lo sono davvero? Rarissimi?

Diane lo guarda cambiarsi d'abito. "Non c'è molto di te che io possa semivivere" gli dice.   

Lui aggrotta le sopracciglia. Semivivere? "È esattamente ciò che mio padre era solito dirmi" dice lui. "E in ogni caso non ha mai avuto molta influenza su di me".

Diane solleva il mento. "Tuo chi?" È deliziosamente truccata, il che le permette di sorridere perfettamente. Una creatura quasi divina.

"Mio..." Esita. Un déja-vu. "...padre."

Lei lo guarda in modo strano, come se avesse detto qualcosa di indecente. "Stai diventando debole" gli dice. "Stai diventando smidollato. Non riesco nemmeno a capire cosa stai blaterando."

Lui la fissa. Sicuramente lei sta scherzando. Sicuramente starà scherzando. Tuttavia, non c'è ragione per cui lei debba essere allegra. C'è tensione tra loro, e non c'è spazio per gli scherzi.

Più tardi mangiano. La lasagna gli lascia un retrogusto amaro in bocca. Forse è la carne che lei ha usato. O le verdure. Tuttavia non fa nessun commento. Sente che qualunque commento riguardo al cibo la farebbe arrabbiare. Qualunque cosa lui dica la farebbe arrabbiare.

"Ho avuto una giornata esaltante" dice lei, più tardi.

Lui si ritira nel soggiorno e accende il televisore. C'è qualcosa di strano nella Macchina, ma non riesce a capire cosa.

Il conduttore del notiziario non ha molto d'interessante da dire. I soliti errori politici e i disastri naturali. Anche lui parla in modo strano. Ci sono parole che Ted non capisce, sebbene siano perfettamente chiare nel contesto. Ad un certo punto il conduttore menziona la visita del primo ministro argentino in Britannia. Arriva a Londonium, esce dal suo stratoplano. Per quanto riguarda Ted, è solo un altro aereo di linea.

Il primo ministro argentino ha l'aspetto di un qualunque politico. Indossa un completo blu scuro. Sorride benevolmente. Parla con i politici del luogo. Ha un garofano nel bavero. Non c'è niente di bizzarro o strano in lui.

Ted spegne il televisore e va a dormire.

99.

Ha perso il conto del numero di viaggi che ha fatto. Una dozzina, calcola lui. Per la maggior parte guerre, disastri, luoghi di disordini e tumulti. Forse un giorno sarà in grado di costruire un altro tipo di Macchina, una con cui poter davvero cambiare il passato. Idea pericolosa. Sa decisamente troppo poco sulla natura del tempo per tentare di farlo.

Un altro posto, al centro del passato. Sullo sfondo una piramide gigante, non ancora completamente finita. Migliaia di persone, come formiche, alla sua base. Alti pendii lungo i quali sono trainati enormi blocchi di pietra. C'è un rumore in lontananza nell'aria, e l'odore intenso di sabbia bollente. Ted è sulla cima di una collina sovrasta la scena. Migliaia di persone che costruiscono un magnifico e insensato edificio.

Sente delle urla vicine. Si gira e vede altri uomini che arrivano dall'altra parte della collina. Queste persone non sono schiavi, ma artigiani liberi provenienti da tutto il paese. Sono qui, presume lui, perché credono che il loro dio sia vivo e umano. Tra qualche secolo -- qualche migliaia di anni -- questa fede dovrà far spazio a un Dio veramente divino e soprannaturale. Tuttavia, per ora, il faraone è il loro dio. E quando morirà, gli si dovrà riconoscere una vita ultraterrena attraverso questo edificio.

Gli passano accanto due dozzine di uomini. Discutono in una lingua gutturale. All'improvviso si fanno silenziosi. Si mettono in guardia l'uno con l'altro. Forse un animale feroce è nelle vicinanze. Forse un leone. Ci devono essere dei leoni in questo lontano nord. Al di là degli uomini c'è una vegetazione fitta di alberi. Tra qualche centinaio di anni tutto questo diventerà deserto.

Gli uomini stanno osservando. Si guardano intorno, con le mani sui loro strumenti primitivi al posto delle armi. Tuttavia, non succede nulla. Il leone se n'è andato. E loro continuano per la loro strada.

Ma, di nuovo, Ted non è sicuro se è lui che hanno percepito. Lui è un fantasma, ma molto spesso alcune persone sembrano avvertire la sua presenza.

Nulla è perduto; l'Intelligenza Divina contiene tutte le cose allo stesso tempo. Il passato è contenuto nel presente, così come il futuro. Ha dimenticato chi ha scritto queste parole. Si applicano a qualsiasi situazione nella storia dell'uomo. Dovrebbe tenerlo a mente. Intelligenza Divina.

Diane ha lasciato la casa. Ha preso qualche vestito, la sua agenda, del denaro, il blocchetto degli assegni. Non c'è alcun biglietto di addio. Nessuna spiegazione, ma lui non ne ha bisogno. Pensa di telefonare a qualche amica di lei, ma non ha i loro numeri. Non ne conosce nemmeno i nomi. Il mondo di Diane è un enigma per lui.

Ci sono state altre persone nella vita di Diane. Amici della sua stessa età, tutti troppo ansiosi di farle visita, disturbando i suoi pensieri, il suo lavoro. A volte lasciavano bottiglie di birra che lui doveva raccogliere o lasciavano libri che avevano letto (i dorsi rotti! Lui odia la gente che rompe i dorsi dei libri). Altre volte lasciavano bigliettini con i loro numeri di telefono. Qualche volta lasciavano un leggero profumo di dopobarba o di sapone profumato. A volte lasciavano bisbigli e sogni. Qualsiasi cosa lasciassero, niente di ciò che lasciavano era per lui.

Lei ha lasciato la casa, Ted suppone sia tornata dai genitori. È un luogo comune, se ne vanno sempre dai genitori. Non c'è molto che lui possa fare. Non può viaggiare indietro nel tempo e annullare ciò che tra loro è andato male, questo ripensamento di amore finito, questo incidente sulla strada verso la vecchiaia. Non può viaggiare indietro nel tempo e annullare le cose. Non vorrebbe farlo. Preferisce essere un fantasma. Un'entità non tangibile, invisibile e sconosciuta. A lui piace così. A lui piace la sua vita in quel modo.

Perché non fare di questo un record? Seicento anni prima dell'Era Comune. Il primo grande paradigma del pensiero umano, il primo inizio di civiltà. La Grecia, l'India e le terre tra esse, improvvisamente invase dalla luce della ragione. Ted si trova su un pendio roccioso, guarda una città, con le case bianco sporco che luccicano al sole del pomeriggio. L'aria sa di sangue. In lontananza, alla sua sinistra ci sono frutteti, alberi curvi dai rami corti, qualche ventina di uomini che lavorano, che mietono. La città è costruita intorno a un'alta collina, in cima alla quale si staglia un grande edificio. Un tempio, presume lui. Alcuni grossi uccelli girano attorno alla città. Un altro gruppo di persone si avvicina dalla valle tra le due colline. Asini, e qualche cavallo. Polvere. Tre uomini in abiti bianchi e gialli escono dalle costruzioni e si avvicinano alla carovana. C'è un cordiale benvenuto. Da qualche parte vive un grande filosofo, che non scriverà mai i suoi pensieri. Da qualche altra parte aspetta di nascere un altro grande pensatore, che diffonderà l'importanza del primo uomo.

Ted scende la collina. Perso il contatto con la realtà, non offre prove della sua presenza al mondo. La polvere non accompagna la sua discesa. Nonostante ciò non si avvicina agli uomini in bianco e giallo. Potrebbero essere preti. Non si fida di loro. Persino qui, persino ora. Questo è il loro mondo, e lui ci si perderà.

I nuovi arrivati si avvicinano alla città. Appaiono alcune donne che chiacchierano allegramente. È un felice ritorno a casa. Venticinque secoli, ed è ancora in grado di capire le ragioni di questa gente. Quanto lontano nel passato dovrà vagare per trovare creature che non siano più umane?

Si gira e sale di nuovo sulla collina. La Macchina lo aspetta. Tra due mondi i suoi pensieri svaniscono nell'immenso freddo.

Diane lo guarda cambiarsi d'abito. " Non c'è molto di te che io possa semivivere" gli dice.   

Lui aggrotta le sopracciglia. Semivivere? Qualche nuovo gergo che lui non ha ancora imparato? Ad ogni modo lui sa cosa intende. Ma non ha già sentito questa parola, prima? "È esattamente ciò che mio padre era solito dirmi," dice lui. "E in ogni caso non ha mai avuto molta influenza su di me".  

Diane solleva il mento. "Tuo chi?" È deliziosamente truccata, il che le permette di sorridere perfettamente, con una serie di pietre preziose nell'ombelico, e intorno alla curva della bocca. Una creatura quasi divina. Strana, ma divina.

"Mio..." Esita. Le parole saranno usate ripetutamente. Inequivocabilmente un déja-vu. "... padre".

Lei lo guarda in modo strano, come se avesse detto qualcosa di indecente. "Stai andando fuori di testa" gli dice. "Stai diventando smidollato. Non riesco nemmeno a informatizzare cosa stai blaterando."

Lui la fissa. Sicuramente lei sta scherzando. Sicuramente starà scherzando. Tuttavia, non c'è ragione per cui lei debba essere allegra. C'è tensione tra loro, e non c'è spazio per gli scherzi. Non a questo punto. Non dopo che lei lo ha avvertito che lo lascerà.

Più tardi mangiano. La lasagna gli lascia un retrogusto di mandorle in bocca. Forse sono le verdure che lei ha usato. O la carne. Tuttavia non fa nessun commento. Sente che qualunque commento riguardo al cibo la farebbe arrabbiare. Qualunque cosa lui dica la farebbe arrabbiare.

"Ho avuto una rivoluzione esaltante" dice lei, più tardi.

Tutto ciò che lui può fare è annuire.

Ted si ritira nel soggiorno e accende il televisore. C'è qualcosa di strano nell'apparecchio, ma non riesce a capire cosa. È la manopola, è il telecomando che non riesce a trovare.

Il conduttore del notiziario dalla pelle gialla non ha molto d'interessante da dire. I soliti errori politici e i disastri naturali esagerati. Anche lui parla in modo strano. Ci sono parole che Ted non capisce, sebbene siano perfettamente chiare nel contesto. Ad un certo punto il conduttore menziona la visita del primo ministro argentino in Britannia. Arriva a Londonium, esce dal suo stratoplano. Per Ted è semplicemente come qualsiasi vecchio aereo, sebbene lui si meravigli delle ali corte.

Il primo ministro argentino ha l'aspetto di un qualunque politico. Indossa un completo a righe blu scuro. Sorride benevolmente, con tutti i denti. Parla con i politici del luogo. Ha una farfalla nel bavero. Non c'è niente di bizzarro o strano in lui.  

Ted spegne l'apparecchio e va a dormire. Domani ci sarà un altro viaggio nel passato. Come scrive Borges, non c'è coincidenza. Ciò che chiamiamo coincidenza è la nostra mancanza di conoscenza del complesso meccanismo della causalità.

Testo segnalato da: Buràn
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