Impronte
di Sarah Brown, U.S.A.
(traduzione di Laura Bevilacqua)



Io e mia madre siamo sedute sul pavimento della stanza che un giorno sarà di Stephen, ma lui ancora non è nato, sicché è la mia stanza dei giochi e c'è una cucina giocattolo, due seggioline e un tavolo colmo di carta e di matite.

Mentre io esprimo dei desideri, mia madre li disegna in un bloc notes a spirale con un pennarello magico.

Lei è vestita elegantemente, io sto distesa in terra a pancia in giù, ho il mento tra le mani e un tappeto mi copre le gambe nude.

Dico: "Fammi un pozzo dei desideri e una ragazza accanto" e poi osservo lei che traccia le pietre grigie disposte in cerchio, con mano sicura, senza errori.

Ha appena disegnato il braccio e la mano di una ragazza con le unghie laccate di rosso, quando all'improvviso suona il telefono, e lei lascia cadere il pennarello e corre nell'altra stanza.

Riesco a sentire dalla sua voce, dolce e bassa, che è mio padre che la chiama dall'ufficio. Poggio la testa sul braccio disteso accanto alla spirale del bloc notes e rimango a guardare il pozzo dei desideri, mentre ascolto il mormorio della voce di mia madre che mi giunge dalla stanza accanto.

Non ha mai finito quel disegno.

È rimasto sul retro di quel bloc notes insieme alla mia roba da disegno.

Allora erano già sposati da dieci anni eppure ancora, allo squillo del telefono, saltava su come una ragazza innamorata.

***

Laura mi riporta in macchina a casa dopo la festa. Sono passate 4 settimane da quando ho rotto con lui e mi sento veramente sollevata all'idea di non dover tornare da sola e lottare col fatto che lui mi manca da morire.

Ogni venerdì e sabato notte andiamo tutti al bar e là facciamo andare il juke-box con i dischi dei Ramones, ci raccontiamo storie e qualche volta ci baciamo dentro i bagni, e poi torniamo a casa da soli, con addosso i jeans che puzzano di fumo. Ma questa notte seguiamo la macchina bianca di un ragazzo ad un party dopo che il bar ha chiuso, e finisco in un salotto estraneo e buio, guardando il tizio che chiacchiera con una tipa. Qualcuno accende una lampada rossa e all'improvviso sono arrabbiata, pronta ad andare via. Laura fa un po' di volte il giro del palazzo con la macchina e tutt'e due cantiamo ripetutamente la stessa canzone, io gridando e sputando fuori le parole. Quando infine rientro a casa non mi importa nemmeno di chiudere a chiave la porta. In ogni caso è di vetro.

***

Sono i primi di luglio. Ho 25 anni e io e lui facciamo il bagno senza costume a notte fonda nella piscina a casa di qualcun altro. La superficie dell'acqua è color viola, con piccole onde nere, e non c'è luna. Il giorno è stato così afoso che l'acqua è calda come un brodo, ma c'è brezza e profumo di agrifoglio. Stiamo in piedi appoggiati al muro di pietra nell'angolo, e le piastrelle rotte mi graffiano la pelle. Dopo, galleggio sulla schiena, a braccia larghe, gli occhi al cielo, finché non mi addormento. Anni dopo al telefono, a notte fonda, mi chiede se ricordo quella notte. Dice:" Eri come vapore sull'acqua... non ho fatto altro che respirare su di te". Io sbatto le palpebre, nel buio della mia stanza, sorpresa di sapere che lui era lì.

Testo segnalato da: Laura Bevilacqua
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