GPS
di Jaime Rubio, Spagna
(traduzione di petarda)
Fermò l'auto e allungò il braccio per spegnere il gps, ma il gps gli disse: "Apra la portiera ed esca dall'auto", cosa che gli parve sufficientemente logica da dar retta all'apparecchietto. Di più: decise di portarselo dietro, in modo da non perdere nessuna di quelle indicazioni così sensate, che fanno risparmiare tempo e arrivare prima e meglio. "Esca dal garage". Certo, come no. Era già notte. Capita, in inverno e dopo le ore di straordinario.
"La prossima a sinistra".
Lui preferiva andar dritto, gli era sempre sembrato che passando per la piazza si allungasse la strada, però l'apparecchio probabilmente sapeva il fatto suo.
"Giri a destra".
Era una voce strana, quasi sgradevole, molto da macchina. Chiaro, era una macchina. Anche se si supponeva che fosse una voce femminile. Si chiamava Sandra. Si poteva pure configurare perché parlasse un uomo di nome Toni. Se li immaginava come una coppia piuttosto ben assortita. Toni si occupava della casa e magari invidiava Sandra, che andava a lavorare ogni giorno, a dire a quello sconosciuto quali strade doveva prendere. Ma anche Sandra invidiava Toni, che aveva tutto il giorno per sé e non doveva sopportare gli ingorghi, i cantieri imprevisti e non programmate, o che il conducente (il capo, in fin dei conti) non facesse caso alle sue indicazioni.
Comunque.
"Inizi a tirar fuori le chiavi, è quasi arrivato al portone".
Quanto buonsenso. Incredibile quello che si inventano i giapponesi. O gli americani. O gli olandesi. O quel che sono, chiunque siano. Sul portone incontrò un vicino di casa.
"Chiami l'ascensore".
È incredibile quel che si inventano i giapponesi, disse al vicino, che fece solo sì con la testa e cercò di non guardarlo in modo troppo strano o troppo a lungo.
"Scenda, è arrivato a casa", e scese, lasciando nell'ascensore il tizio del settimo piano.
"Apra la porta. Saluti sua figlia che sta studiando".
Ciao, ancora sui libri?
Domani ho un esame.
"Saluti suo figlio che gioca con la playstation".
Ciao, stai di nuovo giocando?
Ho già fatto i compiti.
Sì, ok, come sempre.
"Saluti sua moglie che sta guardando la televisione".
Ciao, come va?
Cosa fai in casa con quel coso lì?
Vado a cambiarmi.
Mi sembra improbabile che tu ti perda per casa...
Non si stava perdendo, ma continuò a dar retta all'apparecchio. "Ceni".
E cenò.
"Guardi la serie televisiva. No, non quella lì, quella sull'altro canale".
E la guardò.
Ma cosa t'è preso con quell'affare?
Non me ne parlare, che 'sto coso è incredibile. Quel che si inventano gli americani.
"A letto".
E forza, a dormire.
"Si svegli".
Erano le tre e un quarto di notte. Cazzo, si era dimenticato di spegnere il gps. Che roba.
"Scenda dal letto".
Ma abbassa la voce, che svegli tutti.
"Scenda dal letto".
E si alzò.
Dopo qualche minuto non sapeva più cosa fare. Il gps era scarico e il caricatore non funzionava. Sandra si era ammutolita.
Decise di fare un caffè, per vedere se gli si chiarivano le idee e riusciva a pensare.
Gli venne fuori schifoso.
Guardò la tazza. Logico che il caffè fosse così cattivo: la tazza era macchiata di sangue. Andò in cucina. Anche la caffettiera. E il coltello.
Come se non bastasse, il maledetto gps non si accendeva nemmeno a pagarlo.
Testo segnalato da: petarda
Link al sito dell'autore:
Qui