Amore e pistole
di Santel Phin, Cambogia
(traduzione di Rossella Cirigliano)



Il fatto che tu fossi tornato in Cambogia non ci sorprese molto: fin da quando avevi deciso di intraprendere gli studi di letteratura Khmer, a Parigi, eravamo certi che un giorno saresti ritornato qua.

Avevi sognato di poter scrivere una storia d'amore ambientata in Cambogia. Avevi provato vergogna quando, dopo aver fatto ricerche in tutte le biblioteche del mondo, eri riuscito a trovare solo libri di genocidi, sangue, sopravvivenza. Volevi che il mondo scoprisse un libro diverso sulla Cambogia. Ed è per questo motivo che sei tornato in questo paese: per scrivere un libro.

Ma che tipo di storia d'amore potevi scrivere? C'erano solo cronache di incidenti e rapporti di polizia su omicidi e crimini. Il paese stava ancora soffrendo per la povertà. La gente doveva pensare a sopravvivere, non aveva tempo di pensare all'amore o a cose del genere.

Si diceva che in Cambogia potevi fare l'amore con qualsiasi tipo di donna. Potevi invitare le cameriere delle birrerie o le ragazze del karaoke per una "zuppa notturna", un codice segreto di invito se non osavi essere più esplicito. Potevi anche avere nel tuo letto la cameriera di un ristorante, se avevi conoscenze. Potevi persino chiedere che una studentessa di scuola superiore o una venditrice del mercato salisse nella tua stanza, se avevi conoscenze. Potevi anche avere una cantante o stella del cinema a illuminarti la notte, se avevi conoscenze. Dipendeva da quanto avevi in tasca. Questo paese era accecato dai soldi.

Provasti allora ad allontanarti da tutto questo e a frequentare i bar del centro, specialmente il "Cuore di tenebra", un piccolo locale all'angolo di Pasteur Street.

Fu allora che conoscesti Sam.

Sam lavorava per un boss della mafia di Taiwan. Gli chiedesti perché avesse scelto quel lavoro: ti rispose che non aveva scelta. Aveva molti debiti da pagare, dopo aver perso tante scommesse sulle partite di calcio, e il boss gli aveva prestato una somma di denaro per estinguerli.

Sam era venuto dalla campagna per lavorare in città, perché la risaia non produceva riso sufficiente per mantenere la famiglia. Aveva iniziato a lavorare in città due anni prima, in un'officina. Ogni mese mandava tutti i soldi che guadagnava alla moglie. Aveva commesso l'errore di scommettere sulle partite di calcio, sperando di poter tornare a casa con qualche soldo in più in tasca: non immaginava che il gioco glieli avrebbe fatti perdere tutti.

Negli ultimi tre mesi non aveva più mandato a casa né soldi, né notizie. La moglie Sim era preoccupata per lui ed era venuta a cercarlo. Sam e Sim erano cresciuti insieme nella stessa famiglia. Sam era un orfano. Da quando i suoi genitori erano rimasti uccisi durante il regime dei Khmer rossi e la famiglia di Sim, di ritorno al villaggio dopo il 1979, lo aveva trovato per strada, era vissuto con loro.

Sam era un uomo serio e fu proprio per le sue qualità che, al compimento dei vent'anni, la famiglia di Sim lo aveva fatto sposare alla figlia. Sposa a soli diciotto anni per sua volontà, oltre che per decisione dei genitori, Sim non sapeva niente dell'amore, non sapeva cosa avrebbe dovuto fare dopo il matrimonio. Per i primi tre mesi Sam non riuscì ad avvicinarsi a Sim: cadeva dal letto ogni notte nel tentativo di avvicinarsi alla moglie. Non avevi idea di come Sam fosse riuscito a far l'amore con sua moglie. Non avevi idea di quello che fece, perchè finalmente Sim acconsentisse a far l'amore con lui. Sapevi solo, per sentito dire, che questo succedeva spesso con alcune donne di campagna, del tutto ignare dell'amore.

Sim sapeva coltivare il riso. Sapeva allevare le mucche. Sapeva pulire la casa. Sapeva cucinare. E cucinava molto bene. Si svegliava alle quattro di mattina per cucinare. Sapeva fare anche altre cose. Ma c'erano cose che non conosceva. Non sapeva perché era triste dopo che suo marito l'ebbe lasciata per andare a lavorare in città. Non sapeva perché era triste quando vedeva che il marito non ritornava a casa: non se ne rendeva conto.

«Ma almeno lo ami, tuo marito? » le chiedesti dopo averla conosciuta.

«Non lo so. Non so cosa dire. Non conosco l'amore. Non so come esprimermi, come amare.»

«Ma perché sei venuta a cercarlo?»

«Mi preoccupo per lui.»

«Quindi, questo significa che un po'ci pensi a lui, immagino.»

«Sì, penso a lui tutto il tempo, tutta la notte. Voglio che ritorni a casa. Lo voglio vicino a me per aiutarmi a coltivare il riso, allevare le mucche e a fare altri lavori.»

«Ma non provi il desiderio di baciarlo, per esempio? O piuttosto di rassicurarti sul suo amore? O di sentirgli dire parole d'amore?»

«Non conosco tutte queste cose. Non mi ha mai parlato con parole d'amore. Neanche io so come dire grandi cose. Non so.»

«Penso che tu lo ami molto. Lo vedo in te, questo amore.»

«Non lo so. Voglio che lui torni a casa da me. E ci serve pure una pompa dell'acqua.»

«Perché vi serve una pompa?»

«Perché la pioggia non scende più dal cielo. Non c'è abbastanza acqua nella risaia. Una pompa è necessaria. Altrimenti, il riso morirà.»

Dopo alcuni mesi, d'improvviso Sam lasciò sua moglie con te senza dirti il motivo. Sapevi solo che aveva un compito importante da eseguire, quella sera. Disse che sarebbe stato l'ultimo lavoro, l'ultimo debito da saldare per il boss. Se avesse avuto successo, sarebbe ritornato in campagna con sua moglie.

Dopo che suo marito se ne fu andato, Sim non riuscì a mantenere la calma. La sua preoccupazione divenne sempre più intensa mentre il tempo passava.

Camminava da destra a sinistra, da sinistra a destra. Veniva da te e ripeteva le stesse domande: «Dov' è ora? Perché non è ancora tornato?»

Non sapevi come aiutare questa donna, ma non volevi nemmeno vederla piangere.

D'un tratto ti venne in mente un posto dove speravi sarebbe riuscita a calmarsi. La portasti al monastero di Dangkal, un posto dove di solito la gente pregava affinché capitassero belle cose e fossero elargite benedizioni ai propri cari.

Così fece Sim: pregò per Sam. Si diceva che il dio Dangkal fosse un bravo padre: qualsiasi cosa chiedesse la gente, si avverava grazie alla sua magnanimità. Non credevi in dio, ma quando vedesti Sim pregare, anche tu pregasti con lei. Speravi che Sam sarebbe ritornato sano e salvo e avrebbe riportato sua moglie in campagna.

Dopo aver finito di pregare, la accompagnasti in giro con la macchina per calmarla un po'. Cercava suo marito in ogni strada; non si stancava di guardare in ogni angolo, sperando di vederlo. Non si fermava neanche un minuto per riposarsi. La vedevi nei suoi occhi, la profonda preoccupazione per il marito.

Dov'era?

Era una domanda a cui non potevi rispondere. Alle due di mattina riuscisti a condurre Sim a casa. Era stanca, ma non voleva andare a letto. Si assopì nell'ingresso, aspettando di poter aprire la porta per il marito. Neanche tu volevi dormire, volevi scrivere qualcosa su questa donna. Ti commuoveva molto, con i suoi silenzi, i suoi sentimenti che non sapeva descrivere. Ma come potremmo descrivere l'amore?

Qualcuno bussò alla porta. Sim si svegliò e andò per prima ad aprire alla porta. Era Sam, finalmente. Grazie a dio era ancora vivo, un largo sorriso sul volto. Sim abbracciò forte il marito. Questi voleva partire immediatamente, prendere un taxi e andare dritto in campagna. Dopo averli presi dalla tua camera, gli offristi 200 dollari, che subito rifiutò. Sapevi che avrebbe rifiutato, così gli dicesti che avresti scritto una storia su sua moglie e che quello sarebbe stato il compenso per lei, musa ispiratrice. Supponevi che 200 dollari sarebbero bastati per comprare la pompa idraulica per la risaia. In cambio, Sam ti diede la sua rivoltella. Non volevi accettarla; ma se avessi rifiutato, non avrebbe accettato i tuoi soldi.

«Che tipo di storia scriverai su di me?» Sim ti chiese prima di andarsene. «Una storia d'amore.»

La mattina dopo andasti a bere un caffè, come al solito, nel ristorante in Sisowath Quay. Lo scopristi per caso dando un'occhiata alla prima pagina di un quotidiano. Diceva: "Cinese assassinato stanotte". Gli avevano sparato tre colpi di rivoltella. Ti fece venire in mente qualcosa. Controllasti le pallottole rimaste nella rivoltella che Sam ti aveva dato: ne erano rimaste solo altre tre.

Testo segnalato da: Buràn
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