La frontiera
di Anonimo, Messico
(traduzione di Vanessa Figliomeni)
Da bambino mio padre mi raccontava com'era attraversare la frontiera. Doveva correre nell'oscurità e nascondersi nei cespugli. Mi mostrò una cicatrice sulla barba per la bastonata che gli diedero i Texas Rangers la volta che lo misero in cella per tre mesi senza che potesse comunicare con nessuno. Una volta riuscì ad attraversarla e stava lavorando in un allevamento avicolo a San Diego. La Migra(1) arrivò in elicottero e inseguì i braccianti per molti chilometri; poi atterrò, mio padre cadde a terra a causa del vento forte e lo presero.
Durante la mia infanzia, di tanto in tanto bussavano alla porta a mezzanotte; i miei genitori si affacciavano e incassavano una busta con dei soldi. Dopo si andava verso l'auto a salutare uno zio o un amico appena arrivato.
Mi è rimasto impresso un incidente che successe quando eravamo a passeggio a Escondido, dove mio zio curava un orto di molti ettari. Siccome la Migra faceva retate nelle case (in realtà non erano esattamente case, ma magazzini dove dormivano gli immigrati), i braccianti dormivano negli aranceti.
Un giorno stavamo pranzando con parenti e amici in un terreno di fronte all'orto quando all'improvviso la Pattuglia di Frontiera arrivò coi cani. I braccianti uscirono dagli aranceti e i cani li inseguirono. Attraversai la strada correndo, ma mio padre mi raggiunse e mi trattenne. Ci abbracciammo e scoppiai a piangere vedendo che arrestavano i contadini e li caricavano su una camionetta bianca.
Di ritorno a Los Angeles mio padre mi disse che siccome la stagione era già alla fine, i padroni preferivano chiamare la Migra per far rimpatriare i lavoranti e non doverli pagare. Così risparmiavano.
Se vi racconto tutto questo è perché vi rendiate conto quanto è stato pesante per me vedere come soffriva la gente che attraversava la frontiera. Scrivendo questa lettera, una furia incontrollabile mi arde nelle vene e mi sussulta il cuore dalla voglia di strangolare questo sistema, di togliergli il fiato una volta per tutte.
Arrivati a XX, ci dissero che 14 persone erano morte disidratate nel deserto. Non era la prima volta che lo sentivo, ma nel caldo barbaro di quella città ho sentito maggiormente la sofferenza della gente. Da parte sua, la Pattuglia di Frontiera era in piena campagna pubblicitaria. Sulle prime pagine di tutti i giornali si parlava degli "angeli custodi" della Pattuglia di Frontiera, che si presumeva salvassero gli immigrati dai coyote(2) e dagli estremi della calura e del freddo alla frontiera militarizzata.
Più tardi, in quella stessa settimana, mi resi conto che in realtà conoscevo molto poco delle pene terribili che sopportavano i clandestini nel viaggio fino a Nord.
Iniziammo il tragitto dalla periferia della città di frontiera di XX. Camminammo in salita per 10 minuti. Dal sentiero di campagna vedemmo un paesaggio bellissimo, ma dietro ai cespugli c'era un fossato e, inoltrandoci fino in fondo attraverso gli arbusti spinosi, trovammo tracce di clandestini: una maglietta tra le pietre, una bottiglia d'acqua, un paio di scarpe.
Ci dissero che era una cosa molto comune trovare scarpe e abiti. Generalmente le scarpe sono molto eleganti, ma internamente sono distrutte. Poiché la gente affronta diversi giorni di cammino in acqua, le scarpe imputridiscono all'interno e le suole si deteriorano. Tocca proseguire il cammino senza scarpe. Trovare indumenti è altrettanto diffuso. La gente indossa molti vestiti e se li toglie nel deserto. Così quando arriva in un paese o in una città non attira l'attenzione con abiti sporchi. A volte si trova biancheria intima da donna, perché un coyote, un cacciaimmigranti o un agente della Pattuglia di Frontiera l'ha aggredita.
Troviamo bottiglie d'acqua lungo un sentiero che conduce al luogo in cui i coyote raccolgono la gente. Certo la natura è davvero bella - i cactus e il sole brillante - ma come sarà correre attraverso quei cespugli nell'oscurità? La nostra guida ci raccontò che alcune persone hanno tagli sul viso e le braccia, dopo una notte nel deserto. Ci disse anche che generalmente ognuno carica quattro litri d'acqua, che devono bastare per sette giorni. Così che nella migliore delle ipotesi troviamo queste bottiglie vuote perché è finita l'acqua. Indicò le colline in lontananza e disse che a volte coi binocoli si vedono i razzisti cacciaimmigranti con i berretti che dicono "Cacciatore di Forestieri" e le carabine. Si siedono sulla collina e aspettano che i clandestini vengano fuori dal fossato. Loro si nascondono di giorno, restando stesi a terra per ore.
Ci dirigemmo in un altro posto e nel cammino vedemmo delle torri con sensori per individuare i clandestini e una videocamera per filmarli quando attraversano la frontiera. Passammo anche in un parcheggio di auto. Ci dissero che se si dà un passaggio a una persona senza documenti e si viene fermati, sequestrano l'auto. In accordo con la legge possono sequestrarla e si perdono mesi nei tribunali per recuperarla. Molte volte la vendono all'asta.
Comunemente i clandestini si nascondono tra i cespugli mentre i compagni escono a comprare da mangiare. Mettono insieme i soldi e sistemano in modo presentabile un compagno che andrà in negozio a comprare cibo e acqua per gli altri. Tutti conoscono questo posto, ma la Pattuglia di Frontiera non fa retate qui. Perché no? La nostra guida spiegò che ci prendono gusto a cacciare i clandestini. Stazionano vicino agli accampamenti e aspettano che abbiano fame e sete e non possano più restare nascosti. Quando escono li catturano. Raccontò che una signora che viaggiava col suo bambino aveva trascorso quattro giorni in un fossato. Ma al secondo giorno il bambino ebbe la diarrea a causa della disidratazione, perché avevano finito l'acqua. Non potevano uscire dal fossato perché la Pattuglia di Frontiera era lì, ma al quarto giorno la signora uscì correndo con suo figlio e la presero. Non portarono il bambino in ospedale; li trattennero entrambi per due giorni e li rimandarono in Messico.
Arrivammo ancora in un luogo in cui la ricchezza convive con la miseria: in un club di golf vedemmo alberi e un prato molto verde, accanto c'erano i fossati dove si nascondono i clandestini. Si coprono con scatole di cartone per proteggersi dal caldo. In questo posto hanno trovato molta gente disidratata. Si nascondono nei fossati senz'acqua e proprio di fianco i proprietari del club irrigano il prato tutti i giorni.
Scendemmo fino al fiume e ci dissero che i clandestini lo attraversano finché non raggiungono la strada. È molto inquinato perché da questo lato si gettano le acque nere e dall'altro i pesticidi e gli agenti chimici degli stabilimenti di assemblaggio. Per questo i clandestini non possono bere l'acqua e a volte si ammalano per aver attraversato il fiume. Devono cambiarsi i vestiti quando escono da quell'acqua lurida. Nella stagione delle piogge, il fiume straripa e annegano.
Infine arrivammo in un posto dove fino a poco tempo prima c'erano stati degli immigranti. Sul suolo vedemmo alimenti: scatole di tonno, nachos, tortillas e acqua. A volte devono uscire di fretta e lasciano alcune cose: uno zaino, una maglietta, cibo.
Viaggiano per sette o dodici giorni fino a giungere sulla strada, dove li raccoglie il coyote, però a migliaia non arrivano perché muoiono nel deserto o vengono catturati dalla Pattuglia di Frontiera. Le autorità non rendono noto quanti agenti della Pattuglia di Frontiera stazionano nella zona perché la frontiera è una "zona di guerra".
(1) Migra è un termine gergale con cui si indica comunemente la Pattuglia di Frontiera che dipende dall'INS (Inmigrations and Naturalizations Service) la parola Migra deriva da un'aferesi e sincope di questa sigla (N.d.T.).
(2) Nel Sud America, i coyote sono contrabbandieri che aiutano ad attraversare la frontiera in maniera illegale (N.d.T.).
Testo segnalato da: Buràn
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