Il giorno delle elezioni
di Firas Georges, Iraq
(traduzione di Sabrina Calandra, riduzione di Buràn)



Venerdì 28 gennaio 2005
Mi sono svegliato per l'esplosione che ha colpito la centrale elettrica di Dora, e per altri rumori poco rassicuranti, ma sapevo che era l'ultimo giorno in cui potevo uscire dal quartiere e così sono andato lo stesso fuori per procurare del carburante per la mia auto, per il generatore e per i caloriferi a kerosene della casa. Le strade erano praticabili e non affollate. Mia moglie mi ha chiesto di non andare al lavoro, domani, ma dovrò andare per forza, e poi l'ufficio non è così lontano da casa. Ho chiesto invece agli impiegati che abitano distanti di non venire a lavorare.

Sabato 29 gennaio 2005
Ci siamo svegliati agli spari delle mitragliatrici, molto vicini a casa nostra, e non abbiamo sentito i soliti suoni delle auto nella vicina strada principale. Sono andato sul tetto della nostra casa per scoprire che le strade erano state chiuse dalla polizia e dalle forze armate irachene, e i colpi erano sparati in aria per avvertire gli autisti che dovevano tornare a casa o nei propri quartieri. Tutte le aree di Baghdad erano chiuse e nessuno era autorizzato a muoversi fuori dalla propria zona. Nel fare qualche acquisto in macchina all'interno del quartiere, sono stato seguito da un'auto della polizia che si assicurava di dove stessi andando, ma è stata una giornata molto tranquilla, a parte gli spari di avvertimento. Sono sicuro che anche domani, giorno delle elezioni, tutto sarà tranquillo. Mentre stavamo guardando la propaganda elettorale in TV, mia figlia di 5 anni si è rivolta a me e mi ha detto "Papà, dobbiamo votare".

Domenica 30 gennaio 2005
Finalmente è il gran giorno. Al risveglio, suoni lontani di mortai, ma mi sono vestito, ho bevuto il mio tè e sono andato al centro elettorale da solo, pensando che non sarebbe stato sicuro portare mia moglie con me, almeno di mattina. Erano le 9.30 e il centro era chiuso, non capivo perché. Quando ho chiesto alla gente radunata lì mi hanno risposto che il centro era stato spostato in un'altra scuola (che era anche più vicina a casa mia). Sono andato a casa dei miei suoceri per un caffè, e più tardi sono andato al centro elettorale, affollatissimo di vecchi, giovani, persone istruite, analfabeti, uomini, donne. C'era una signora molto anziana che veniva con la sua famiglia, due di loro l'aiutavano a camminare e un terzo portava una sedia per quando era stanca, e per la prima volta ho visto gli iracheni stare ordinatamente in fila, in attesa che gli impiegati del centro completassero il trasloco alla nuova sede. Alle 10.30 sono iniziate le operazioni di voto. Siamo entrati, per poi trovarci di fronte al fatto che molti dei nostri nomi non erano registrati. Abbiamo chiesto al responsabile degli impiegati di fare qualcosa, avevamo tutti i nostri documenti e avremmo voluto votare dove ci eravamo registrati ma le strade erano chiuse, e adesso pretendevamo di votare secondo la procedura dell'impronta digitale dell'indice destro, altrimenti avremmo inoltrato una protesta ai suoi danni. Se non mi avessero lasciato votare, avrei scritto il numero di lista del candidato che avevo scelto su un pezzo di carta e lo avrei messo nell'urna e mi sarei lamentato formalmente di lui, questo è esattamente ciò che ho detto a quell'uomo e molta gente era d'accordo con me. Così l'uomo ha telefonato ai suoi superiori e dopo pochi minuti ci ha detto che dovevamo esibire un qualche documento iracheno e votare dopo aver passato l'indice nell'inchiostro, e tutti lo abbiamo fatto con orgoglio. E' stato un giorno che molti di noi ricorderanno per anni a venire.

Più tardi, verso le 13.30 ho portato al centro mia figlia e mia moglie, perché anche lei potesse votare; il centro era meno affollato e le cose andavano lisce e tranquille. Le auto non potevano viaggiare, e siccome era la nostra prima occasione per una passeggiata dopo cinque anni da quando mia moglie era rimasta incinta, dopo il voto abbiamo continuato a camminare per 45 minuti. Al ritorno verso casa, passando davanti al centro elettorale, siamo rimasti scioccati al vedere centinaia e centinaia di persone che avevano camminato per miglia per venire a votare, ed era evidente che erano contenti di averlo fatto.

Molte persone sono morte oggi mentre votavano. Ora sono le 19.00 e i media dicono che circa 36 persone sono morte per attacchi terroristici, forse di più. A Baghdad hanno usato un bambino mongoloide (un bambino con una malattia mentale) per uccidere alcune persone in un centro elettorale. E' morto anche lui.

Un terrorista suicida si è fatto esplodere mentre un poliziotto lo perquisiva prima di farlo entrare in un centro elettorale.

Un vecchio è morto di infarto dopo aver votato.

Molti terroristi di varie nazionalità sono stati catturati: un Siriano, un Sudanese e anche un Ceceno.

Le cose sono andate bene, in altri posti, e la gente è andata a votare in gran numero anche a Falluja. Nessuno si aspettava quel numero di votanti. Mi sentivo spaventato questa mattina, quando sono andato a votare; ora le cose sono cambiate e mi sento forte e pronto a combattere i terroristi perché so per certo che il numero di Iracheni che saranno alle mie spalle spaventerà i terroristi e condurrà questo Paese alla prosperità.

Testo segnalato da: Buràn
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