Un ebreo davvero di merda
di Ari Miller, Israele
(traduzione di La Fornarina)
Può anche darsi che io sia il peggiore ebreo che si possa immaginare. Sarebbe utile se un Rabbino chassidico lo confermasse, e tuttavia la questione non cambierebbe un granché, resterei in ogni caso un ebreo di merda.
La maggior parte delle persone, specialmente gli amici, che leggeranno queste righe, senza dubbio attribuiranno questa mia autoflagellazione al fatto che non osservo la Legge giudaica, il kashrut(1), lo Shabbat, il mezuzah(2) e l'invidia.
Oppure mi si potrebbe far notare che non sono poi così male, come ebreo, contrariamente a quanto penso, visto che vivo in Israele, non commetto bestialità e indosso i tefillin(3) ogni mattina.
Ma il mio status di ebreo di merda non ha nulla a che fare con il fatto che io osservi la vera Legge, di cui francamente non mi frega niente. No, io sono un ebreo di merda perché appartengo alla quinta, o forse sesta generazione americana. I miei antenati, tutti dell'Ucraina per quanto ne so, sono arrivati in America molto tempo fa e hanno perso l'occasione di vivere la quintessenza dell'esperienza ebraica europea, meglio nota come Olocausto.
Insomma, sono un ebreo di second'ordine perché non ho parenti morti per mano dei nazisti.
Nazi fottuti, giusto?
A nessuna riunione di famiglia, sia da parte materna che paterna, c'erano vecchi ebrei dal naso aquilino e con numeri sull'avambraccio che nascondevano avanzi nelle loro giacche o nelle loro borse nella speranza di essere preparati per quando i nazisti sarebbero venuti di nuovo - un fatto, questo, di cui i miei inesistenti antenati sarebbero stati assolutamente certi.
Ho perso l'opportunità di avere un legame con quella che è l'Esperienza ebrea per definizione da quando dio ci ha eletto come suo popolo. Una condanna che ha ossessionato ogni ebreo in ogni luogo (specialmente me), ma di cui solo pochi fortunati sono stati in grado di testimoniare la più tragica delle manifestazioni.
A tutti gli effetti la mia famiglia potrebbe essere stata quel gruppo di Africani che, non trovando l'albero giusto da cui estrarre il legno per farne un tamburo, decise allora di emigrare in America in cerca di una vita migliore, con il risultato di saltare per intero i passaggi intermedi. Ridicolo!
E la verità è che non si può tornare indietro. Non c'è niente, nessuna esperienza comparabile che possa permettermi di rimediare alla perdita dell'Olocausto.
Potrei dire alla gente che sono un rispettabile Mizrachi(4). Ma non sarebbe giusto. E comunque anche loro hanno conosciuto un certo tipo di Olocausto e a nessun ebreo ashkenazita importa un accidente. E io non voglio compensare un Olocausto fingendo di avere un legame con una sua ancora più merdosa riedizione.
Non importa quante volte possa guardare Schindler's List o calpesti il suolo dei campi di concentramento di Auschwitz, Trebllinka, Ramah, o Terezin, io rimarrò con questo handicap permanente. La mia completa mancanza di un legame famigliare con l'Olocausto. E, temo, questa è l'unica, la più grande causa del mio violento antisemitismo, cosa che fa di me un Ebreo davvero di merda.
(1) Kashrut: l’insieme delle norme ebraiche per l’alimentazione, equivalente di kasher
(2) Mezuzah: La Mezuzah è un astuccio contenente una pergamena sulla quale sono scritti due paragrafi dello Shemah (Deuteronomio 6:4-9 e 11:13-21) che ricordano l’amore per Dio e per il suo insegnamento
(3) Tefillin: scatolette cubiche di cuoio che gli Ebrei portano durante la preghiera del mattino
(3) Mizrachi: associazione sionista
Testo segnalato da: Buràn
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