L'infinito teorema delle scimmie
di Marshall Moore, Corea
(traduzione di Rossella Cirigliano)



Uno.
In teoria, avrebbe dovuto essere semplice.
Jahvé è una divinità a cui piace scommettere. Cattiva come Lucifero, a volte. Se non mi credete, guardate l'ornitorinco dal becco d'anatra. Jahvé perse, quella volta, e perse anche l'anatra, ma questa è un'altra storia. Lucifero alleva un migliaio di ornitorinchi nella sua riserva privata sulla costa del Lago del Fuoco. Ogni volta che ha bisogno di distrarsi, visita il suo serraglio. Ha ordinato ai custodi dello zoo di verniciarli con colori sgargianti: rosa forte, arancione nasturzio, lilla, azzurro oltremare. Alcuni hanno luci lampeggianti fissate nel becco. Uno non sa se esserne spaventato o divertito o entrambe le cose. Lucifero sarà pure stato cacciato dal Paradiso, ma ciò non ha influenzato il suo senso dell'umorismo. Anzi.
Le due divinità stavano discutendo davanti a un caffè a Madrid, in un locale all'aperto a Chueca. Quel giorno Jahvé prese le sembianze di uno yuppie madrileno, un giovane uomo d'affari con una forte abbronzatura della Costa Brava, i capelli impomatati all'indietro, occhiali da sole, elegante vestito italiano e mocassini di Ferragamo. Per salvare le apparenze, fingeva di leggere il Financial Times. (Se c'è qualcuno per cui i quotidiani sono inutili, quello è Jahvé). Lucifero copiò esattamente l'aspetto di Jahvé, fino al ciuffo di peli blu sul collo.
"Smettila con le stronzate" disse Jahvé.
"Come vuoi".
La trasformazione non fu notata dai mortali intorno a loro.
Lucifero divenne un tarchiato dirigente americano medio con un vestito confezionato in serie, troppo stretto in vita e troppo largo sulle spalle. Un ciuffo di capelli a ferro di cavallo gli incoronava la cupola a chiazze della testa. La cravatta a forma di pesce sembrava strangolarlo.
Sì, stavo spiando. Molti di noi lo fanno. A quei due non importa molto. Quando vogliono, possono agire in segreto. Pochi riescono a seguire il loro andirivieni. In tutti gli altri casi, è uno spettacolo. Sono esibizionisti all'ennesimo livello. Non c'è mai stato un pantheon più ostentato, fatta eccezione per le divinità greche, un po' schizofreniche dopo essere state adottate dai Romani. Dio ama catturare l'attenzione del pubblico, mentre il Diavolo si differenzia solo in quanto preferisce far pagare l'ingresso.
"Ho una scommessa" disse Lucifero.
"Gli occhi mi cominceranno a sanguinare se non cambi subito aspetto".
"Medi-tatore, guarisci te stesso. Se sei in grado di separare le acque del Mar Rosso, puoi anche gestire pochi capillari rotti".
"Mi stressi" disse Jahvé.
"Vuoi sentire la mia scommessa o no?"
"Posso evitarlo?"
"No".
"Allora dimmela" disse Jahvé, con un immenso sospiro. Essere l'Onnipotente deve essere estenuante: l'aver inventato l'entropia non lo dispensa da questa. È piuttosto in forma, ma posso dire che non vede l'ora di andare in pensione. Qualsiasi aspetto adotti, conserva sempre quell'aria trasandata, distaccata. "Dopo l'insalata ho da fare: nove o dieci milioni di preghiere da ignorare, due o tre a cui rispondere e un nuovo universo da creare".
"Ricordi quel vecchio teorema delle 10.000 scimmie?"
"Sono stato io il primo ad averlo enunciato". Jahvé finì il suo caffè, allontanò da sé la tazza e aggrottò la fronte: l'espresso riapparve. Lo sguardo addolorato sulla sua faccia lasciò il posto a un misto di presunzione e sollievo. "E il numero originario era sei. Dati tempo e macchine da scrivere sufficienti, avrebbero prodotto poesie e sonetti personali, non l'intera opera di Shakespeare".
"Per essere divino, sei profondamente ottuso. Atteniamoci alla scommessa. Al di là del numero e della dotazione, dovresti sapere che l'ipotesi non è mai stata verificata…"

Due.
In pratica, non fu semplice per niente.
Tanto per cominciare, c'era il problema di far loro trovare un accordo:
"Dicendo sei scimmie, cercavo di comunicare un'idea precisa. Diecimila non sarebbero sufficienti" disse Jahvé. "Statisticamente, non ha senso".
"Per diecimila anni? Sei sicuro?"
"L'ho inventata io la statistica. Certo che sono sicuro. E da dove è venuta fuori questa stronzata dei 10.000 anni? Ho detto infinito. Proprio come sono io".
Non è un segreto che Jahvé possiede quello che gli umani chiamano patologia della personalità multipla. Un vantaggio in più ad essere divino è che quando le voci in testa gli dicono che è Cristo, hanno proprio ragione.
"Diecimila scimmie non basteranno" insistette Jahvé. "Gesù e lo Spirito Santo sono d'accordo".
"Un genuino coro di dissenso" Lucifero sbadigliò. "Di' ai tuoi sostenitori di andare a farsi fottere. Diecimila scimmie per diecimila anni. Le opere intere di Shakespeare".
"Un milione" disse Jahvé. "Non diecimila. Un milione. Dopo tutto, le ho create io. Conosco le loro capacità intellettuali. Non farò una scommessa che non ho possibilità di vincere. Un milione di scimmie per un milione di anni. Le intere opere accreditate di William Shakespeare. Non è irragionevole".
"È eccessivo".
"Dimmi quando mai hai arricciato il naso per un eccesso" disse Jahvé. Al silenzio di Lucifero, Jahvé continuò: "Ora dimmi cosa vuoi scommettere".
"Oh, qualche ideuzza ce l'avrei" disse il Diavolo. Si allungò sul tavolo e iniziò a bisbigliare, calando un sipario di segretezza intorno a loro. Noi del pubblico tendemmo invano le orecchie e le menti per ascoltare.
"Bene allora" disse Jahvé pochi minuti dopo. "Ci sto. Ma se perdi tu, sai cosa ti aspetta, vero?"
"Mi hai già spezzato il cuore" disse Lucifero. "Mi hai cacciato fuori dal paradiso, ricordi?"
"Ne abbiamo parlato già un trilione di volte. Ho la tua parola?"
"Sì".
"Bene allora. Potremmo anche cominciare. Altrimenti, me lo rinfaccerai in continuazione".
Gli esseri divini sperimentano il tempo in molti modi contemporaneamente. A un livello, agiscono come i mortali: un minuto è un minuto; un mese è un mese; un anno è un anno. Agiscono anche su scala cosmica: la nascita e la morte di un universo rientrano comodamente nella durata della loro attenzione. Infine, agiscono completamente al di fuori del tempo: vi nuotano, ne escono e si asciugano.
Pur avendo litigato sui termini, l'aspetto pratico della scommessa fu più facile da organizzare. Recintarono un'area nel continuum spazio-temporale, vicino all'inferno ma non proprio dentro: in pratica una stanza gigantesca, grande abbastanza per farci volare i jet di linea e per sistemarvi le scimmie. Diecimila non soddisfò Jahvé e un milione sembrò a Lucifero esagerato, così si accordarono su centomila, per centomila anni. Optarono per macchine da scrivere obsolete, poiché dalle scimmie non ci si poteva aspettare che sapessero usare i computer. Prima di tutto bisognava che le scimmie vivessero ben oltre la loro normale durata di vita; sostituire in continuazione quelle morte avrebbe fatto decadere lo scopo della scommessa. Inoltre, qualcuno avrebbe dovuto sovrintendere all'intera operazione.
"Uno dei vostri?" Jahvé arricciò il naso, quando Lucifero menzionò la supervisione.
"Mi è stato raccomandato Beëlphazoar. Sarà onesto".
A questo punto feci il mio ingresso.
I macachi dovevano essere nutriti; di conseguenza mi trovai a sorvegliare un equipaggio di migliaia di diavoli minori che ordinavano frutta, trattavano con i venditori e roba del genere. Non quello che mi ero aspettato. Pensavo che avrei passeggiato per millenni lungo i corridoi esaminando da sopra le spalle scimmiesche dati inutili come

asdfasdf;jwiejf;aliwe1283t';oi'q4o6i
e
4444444444444444444444444444444444444444.

Mi aspettavo una noia mortale. Mi aspettavo di impazzire di gioia ogni volta che una delle scimmie avesse prodotto una parola riconoscibile:
"Guarda, guarda, la numero 8.247 ha battuto narthex! E' una parola!"
I diavoli accoglievano con cori di ooh e aah i progressi delle scimmie. Sussurri di narthex turbinavano. Narthex! Ben presto però ci rendevamo conto che nessuno sapeva cosa significasse. Qualcuno doveva trovare un vocabolario.
Per i primi mille anni, questa idiozia fu attuata esattamente così: facevamo battere a macchina le scimmie, quasi senza sosta. Con il permesso delle divinità applicammo alcuni turni di riposo. Se le scimmie avessero contratto la sindrome del tunnel carpale, o fossero impazzite per mancanza di sonno, non si sarebbe realizzato niente.
Sua eccellenza infernale Beëlphazoar, ambasciatore a… Mi piaceva il suono. Non mi aspettavo mica di qualificarmi per i più alti incarichi di diplomatico, dopo aver completato il mio 'lavoro a tempo determinato' nella prigione delle scimmie (alla fine sarebbe passato meno di un anno, una volta che le divinità avessero sciolto il ciclo temporale in cui eravamo), ma intendevo far domanda. I posti da dirigente, ad esempio negli Stati Uniti, nel Regno Unito e all'ONU erano la ricompensa per secoli di devoto servizio. Un posto nel direttivo della Halliburton o della Microsoft era parimenti fuori questione. Ambasciatore in Arabia Saudita? Forse era mirare un po' in alto. Polonia, invece? Argentina? Melchizedek? New Crobuzon? Questi sembravano più alla portata.
Concentrati, Beëlphazoar. Vinci la noia.
Le scimmie consumavano tonnellate di frutta. Dopo un secolo mi ero così stancato del fetore delle banane, che cominciai a preferire la cacca fresca di scimmia. Provai a sostituire le banane per costipare i piccoli mostri, ma dopo una settimana di quella dieta il loro lavoro rallentò così tanto che dovetti tornare alla frutta che potevano evacuare più facilmente. Inoltre le scimmie consumavano carta a un ritmo da far venire gli incubi agli abbraccia-alberi(1). Interi continenti di foreste caddero per produrre le risme richieste per la scommessa di Lucifero: richiesi solo carta riciclata e mandai dei diavoli a soprintendere alle fasi del rifornimento. Se Jahvé voleva distruggere gli ecosistemi, ne aveva facoltà. Ma non era lo stile di Lucifero e, di certo, neanche il mio.
Squadroni di diavoli pulivano i quartieri delle scimmie. La quantità di sterco che producevano impressionava la mente e, col tempo, erose i sensi. Dopo secoli in questa stalla al coperto, il mio naso era utile come i capezzoli per un toro. Escogitai un piano per trasferire via mare il letame alle nazioni povere, perché lo usassero come fertilizzante; i nostri nasi e quei contadini che sopravvivevano a stento ne beneficiarono tantissimo.
Sua Eccellenza infernale Beëlphazoar, ambasciatore a Singapore.
C'era tanto tempo libero per studiare il mandarino, decisi. Non si sa mai. E il russo. Lo spagnolo lo conoscevo già. La maggior parte dei diavoli conosce qualche lingua della Terra (non siamo linguisticamente onnipotenti) e io avevo scelto di imparare le lingue romanze che si evolvevano dall'originario latino. Caligola era stato un assiduo frequentatore del Girone Inferiore: il mio interesse nella lingua nacque quando lo vidi spassarsela con dozzine dei suoi soldati più raffinati.
Mi presi qualche spasso anche io.
Per ammazzare il tempo, mi interessai al mandarino e a altri dialetti cinesi: Cantonese, quindi Teochew e Hokkien. Seguì il giapponese senza problemi. Poi, per cambiare, la lingua del Kerala, l'Hindi e l'Urdu. Il Sanscrito mi è sempre piaciuto esteticamente. Pensai che avrei potuto tentare per un posto in Bangladesh o Pakistan e, già che c'ero, in India.
Signor Presidente, le posso presentare il diavolo Beëlphazoar, ambasciatore della Repubblica infernale…

Dfsioiow341-9340-194jjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjdsfsa;;;;;3
``ababbbdtewrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr
343434343434343434344kbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb***
Sfsf;iueq; IO23U75V 56NV


Immaginate anni così. Anni. La routine divenne un parassita che scavava buchi sanguinanti nella mia anima.

Tre.
Di quando in quando uno dei diavoli minori gridava e noi ci precipitavamo a vedere cosa lei o lui avesse scoperto.
"Lysander!" urlò Nabob (secondo il cartellino con il nome impresso sul torace). "Questa scimmia ha battuto Lysander! E' di Shakespeare, giusto?"(2)
"È una parola" dissi io. "Non è l'intera opera. Dove è il resto?".
Quattromila anni di questa pazzia ed ecco il nostro primo frammento di Shakespeare.
"Forse dobbiamo fare il taglia e incolla. Nessuno ha detto che le intere opere di Shakespeare dovevano essere prodotte come un documento continuo, giusto?".
Nabob aveva ragione. Nessuno lo aveva specificato.
Un altro diavolo disse ad alta voce: "Secondo questa logica, potremmo ritagliare le singole lettere e incollarle insieme".
Un terzo disse: "Di questo passo, staremo qui per tutto il tempo. Centomila anni sono tanto tempo".
Provai a consolarli: "Per noi immortali non è niente. E alla fine sarà passato solo un anno, ricordate?"
"La noia è morte quando non puoi morire" disse Nabob.
Di nuovo, ebbe ragione.
"Qualcuno ha forbici e colla?" chiesi alla folla. Tenni su il foglio di carta che aveva sollevato un simile fermento. "Ritagliate la parola Lysander da questa accozzaglia di lettere".
Le scimmie continuavano a battere a macchina.

Quattro.
Nacquero discussioni.
"Squig è una parola?"
"Qualc 1 conta. Per forza. Qualc. Uno. È la stessa dannata cosa".
"Deve essere in inglese?"
"Saxifrage è senza dubbio una parola. Lo so. Non ditemi di no!".
"Non stiamo giocando a Scarabeo" asserii. "Stiamo cercando Shakespeare, non di raddoppiare il punteggio della parola".
Fottuti diavoli. Non c'è da meravigliarsi che questo posto si chiamasse inferno.

Cinque.
La prima svolta avvenne dopo 14.741 anni. Guardando fuori dello spazio-tempo, la Terra aveva vissuto evoluzioni e cataclismi. Società erano sorte e tramontate. L'Unione dell'America settentrionale, la grande Cina, la grande Corea, l'Impero Unito d'Africa… la gente non imparerà mai. Talvolta mi chiedevo se gli immortali potessero suicidarsi. I vampiri possono immolarsi alla luce del sole; i diavoli invece non godono dello stesso lusso. Il Lago del Fuoco perse le sue proprietà distruttive, dopo che Lucifero assunse pianificatori per trasformarlo in un luogo di soggiorno a pagamento e farvi convogliare dalle Alpi svizzere fiumi di ghiacciai sciolti. Troppi ex leader mondiali si erano lamentati dell'odore. Sua Oscurità vi incluse alti condomini, tram e un parco dal paesaggio elaborato. Avrebbe potuto essere Benidorm o Ixtapa.
I miei supervisori non avevano ritenuto opportuno farmi avere le opere complete del Bardo. Mi ci vollero quasi 15.000 anni per rendermene conto.
Tipico, pensai con disgusto.
Nella Grande Divisione, Jahvé si era preso la la biblioteca. A memoria d'uomo, non c'è mai stato un divorzio più immorale. Pensa all'India e al Pakistan, solo con diavoli e putti invece di Sikh e missili. Lucifero fece del suo meglio, ma il suo meglio non eguagliava neanche lontanamente gli splendori di Alessandria. (Non avrete pensato davvero che Jahvé permettesse che tutte quelle pergamene andassero perse, vero?).
Jahvé e Lucifero sono in grado di riempire un bicchiere di vino con un semplice sguardo ai calici vuoti, sono in grado di creare universi pronunciando un monosillabo: Sia. Poiché mi mancava sia una copia delle opere complete sia un mezzo per contattare direttamente i miei superiori, dovetti inoltrare una richiesta alla biblioteca centrale dell'inferno. La mia richiesta (in triplice copia da inoltrare ai vari dipartimenti, come vuole la prassi) andò persa - probabilmente non raggiunse mai gli impiegati del Nirvana letterario di Jahvé. La biblioteca continuava a dirmi che le copie erano esaurite. Mi stancai di sentire Potremmo averlo attraverso un prestito inter-bibliotecario, se compila questi moduli. A che serve visitare la principale biblioteca dell'inferno se vi puoi trovare solo le ultime edizioni in brossura di Dean Koontz e Tom Clancy? (O forse è questo il punto). Iniziai a dubitare di riuscire mai a mettere le mie squamose mani nere su una copia.
Il capo bibliotecario mi prese da parte. Ero sul punto di esplodere. L'esplosione avrebbe devastato tutti i libri sugli scaffali.
"Vai indietro nel tempo e prova Amazon. Lucifero ha un conto aziendale con loro. Non è un fatto molto noto, ma è vero. Tutto quello che abbiamo è spazzatura. I dannati non leggono libri significativi".
La speciale consegna postale espressa ci mise, notai, secondi.
Siamo sempre felici di aiutare i nostri amici all'Inferno. Il servizio clienti è la nostra priorità! Apprezziamo il vostro lavoro! Una volta tornato nel ciclo temporale, i libri in mano, trovai il caos. La testa mi stava ancora girando per il viaggio attraverso la tempesta interstiziale. Viaggiare millenni in manciate di microsecondi darà una nuova prospettiva sul malessere da fuso orario. Dietro il mio campo visivo pulsavano luci viola-nere; le orecchie squillavano come telefoni in una maratona di beneficenza Telethon. I diavoli non prendono l'aspirina, generalmente, ma io ne avrei prese nove o dieci confezioni.
Nabob urlò e saltò su e giù quando mi vide.
"La numero 47.838 ha battuto metà di La dodicesima notte!"
"Come lo sai?" chiesi.
"Ho guardato la pagina del titolo".
Nabob mi porse un mucchio di pagine. Sfogliandole con una copia dell'opera (finalmente!) per confronto, non potevo discutere. Mi stupii per la quasi-impossibilità: i nomi dei personaggi erano coerenti; la scimmia aveva persino messo bene la punteggiatura; il Duca Orsino e Viola dissero tutto quello che dovevano dire. Analizzai la scena: sembrava convincente fino al punto in cui il dialogo di Shakespeare non proseguì con una frase nel linguaggio scimmiesco tanto familiare nella sua particolarità:

Dsfp89'''''''2345rrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr

"Dove sono le forbici?" chiesi.
"C'è qualcos'altro che devo dirti" disse Nabob.
"Hanno scritto altro?"
"Non esattamente. Ma ho preso un'iniziativa". Sembrava che Nabob aspettasse che io gli dessi un calcio.
"Vai avanti".
"Mentre eri via, ho dato istruzioni ai diavoli di ritagliare tutte le parole di uso comune che ricorrevano, per poi assemblare le opere pezzo per pezzo" disse.
"Non credo che sia quello che le divinità avessero in mente" dissi, chiedendomi quando si fosse auto-nominato ufficiale in seconda.
"Nessuno sa cosa avessero in mente" Nabob argomentò. "Inclusi loro".
"È un buon piano di riserva" concessi. "Continuo a sperare che uno di quei piccoli bastardi avrà un'ispirazione. Ora che ci penso: dove è andata l'anima di Shakespeare, in tutto questo?".
"L'ha presa Jahvé. Deve essere così. Pensavi fosse quaggiù?"
"I tipi più creativi lo sono" dissi. "Jahvé non è troppo innamorato dei pensatori indipendenti. Ecco perché la popolazione dell'inferno continua a crescere a un ritmo maltusiano, mentre il paradiso riesce a malapena a trattenere i suoi ospiti".
"Dovremmo portarci Mozart per un po' di intrattenimento, allora" disse Nabob.
"Jahvé ha tenuto anche lui. Ma scommetto che Scriabin(3) farebbe una prestazione superba se chiedessimo alle persone giuste".
Due diavoli ritornarono con sacchi di parole.
"Dobbiamo decidere con quale opera vogliamo cominciare" dissi. "Dammi della colla e una nuova risma di carta".

Sei.
In una settimana avevamo assemblato, secondo le mie stime:
l'85% di La dodicesima notte,
il 60% di Sogno di una notte di mezza estate,
il 50 % di Molto rumore per nulla,
e il 35% di Romeo e Giulietta.
Fu mia l'idea di iniziare per prima con le opere più famose. La maggior parte dei diavoli ha una certa conoscenza di base dei manufatti e delle icone della cultura umana. E dopo 14.741 anni di implacabile tedio, avevamo bisogno di sentire che stavamo facendo progressi, anche se significava incollare tutto da soli.

Sette.
Settecento anni dopo, avevamo finito di mettere insieme le parole più ricorrenti nelle opere di Shakespeare. Pochissimi nomi, tuttavia. Una scimmia nella fila 8.000 si innamorò del nome Oberon e lo batté mezza dozzina di volte. Un'altra batté due volte Puck. Questo non ci diede gli Orsino che ci servivano o i Titania o altri, ma era un inizio.
Avevamo molte lettere, comunque. Miliardi di lettere.
E in quell'angolo rumoroso e puzzolente di sterco dell'Inferno Esterno mettemmo insieme le opere di Shakespeare vocale per vocale, consonante per consonante, virgola per virgola.

Otto.
"Ora?" chiese Nabob.
"Aspettiamo".
"Fino a quando?".
"Fino a quando non abbiano battuto le opere nel modo nel quale furono scritte".
"Ma le abbiamo appena assemblate noi stessi!"
"Abbiamo operato noi. Non loro. Dobbiamo concedere loro più tempo".
Nabob ondeggiò via bestemmiando in arabo.

Nove.
Mille anni sono tanto tempo, persino per un diavolo. Diecimila anni sfidano i limiti di sopportazione e ogni secondo oltre quel tempo era una dura prova. Le mie fantasie diplomatiche persero il loro splendore e la loro rilevanza quando le centinaia di piccoli Paesi litiganti diedero la precedenza al Governo del Mondo (molto più tardi di quanto mi fossi aspettato; il terreno amore dei confini non ha mai smesso di affascinarmi).
"Mancano ancora ottantamila anni" disse Nabob, mentre ordinava un carico di banane grosse come mazze da baseball. Le tecniche agricole erano migliorate, a differenza del nostro rendimento sul lavoro. "Immagina: in altri trentamila anni, saremo a metà strada. Sono eccitato. Tu?".
"No" gli dissi. "Niente affatto".

Dieci.
Ed ecco come finì:
aspettai.
E aspettai.
E aspettai ancora un po'.
E aspettai ancora per altri maledetti fottuti epocali evolutivi spiana-montagne altera-specie illogici
15.000 anni
prima di cedere e decidere di comunicare a quel paio di santi dilettanti che le loro scimmie avevano battuto le opere complete di Shakespeare.
Diedi a Jahvé i documenti che avevamo preparato quasi 20.000 anni prima. La colla non teneva bene. Le pagine odoravano di polvere. Neanche la carta permanente può reggere così a lungo nei quartieri sulfurei dell'Inferno.
Lucifero gli si affiancò per guardare le pagine.
"Forse ti andrebbe di spiegarmelo?"
A quello sguardo paralizzante mi sentii ghiacciare il sangue.
"È tutto qui" dissi con una vocina "Antonio e Cleopatra, Il racconto d'inverno, La bisbetica domata…"
"Sì, lo vedo. Ma sembra la lettera anonima più lunga dell'universo" disse Jahvé. "E le lettere si stanno staccando. Voleva essere divertente? Dovremmo ridere?"
A ciò, Lucifero ruggì. Si pisciò nei pantaloni. Si lasciò cadere sul pavimento dell'area recintata e si agitò nella propria urina sfrigolante, piangendo dal ridere. Jahvé guardò giù come se un topo gli fosse appena passato velocemente sul piede nudo. Il che non poteva essere. Non c'erano topi e Jahvé stava levitado un paio di centimetri al di sopra della pozza di pipì bollente del suo Avversario.
"Nessuno ha specificato come avrebbero dovuto essere prodotte le opere" dissi, incapace di sostenere lo sguardo di Jahvé. "Le scimmie avrebbero dovuto batterle a macchina. Nessuno ha detto che avrebbero dovuto essere nella forma di un documento continuo, senza errori. Al ritmo a cui andavamo, non sarebbe mai accaduto. Così le abbiamo assemblate mettendo insieme le singole parole e, in alcuni casi, blocchi di testo più grandi…"
Provai a fare cenno all'enorme brano della Dodicesima notte che aveva prodotto la numero 47.838, ma Jahvé mi fece cadere il libro di mano. Staccò una bufera di lettere e parole che nevicarono intorno a noi. La pipì di Lucifero era evaporata, lasciando un residuo giallo e gommoso. I coriandoli di Shakespeare si incollarono sul pavimento della prigione delle scimmie. Non sarebbero mai venuti via. Verrei trasformato in un piumino per spolverare se chiedessi in prestito Martha Stewart(4) come consulente per un paio d'anni?
"La scommessa è saltata" disse Jahvé.
"Non può essere!" protestò Lucifero. "Io…"
Dal suo aspetto mortificato, capii cosa era stato in gioco. Lucifero mi fece segno di andarmene e un'altra cortina di segretezza discese. Fuori dal tempo come eravamo, non ci volle molto. Passarono per un piccolo strappo nella trama e sparirono.
Secondi dopo, Jahvé mi disse di scegliere sei diavoli qualsiasi, che li conoscessi o no. Questa cosa non mi piacque, ma non potei protestare.
"Nabob!" nominai lui e altri cinque; quando si materializzarono accanto a me, vidi la grandezza del nostro errore.
I sei diavoli si trasformarono in scimmie; un secondo dopo, le file di scimmie urlanti e le loro macchine da scrivere svanirono… tornarono nella giungla, supposi, così come un mucchio di materiale scartato.
"Questa volta usiamo il mio numero originario" disse Jahvé. "Sei scimmie con le macchine da scrivere. L'intera opera di Shakespeare. Come un documento continuo. Senza errori tipografici". Scosse il libro. Altre lettere volanti caddero come forfora. Nabob e le altre scimmie urlarono. Cercarono di arrampicarsi sulle nostre gambe.
"Suppongo che non avremo bisogno di tutto questo spazio" disse Lucifero con aria assente.
Il ciclo temporale collassò come prima.
"Sei scimmie con sei macchine da scrivere e un'infinita scorta di carta" disse Jahvé. "Soprintenderai tu".
"Per tutto il tempo che ci vuole?" nel momento stesso in cui feci la domanda, la risposta venne da sola. "Come saprò chi vince e chi perde? Come si verifica il tutto?"
"Non lo saprai" disse Jahvé.
Un millisecondo prima che attraversassero la tempesta e sigillassero il tempo dietro di loro, chiudendomi dentro a chiave, colsi un lampo nella faccia di Lucifero: sembrava disperato. Probabilmente non si era accorto di essere visto. Sapevo cosa aveva sperato, e che avrebbe dovuto aspettare tantissimo tempo per ottenerlo.
Lo trovai rassicurante.
La tristezza ama la compagnia, anche se solo in astratto.
Mi chiamo Beëlphazoar, ambasciatore infernale della Repubblica delle Scimmie. Sei abitanti. Non in aumento.



(1) Tree-huggers: ambientalisti. Il termine si riferisce al movimento dei contadini dell'Uttaranchal (regione dell'India) che si mettevano intorno agli alberi per evitarne l'abbattimento. (N.d.T.)
(2) Lysander è un personaggio del Sogno di una notte di mezz'estate
(3) Aleksandr Nikolajevic Skrjabin (1872 - 1915) fu un compositore e pianista russo. (N.d.T.)
(4) Martha Stewart è una conduttrice e intrattenitrice televisiva statunitense, conosciuta nel mondo televisivo e delle riviste per i suoi progetti di cucina, giardinaggio, bon ton, fai-da-te, e, in generale, come guida nel ménage domestico. (N.d.T.)


Testo segnalato da: Buràn
Link all'originale:
Qui