Tre passi per imparare a volare
di Vanessa Gebbie, Inghilterra
(traduzione di Rita Balestra)
Formica
Era una notte d'agosto quando mia moglie diventò una formica. La trovai al mattino sul cuscino. Odorai il cuscino; sapeva di mia moglie.
"Suze?" dissi. Naturalmente, non rispose, si limitò ad agitare le antenne come fanno le formiche.
Era stato un anno terribile per le formiche. Avevamo provato di tutto con diversi gradi di successo, gli spray, l'acqua bollente, la polvere. Ma adesso, ovviamente, le cose dovevano cambiare. La indussi a salire su un piattino bianco e scelsi uno smalto per unghie brillante dalla sua toletta. Poi con un mio capello contrassegnai mia moglie con un atomo di "Alba Nuova".
La portai fuori sulla terrazza dove la adagiai sulla terra di un grande vaso contenente un cactus a crescita lenta, quello che avevamo portato dalla luna di miele ad Acapulco. Abbiamo tentato qualunque cosa, c'erano sempre formiche in quel vaso.
Ora, qualche volta, quando leggo sulla terrazza, mi scopro a guardare queste formiche. A volte vedo mia moglie. È sempre indaffarata; sta sempre andando da qualche parte.
Grillo
Piena estate. I grilli, diceva sempre mia moglie, sembravano telefoni che squillano incessantemente.
"Ma no," dissi. "Sembrano grilli."
Lei diceva vedrai, un giorno.
Poi, quel giorno arrivò e mia moglie diventò un suono nell'erba. Forse era un grillo. Era sempre stata una persona comune, schiva. Chiedete di lei a chiunque. Tutti vi diranno, "Chi?"
Ora, il suo verso proviene dall'erba e migra dal nostro giardino al successivo. Salta e se ne va per tutta la via, poi per il quartiere, poi tutta la città risuona del verso di mia moglie.
Squillando. Squillando. Squillando.
Uccelli
Lo stormo di uccelli che era mia moglie volteggia dal tetto all'albero al tetto.
Penso che siano storni. Adesso ogni parte di lei vola. Le sue unghie, le falangi, le dita, le mani e i polsi - e via dicendo; lei forma una nuvola densa e mutevole.
Un uccello è il suo cuore.
A seconda di come lo stormo volteggia, modellando e componendo mosaici, questo uccello ora è il centro, ora il bordo. Qualche volta si allontana del tutto, vola via dal resto. Riesco a vederlo, una freccia nera contro il cielo cittadino.
Lo stormo gira in tondo, si tuffa, inghiotte di nuovo il suo cuore, tanto velocemente che perdo proprio quell'uccello.
Ma è tornato da dove viene, credo.
(l'autrice ha scritto racconti vincitori di premi, insegna scrittura creativa e lavora come editor)
Testo segnalato da: Buràn
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