Cranio
di Lectoraviva, Spagna
(traduzione di Vanessa Figliomeni)



Potrei dire che la parte concava della sua testa era piena di perle ineguagliabili, come tutte le perle naturali, di diverse dimensioni. Una perla per ogni idea appena sorta. In realtà ci saremmo ingannati, in questo momento di fede. L'interno della sua testa era segnato da scie lucide come fosse piena di lumache. Forse le lumache di mare sono prelibatezze e quelle sì che si apprezzano. In ogni caso le sue erano di terra, lunghe e vischiose, intrecciate senza alcuna forma apparente. Anche gli intestini sembravano non obbedire ad alcuna norma di posizionamento, sebbene tutti noi che abbiamo subito un'appendicectomia sappiamo dove siano collocati.

Dunque, alcune lumache della sua testa si combinavano armonicamente, e altre in modo disordinato. E così si scambiavano più o meno le loro idee, e le trasmettevano per scrivere un gran progetto, o magari per nuocere a un sentimento profondo. Ciò fu quanto dedussi io molto tempo più tardi.

Le ragazze che lo guardavano si domandavano che cosa ci fosse nella sua testa, dietro quegli immensi e meravigliosi occhi scuri. Fu sempre una fortuna per lui che non fossero chiari e non si intravedessero le sue lumache, altrimenti la maggior parte delle donne non si sarebbe mai avvicinata provando un gran senso di repulsione. Non fu quello che accadde a me.

Io mi chiesi la stessa cosa quando lo conobbi, rimasi affascinata dal grande mistero della sua mente dallo strano composto. Quando lo guardavo lo fissavo dritto negli occhi, al fondo delle pupille, cercando qualcosa che desse qualche segno. Presto vidi un'ombra in movimento dentro l'iride, mi ripromisi di scoprire cosa ci fosse lì dentro. Fui sempre terribilmente curiosa, ed era così strano...

Lo baciavo guardandolo negli occhi, che lui insisteva a chiudere, come se volesse nascondermi la verità. Qualche volta gli insinuai la mia scoperta e cercai di tirargli fuori qualcosa, ma fu impossibile, evitava sempre la conversazione o mi guardava con stupore per questo mio interesse. Arrivai a pensare che vivesse estraneo alla sua realtà e che non gli importasse assolutamente niente. Ma allora perché evitava di guardarmi da vicino negli occhi?

Un giorno mi chiese di sposarlo, e io, pensando all'opportunità che avrei avuto di passare più tempo con lui, accettai. All'inizio non successe niente di speciale, solo vedevo ogni tanto quel luccichio nell'iride, o un'ombra. Allora correvo ad annotarlo su un quadernino che avevo comprato appositamente per questo e che conservavo nel comodino, e dicevo di scrivere cose che mi veniva in mente di comprare per la casa.

Questa tranquillità durò solo i primi giorni, poi iniziai a sentire dei rumori. Come mormorii veloci, li ascoltavo quando mi rilassavo per dormire. Provenivano dalla sua testa. Trascorsi notte dopo notte cercando di non sentirli, dandogli le spalle, o provando ad addormentarmi prima di lui. Ma non appena la nostra vita si assestò, li sentivo con maggiore chiarezza e non riuscivo a decifrare cosa dicevano, se fossero voci o il movimento di un animale, o qualche rumore che faceva respirando mentre dormiva. Molte notti mi avvicinai silenziosamente a guardargli le ossa del cranio per ottenere qualche risposta. Era evidente che la risposta stava lì dentro.

Impiegai molti giorni per prendere la decisione. E molti di più a trovare il coraggio per portarla a termine. Alla fine lo feci, perché ormai riuscivo a dormire solo un'ora al giorno, giusto quella in cui mi lasciava sola a letto per andare a lavorare. Inoltre con la gravidanza i miei sensi si erano acuiti e di giorno a lezione ero stanchissima, ormai non ero quasi più la persona brillante e vivace che i miei alunni adoravano.

Così afferrai la mannaia da cucina mentre dormiva, lui si era abituato al fatto che mi muovessi durante il sonno e ormai neanche si svegliava. Approfittando della sua posizione fetale, gliela piantai nella tempia con un colpo ben riuscito. Lui si mosse con spasmi rapidi facendomi scoprire, finalmente, il mistero dei suoi occhi. Dozzine di lumache caddero tra le lenzuola, contorcendosi.



Testo segnalato da: Buràn
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