Smiley
di Lauren Beukes, Sudafrica
(traduzione di Anna Conte)



Thozama non è certo un agnellino. Niente di simile a quelle teste ai suoi piedi, nelle loro sanguinose confezioni, con le lingue rosa che ciondolano dalle bocche, le labbra ritirate che mostrano gli incisivi ingialliti e affilati da erbivoro, come in un sorriso, un ghigno, come gli uomini quando non sai dire ciò che stanno pensando. Come quest'uomo, Soldato, che in treno si è seduto con una giravolta sul sedile dalla plastica smerlata di fronte a lei, dal quale si è sporto per presentarsi.

Non che ci siano tanti posti occupati. I treni diretti in città rigurgitano gente, sputandola letteralmente sulla banchina a ogni apertura delle porte, ma non ce n'è tanta di ritorno per Langa alle otto e un quarto del mattino.

Anticiperebbe, se potesse. Ci impiega tutto il giorno a preparare gli smiley(1), ma il macellaio di Salt River apre solo alle sette, il che significa che di domenica deve partire alle cinque, perché vive a Delft ora che le è stata assegnata la casa.

Trovi un tetto, perdi un vicinato. Conosce gente che ha venduto la propria casa popolare, pulita e piccola, fatta di mattoni, ed è tornata a Langa, Nyanga o Khayelitsa, tornata alle baracche, perché è meglio vivere tra la gente che conosci, meglio essere a venti minuti dalla città, invece che a un'ora, meglio avere l'acqua gratuitamente, persino da una fontana pubblica, che dover pagare bollette, tutte queste bollette che arrivano insieme alle case.

Così vive a Delft, ma i suoi clienti sono a Langa, dove sono stati negli scorsi otto anni. A volte dorme da amici e torna a casa solo nei fine settimana. Ha un carrello alla stazione che aspetta di essere caricato di teste e di essere spinto verso il suo baracchino nel centro di Chinatown.

Il nome è ingannevole. Non ci sono cinesi qui, come non ci sono spagnoli a Barcellona, lungo l'autostrada, o serbi a Kosovo, dove le baracche si puntellano testardamente al dirupo scosceso giù verso il piccolo affluente del Black o del Liesveeck o di qualche altro fiume morto traboccante di spazzatura. Sono nomi raccattati dalle notizie, dalle Olimpiadi, dal genocidio.

Gli insediamenti più vecchi vengono battezzati in nome della lotta, come un talismano di protezione. Ma dov'è quel leader comunista quando incendi di paraffina bruciano in nome di Joe Slovo(2) ogni estate, trasformando il caos delle baracche in un labirinto di calore e fumo, fiamme che viaggiano sul vento come i ragazzi sul treno, balzando di tetto in tetto, consumando i capanni. Dov'è Joe allora? Thozama può dirvelo.

Ha una collocazione perfetta a Chinatown, in un angolo tra la sua amica Nosingile, che vende pannocchie di granturco, un buon commercio complementare, e un banco allestito con teloni e sedie di plastica che vende telefonate. A volte i ragazzi con le loro cabine Telkom senza fili si lamentano delle mosche, che si muovono intorno come nuvole di fumo. Dicono che allontanano i clienti, verso il container Cell C, ma Thozama sostiene il contrario. L'odore pesante del montone in ebollizione penetra nell'aria, attira i nasi della gente che arriva galleggiando nel vento. Dovrebbero pagarle una percentuale.

Il treno sferraglia e dondola lungo la zona industriale di Woodstock, magazzini e fabbriche scivolano lungo il finestrino aperto solo a metà, che è untuoso, graffiato e ingiallito. C'è un moscone blu che mantiene una traiettoria fissa di rettangoli deformi sulle borse contenenti le teste di pecora. Le mosche riescono sempre a trovare il sangue. Lo scaccia.

"Vendi smiley, mama(3)?" dice Soldato, come se non fosse ovvio. Non è eccessivamente turbata. È troppo vecchio per essere un problema, in teoria. Quaranta, suppone dal cedimento sul volto, le rughe come scanalature a ogni lato della bocca. È solo l'inizio della giornata, non ha ancora soldi da nascondere nel reggiseno o infilare nei pantaloni, perché gli tsotsis(4) sui treni sono diventati più sfacciati. D'altronde ci vuol troppo a rubare un sacco con teste di pecora, perché ne valga la pena.

Impiega tutto il giorno a prepararle. C'è tutto un procedimento. Bisogna avere pazienza, un frigorifero dove conservarle e un posto dove cucinarle senza che i vicini si lamentino di fumo, inquinamento e cattivo odore.

Innanzitutto dovete sciacquarle e strizzare il sangue in eccesso per terra. Imbottite le narici di carta di giornale per evitare che le mosche, sempre loro, ci si infilino dentro. Poi dovete tagliare i peli con una lama affilata. Potrebbe essere un barbiere, per la precisione con cui lo fa, e rasare gli scalpi umani invece che quelli ovini, ma ci sono già due saloni nei pressi del suo angolo a Chinatown, attività rivali gestite da due ragazze, un tempo amiche, che si sono messe in affari una accanto all'altra, per una stupida ripicca.

Una volta rimossi i peli, cuocete le teste sul fuoco, un veloce tsss-tsss, e poi raschiatele di nuovo, questa volta con una verga di metallo reso ardente sulla brace. Poi devono essere sciacquate e raschiate ancora una volta con lana di ferro, per rimuovere qualsiasi ammasso resistente di peli, perché i clienti giudicheranno la qualità della tua carne da quanto pulite saranno le teste. Quindi prendete la vostra mannaia, tagliate la testa in due, fatela bollire con le altre in un pentolone di metallo sul fuoco e aspettate il traffico dell'ora di pranzo.

Gli smiley sono una ghiottoneria. O almeno lo erano. Ora qualsiasi uomo, soprattutto gli scapoli, senza una moglie che cucini per loro, può acquistarne per 12 rand al pezzo, uomini come Soldato, per esempio.

"Mi prendi in giro", gli risponde, spingendo il sacco pieno di teste con la punta della scarpa, come se si trattasse di un punto esclamativo.
"Mi dispiace, davvero. Facevo conversazione. Cercavo forse un posto nuovo dove mangiare".
Sta flirtando? Con una di venti anni più grande?
"Le mie teste sono molto pulite, di eccellente qualità. Come da Woolworths. Dovresti dirlo ai tuoi amici".
"Quindi gli affari vanno bene, mama?" chiede Soldato, e subito lei si fa guardinga.
"Insomma. Va meglio alla fine del mese, quando la gente ha i soldi. Ma con le vacanze in arrivo, ognuno ritorna nel Ciskei, nel Transkei(5), quindi vanno a rilento. Molto a rilento". Schiocca la lingua e scuote la testa, tristemente, atteggiandosi a donna sfortunata.

"Ma, ehi, questi skollies(6), devi fare attenzione a loro", dice Soldato, come se il pensiero l'avesse appena sfiorato, mentre lei può affermare che era lì, aspettava sulla punta della lingua come quel moscone blu. "Rapineranno una donna come te, una donna d'affari. Ti guarderanno arrivare alla stazione con le teste, e di ritorno verso casa con i soldi. Ti aspetteranno".
"Va tutto bene. Il figlio di mio cugino mi accompagna". Questa è una bugia. Il figlio del cugino a volte la aiuta al baracchino, per 10 rand al giorno, per un pacchetto di sigarette. Ma è troppo lungo il tragitto per Delft, specialmente durante i weekend quando i giovani hanno le loro priorità.
"Sai, mama", dice Soldato, "questi politici e bla bla bla. Ci hanno scombinato. Mi riferisco ai vecchi tempi, capisci?"

Lo capisce bene. I giovani non comprendono. Dicono che sono tutte sciocchezze sorpassate. Ma il passato infesta ogni cosa, come i vermi. Il nuovo governo ha tagliato gli alberi vecchi, ma le radici del passato sono ancora lì, possono ancora aggrovigliarsi ai tuoi piedi, farti lo sgambetto. Attecchiscono in profondità.

"Sai perché mi chiamano Soldato?"
"Appartieni al MK (7)?"
"APLA(8). Quando sono tornato dalla guerriglia, ho fatto domanda per lavorare nella polizia. Ma dicevano che non avevo una matricola e bla bla bla, e così cosa potevo fare. Questo è ciò di cui sto parlando, mama, questo è il motivo per il quale mi sono seduto qui."

Il modo in cui lo dice la spaventa. I suoi occhi cadono dalla cintura dei pantaloni alle tasche, cercando di scovare delle armi.
"Perché, capisci, la gente come me, è ritornata con tutto quell'addestramento e a cosa serve nella nostra comunità? Siamo pericolosi, mama. Siamo leoni che combattono l'apartheid, leoni che difendono le loro comunità, ma cosa succede quando porti i leoni nel kraal(9), tra le pecore?"
"Le mangiano".
"Le mangiano, mama. Questi uomini, arruolati nel MK, nell'APLA, nella Transkei Defense Force, nell'ala militare del Ciskei, ora non hanno nulla da fare e si danno alla rapina armata o al dirottamento. Per loro è facile. Questo è il motivo per il quale dovremmo piuttosto usare questi uomini per iniziarli alla protezione e alla difesa. Così abbiamo fondato l'Associazione anti-crimine".

Aveva naturalmente sentito parlare dell'Associazione. Dell'uomo spogliato e picchiato per strada, su ordine di un altro uomo e una "tassa di trasporto" di 150 rand, dell'assassinio dietro il posteggio dei taxi.

"Quindi, cosa vuoi da me?"
"Lavoriamo duro. Siamo tutti volontari. Lavoriamo gratuitamente. A volte la gente della comunità ci porta del cibo".
"Quindi è questo ciò che vuoi? Cibo?"
"No, no, come dicevo, una donna d'affari come te, a volte la cosa può essere pericolosa. Potremmo accompagnarti. Potrei accompagnarti, portarti a casa sana e salva con i guadagni della giornata. La polizia è inutile, lo sai. Ci sono posti dove non possono andare o dove non vogliono andare. L'Associazione non deve seguire tutte le regole che segue la polizia, la costituzione, la carta dei diritti. Siamo più efficienti della polizia. L'Associazione non ha limiti. È ovunque. L'Associazione lavora più come gli Scorpions(10)".
"Pensavo foste leoni, non insetti" ha sempre dei problemi a trattenere la lingua. La lingua è la parte più saporita degli smiley.
"Tu sfotti, mama, ma la cosa è seria, molto seria. Persino Nelson Mandela dice che dobbiamo impegnarci nella lotta al crimine. Ma combattere il crimine ha un costo".
"Questa è la mia stazione" dice lei, alzandosi, cercando di troncare la conversazione, tagliandola come con i peli indesiderati.
"Vengo con te".
"No, no, va bene. Il figlio di mio cugino..."
"Non puoi trasportare quelle teste. Devono essere pesanti. Lasciati aiutare".
"È volontariato?" dice scortesemente, ma lui sta già portando i sacchi, seguendola fuori dal treno sulla banchina. Cerca tra la gente un viso amico. Ma non riconosce nessuno, nessuno ad aiutarla.
"Il mio carrello è qui dietro" dice Thozama, conducendolo sul retro della stazione, subito dopo lo shebeen(11) Diamond "Quelli sono i veri criminali" dice, accennando al palco di SASKO(12), dove stanno facendo una promozione, giocando sul prezzo del pane con i megafoni, come se non avessero fissato prezzi fino ad allora.
"È terribile, terribile" annuisce Soldato.
"Quindi, quanto mi costerà?"
Finge di non capire. "Si tratta di volontariato. Ma abbiamo bisogno di uniformi, così gli skollies capiscono quando siamo in giro e sanno che non devono commettere un crimine e bla bla bla. Abbiamo una presenza. E abbiamo bisogno di computer e cellulari. È tutto a nostro carico".
"Quanto mi costerà?"
"Non lavoriamo per una ricompensa mama, sai, gli imprenditori hanno bisogno di protezione. Le donne come te, che lavorano in proprio, sono vulnerabili. A volte gli imprenditori danno un contributo. Una donazione. Non vuoi essere rapinata, mama. Non vuoi perdere tutti i tuoi sudati guadagni e sai che gli skollies non hanno rispetto, mama. Non vuoi affrontare tutto questo".

Thozama pensa ciò che ha dovuto affrontare. Il marito che lavorava a Germiston, come benzinaio, e che inviava i soldi quando poteva. Entrambi portavano i soldi da due città diverse a un migliaio di chilometri di distanza, per costruire la loro casa, la loro famiglia, quando lui morì nel combattimento tra Zulu e ANC nel 1992 o 1993. Pensa a sua figlia che si beve fino all'ultima goccia il sussidio statale, beve per affogare la rabbia e la vergogna e dimentica di dare al suo bambino, il nipote di Thozama, i suoi antiretrovirali.

Pensa alle sue aspirazioni, vivere con i figli (tutti cresciuti, i riti assolti, il maschio già circonciso nel bush), che per lei gli affari vadano bene e i figli le subentrino, così che lei possa rilassarsi, smettere di prendere il treno fino al macellaio, smettere di rasare le teste, bollirle, venderle.

E pensa a quest'uomo, a Soldato, questo leone, e si china, come se le fosse caduto qualcosa, come se fosse una donna anziana bisognosa di riprender fiato. Raccoglie un frammento di mattone.
"Che c'è, mama?" dice lui, "Non preoccuparti, non si tratta di grosse cifre. Tutti dobbiamo sopravvivere".
E lo colpisce alla tempia con il mattone.

È un colpo netto. Il suo braccio è forte grazie al lavoro. È molto più facile, infatti, che tagliare in due il cranio di una pecora. Nonostante il suono sia quasi lo stesso. Lui cade al suolo, collassando sulle ginocchia come uno di quegli animali giocattolo cinesi a buon mercato con un bottone sul retro, la borsa che scivola dalla sua mano, cadendo con lui, come un'eco.

Uno smiley rotola fuori, di fronte a lui, sogghigna, la lingua polposa e rosa tra i denti. Ma lui non può vedere, perché i suoi occhi sono chiusi. Del sangue scivola sul lato del volto. Attirerà le mosche. Lascerà una cicatrice.

C'è la possibilità che possa trovarla. C'è la possibilità che si vendichi.

Ma ha fatto un errore fondamentale.

"Non sono un agnellino" dice all'uomo steso per terra alle spalle della stazione.

Raccoglie la sua borsa, restituisce il fratel prodigo al suo posto tra le teste sorridenti e beffarde e si allontana nella folla verso il mercato di Chinatown.




(1) smileys: piatto tipico delle township. Testa di pecora arrostita così chiamata perché assume una smorfia simile a un ghigno (NdT)
(2) Joe Slovo: capo dell'ala militare dell'African National Congress e poi ministro del primo governo di Nelson Mandela. Insieme alla moglie Ruth, fu tra i pochi bianchi a lottare contro il regime segregazionista sudafricano (NdR)
(3) Mama: Isixhosa e Isizulu per "Mother", un'anziana donna zulu (NdT)
(4) Tsotsi: Sesotho, slang per "ladruncolo"(NdT)
(5) Transkei e Ciskei sono due regioni che nel periodo dell'Apartheid costituivano due bantustan, patrie linguistiche e territori autonomi dette anche homeland, assegnati al popolo xhosa (NdT)
(6) Skollies: teppistelli mulatti che infestano le città sudafricane derubando e stuprando soprattutto giovani donne (NdT)
(7) MK: Acronimo di Umkhonto we Sizwe, noto come "Spear of the Nation", braccio armato dell'African National Congress (ANC) (NdT)
(8) APLA: The Azenian People's Liberation Army, braccio armato del Pan Africanist Congress (PAC) (NdT)
(9) Kraal: Afrikaans per "allevamento di bestiame"(NdT)
(10) Scorpions: Un'unità speciale, altrimenti detta "Directorate of Special Operations" che si occupa della lotta al crimine organizzato (NdT)
(11) Shebeen: Bar clandestino (NdT)
(12) Sasko Bakeries: primaria industria sudafricana di prodotti da forno, costituita da una catena di produttori e distributori (NdR)



Lauren Beukes è autrice di Moxyland (Jacana), un romanzo speculativo sull'Apartheid corporativo, in uscita ad Aprile 2008, e di Maverick: Extraordinary Women From South Africa's Past (Oshun, 2005).



Testo segnalato da: Anna Conte
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