Una grassa opportunità
di Ross Cavins, U.S.A.
(traduzione di Rossella Cirigliano)
Una volta partecipai ad un reality televisivo, dove il concorrente che avesse perso più peso avrebbe vinto il montepremi. Non avevo mai visto così tanti ciccioni tutti insieme mettersi in ridicolo per un centinaio di migliaia di dollari. Dovevamo fare il provino per il programma. Che senso ha un provino per essere grasso? Sono un professionista in questo da tanto tempo; è piuttosto una seconda natura, ormai. Non puoi bluffare.
Ma i produttori televisivi non volevano persone grasse, ma persone grasse che fossero belle in video. Non so voi, ma non conosco molti obesi belli. Se il brutto non fosse l'antitesi del bello, penso che lo sarebbe il grasso.
Ne scelsero dieci tra noi: cinque uomini e cinque donne. Le donne erano come ve le aspettereste: più carine che pesanti. Neanche un naso rincagnato nel gruppo, solo grandi personalità. Il mondo è crudele con te se sei un culo di lardo dal cattivo temperamento.
Riguardo all'aspetto esteriore, noi uomini eravamo da medi a passabili ed eravamo tutti grassi, molto grassi, del tipo che, se veniamo a farti visita e ci offri qualcosa da mangiare, nel più profondo temi la nostra risposta. Non potremmo neanche andare sulla spiaggia, senza che Greenpeace non provasse a salvarci.
Il vincitore sarebbe stato scelto in base alla percentuale di grasso perso in rapporto al grasso totale, al peso totale e al voto del pubblico. È un criterio complicato, ci dissero, che non dipende solo dalla perdita di pochi chili. In altre parole: "Chiudi la bocca, grassone, e smettila di fare tante domande idiote, sceglieremo noi chi il pubblico vuole che vinca. Ci sono pur sempre dei soldi in ballo".
Misero a nostra disposizione medici, nutrizionisti e personal trainer, tutti lindi e in forma, che consumavano sei porzioni di frutta e verdura al giorno. Nessuno fumava (in onda) e tutti avevano agenti di Hollywood. Oh, ed erano tutti prestanti come i bagnini di Baywatch.
Avremmo dovuto scegliere esercizi fisici e diete sulla base dei suggerimenti dati dai nostri esperti Barbie e Ken. Io scelsi quello che pensavo potesse fare al caso mio e feci del mio meglio per vincere quei soldi.
I produttori idearono una sorta di cameratismo tra noi concorrenti, una specie di Ciccioni Anonimi. Ma io ero là per vincere, non per farmi degli amici. Avevo abbastanza amici grassi nella vita; adesso volevo un portafoglio grasso e diventare il prossimo portavoce di Subway(1).
Un po' di peso avrei potuto perderlo, soprattutto se c'erano dei soldi in gioco, per non parlare poi della fama e del consenso garantiti. Avevo solo bisogno di un piccolo incentivo e anche io avrei potuto sfoggiare il fisico di Adone. Altrimenti niente.
Come forse avrete intuito, non vinsi. Non solo persi la gara, ma fui anche l'unico a prendere peso durante il programma. Aumentai di dieci centimetri il punto vita e acquistai un nuovo mento, il che mi fa pensare alla battuta dell'elenco telefonico cinese(2).
Divenni la piaga silenziosa del programma. Le conversazioni cessavano quando entravo ondeggiando nella stanza e le persone intorno a me smettevano di mangiare come se il povero grassone ne potesse essere turbato.
Non era un programma a eliminazione, ma ci dovevi restare per l'intera stagione: dodici puntate di un'ora per dodici lunghe settimane. Gli autori fecero del loro meglio per ridurre il mio tempo sullo schermo, ma uno dei dogmi del programma era la verifica del peso alla fine di ciascuna puntata, quando i ciccioni ricevono l'applauso per i chili persi e vengono incoraggiati a non mollare.
Quando arrivava il mio turno, c'era un silenzio di tomba. Nessuno sapeva cosa dire, neanche la presentatrice perfetta come una mannequin, in piedi con la messa in piega impeccabile, il microfono immobile sulle labbra gonfie di botulino.
E ogni settimana ingrassavo sempre di più, ottenendo un nuovo record personale. All'inizio, furono solo due chili, che i nutrizionisti giustificarono dicendo che la nuova dieta aveva bisogno di tempo per funzionare: "effetto rimbalzo", lo definirono. La seconda settimana ingrassai di più, quattro chili e mezzo, per i quali posso tranquillamente dare la colpa al nuovo Krispy Kreme aperto lungo la strada, con l'insegna ipnotizzante Krapfen caldi che lampeggiava come la luce di un faro solitario nella notte, segnalando l'approdo sicuro.
Dopo dodici settimane di questo inferno personale, ero ingrassato di trentadue chili. I medici del programma parlarono di problemi ghiandolari, ma la mia tiroide risultò a posto. Non capivano cosa stesse succedendo, ma io sì. Era semplice: io amo mangiare.
Ottenni la fama che cercavo, ma non l'approvazione per il risultato ottenuto. Non ci sono speranze per i ciccioni che non riescono a smettere di prendere peso. Non ci viene riservato altro se non pietà e simpatia.
Le cose non andarono proprio come previsto, come tutto, del resto. Ma l'esperienza non fu una perdita totale (consentitemi il gioco di parole). Uno degli obiettivi che mi ero prefissato lo raggiunsi, anzi lo superai senza il minimo sforzo: un ragazzo grasso dell'Indiana, che non aveva niente di meglio da fare, creò una pagina web solo per me, con tanto di immagini, tabelle di peso, biografia e filmati in cui mangio uno Snickers. Era ossessionato. E, come risultò alla fine, fu una fortuna.
Dopo l'umiliante sconfitta, iniziò una campagna di donazioni on line attraverso il Fondo Grasso, così lo chiamò, il cui scopo fu di alleviare la mia sofferenza e permettermi di pagare veri esperti che mi aiutassero a perdere peso. I soldi arrivarono senza limitazioni.
Non lavoro più, rilascio interviste a Oprah, Larry King, Ellen DeGeneres ai quali parlo dell'umiliazione che ho vissuto e delle mie battaglie personali con il peso e altra spazzatura strappalacrime.
Nel frattempo, il Fondo Grasso continua ad aumentare. Sono diventato un multimilionario facendo quello che mi viene più naturale: mangiare. Posso non aver vinto il montepremi e perso peso, ma ne rido alla grande. Scusate, credo di aver sentito il ragazzo della pizza alla porta.
(1) Catena di ristoranti fast-food in franchising, specializzati in panini e insalate
(2) "Avere più menti (chin) di un elenco telefonico cinese" è un modo di dire popolare poco gentile per descrivere la zona del collo di una persona soprappeso.
Testo segnalato da: Buràn
Link alla versione originale:
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