Dolma alla moscovita
di Anna Rulevskaja, Russia
(traduzione di Manuela Vittorelli)
- Però i georgiani li amate, - dice lui in tono di rimprovero, aggiustandosi gli occhiali sul naso con aria da intellettuale, - Li difendete sempre! E noi armeni(1)?
- Cosa, voi armeni?
- Noi armeni non ci avete mai amati così.
- Aziz-džan(2), adesso voglio dirti una cosa intelligente, basta che non ti offendi. L'amore per il prossimo è una croce pesante... Io per esempio amo te. Ma quanti altri devo amarne? Sono una povera donna russa, ci metto una pazienza infinita per riuscirci. Non fai che lamentarti! Della vita, del tempo, della gente, dell'indimostrabilità del teorema di Fermat...
Sorride maliziosamente, poi mi guarda in tralice:
- Hai distrutto l'Unione Sovietica e adesso ne paghi le spese...
- Io, l'ho distrutta? Chi è stato a cominciare?
- E chi ha incorporato il Karabach nell'Azerbaidžan(3)?
- Colpa mia anche quello?
- Colpa mia no di certo.
- Senti, così andiamo avanti fino a sera. Hai preso tutto? Telefono, libro, gli stampati per la presentazione? Controlla, su. E basta stare in pena. Tu e io teniamo ancora in vita l'Unione Sovietica.
- Temo che non basti, cara. La distribuzione delle forze nel mondo contemporaneo... Dov'è la mia sciarpa?
- Eccola.
- Fa freddo, oggi. E comunque, che clima difficile avete. Niente sole. Non c'è abbastanza vitamina D...
No, la pazienza ha un limite. Mi alzo, e con le mani sui fianchi e una certa aria di sfida dico:
- Allora forse vuoi tornare a Erevan? Per difendere finalmente la tua indipendenza? Penso che tua madre non ti perdonerà mai il fatto che tu abbia avuto solo mogli russe. Non vuoi sposare finalmente un'armena?
- Mio amore, non dire sciocchezze. Mia madre sarebbe felice di sapere che ho te.
- Però tu non glielo dici.
- No, che non glielo dico. Ho chiuso bottega. Non mi sposerò più.
- Ma io vorrei poter abbracciare tua madre!
- Senti, abbraccia mia sorella Šoger, va bene? Tanto più che è quasi innamorata di te.
Lo osservo dalla finestra. Arranca verso la carreggiata, tirandosi su il collo del cappotto. Basso, buffo, fiero. Triste, come un cigno morente. Non riesce a sopportare le alzatacce. Solleva un braccio, ferma una Žiguli mezza sfasciata... Scommetto 100 dollari che al volante c'è un altro armeno.
La sera Šoger viene a trovarmi. Quasi in segreto. Quasi come una parente. Dalla borsa tira fuori un po' di regali.
Marmellata di cotogne, crema per il corpo, l'ultimo libro di Murakami, mascara, un blocco per gli appunti e altro ancora.
- Šoger, mangiamo qualcosa?
- Cos'hai?
- Carne, pomodori, verdure, pasticcio... È rimasto anche del buon Cognac.
Mi lancia uno sguardo interrogativo.
- Sì, - dico io. - Hanno invitato Suren Al'bertovic a fermarsi per la notte. Ho anche fatto i dolma(4). Anche se secondo lui non sono come quelli veri.
- Ah, cara mia, certo che sono come quelli veri, sono gli stessi che preparava la mamma. Tutti cocchi di mamma, i nostri uomini.
Ci sediamo a tavola. Mangiamo, beviamo. Sono un po' ubriaca, quando dico sognante:
- Vorrei tanto andare a Erevan, sai, Šoger?
- Perché?
- Avrei voglia di vedere tutto quello di cui mi ha parlato Suren. Tutti i posti nei quali ha vissuto da bambino. Camminare per quelle strade con lui. Vedere l'Ararat...
- Ah, certo, - disse affettuosamente Šoger, stringendomi a sé.
- Certo, - dice. - Perché lo ami.
Ci vengono le lacrime agli occhi, quasi nello stesso momento.
- Che stupido, - brontolo offesa. - Si lascia sfuggire la vita, e anche la mia. Poi lo rimpiangerà.
- La stessa cosa che gli dico io. Devi farci un figlio.
- Pensi che non lo voglia? Ma non arriva.
Šoger mi lascia andare e con aria concentrata si gratta la punta del naso, largo come quello di suo fratello.
- Sai una cosa? A Mosca c'è un santo. Dicono che dia una mano in queste cose. Bisogna andare lì e far dire delle preghiere.
- Ma che santo è?
- Veramente è un santo georgiano. E anche la chiesa è georgiana. Solo che dà una mano a tutti(5).
(1) L'Armenia è stata una Repubblica Socialista Sovietica fino al 1991. È considerata l'unico alleato della Russia in tutta la regione transcaucasica e la maggioranza degli armeni si dichiara leale alla Russia (che a sua volta ospita la più grande comunità armena della diaspora).
(2) tesoro caro.
(3) Sotto il blocco economico imposto da Turchia e Azerbaijan per il conflitto del Karabakh, la Georgia offre all'Armenia l'unico collegamento via terra con l'Europa e l'accesso ai porti del Mar Nero: ma essendo l'Armenia alleata leale della Russia, che è vista dalla Georgia come nemica, i rapporti tra i due popoli ne risentono. Il protagonista maschile del racconto allude dunque alla storica amicizia con la Russia, alla sindrome di abbandono nutrita nei confronti dell'Unione Sovietica e alla vecchia ruggine con i georgiani.
(4) involtini di verdure con ripieno di carne o riso, piatto della cucina turca diffuso in tutti i paesi dell'ex-Impero Ottomano e nelle regioni circostanti. La variante armena consiste solitamente in riso e carne d'agnello macinata avvolti in foglie di vite o di cavolo, con aggiunta di spezie.
(5) Le culture georgiana e armena sono entrambe cristiane con un proprio alfabeto distintivo; entrambe usano i termini "Apostolica" e "Ortodossa" per riferirsi alle rispettive chiese e il termine "Catholicos" per i loro patriarchi.
Testo segnalato da: Manuela Vittorelli
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