Affamata
di Blessing Musariri, Zimbabwe
(traduzione di Anna Massera)
C'era del sangue sulle scale oggi. Solo io l'ho visto. Era sull'ultimo gradino del corridoio, in un angolo. È lì che mi siedo a volte, quando aspetto che la mamma torni a casa. Sento il ticchettio dei tacchi fuori, nel cortile, seguito dal tintinnio delle chiavi nella serratura e so che quando entra tutto è a posto. Oggi ho aspettato ed aspettato, guardando la porta, ascoltando, osservando la macchia di sangue sul gradino e chiedendomi cosa potesse significare. Papà mi ha fatto andare a letto, non ho cenato anche se mi aveva preparato il mio piatto preferito - hamburger con patatine - non avevo fame. Forse sentirò la sua macchina nel viale prima di addormentarmi.
Ho chiesto a papà se è morto qualcuno. Sembrava molto sorpreso e per qualche minuto ha continuato a ripetere una parola e a fermarsi.
"Perché", gli ho detto, "la mamma sta via molto solo quando va a un funerale."
Ha detto che la mamma non stava tanto bene e che era andata via per un po' per rimettersi. Gli ho chiesto se era caduta dalle scale facendosi male ma papà mi ha risposto dicendo che ho troppa immaginazione e che non devo più sedermi sulle scale.
La mamma ha sempre dei piccoli incidenti, così credo che potrebbe essersi ferita da qualche parte e aver lasciato un po' di sangue sulle scale. Il mese scorso aveva un occhio nero perché aveva sbattuto contro lo sportello della credenza, poi si è fatta male al fianco mentre faceva ginnastica e non riusciva a stare diritta senza lamentarsi per il dolore: mi chiedo se esista una medicina che renda più attenti. Eppure la mamma non è mai andata via senza prima salutare. Non ne ha parlato neanche con Fari o Tendi perché, anche se sono entrambi più grandi di me, non sanno niente. Si sono solo seduti a tavola per cena guardando papà senza dire niente. Fari e Tendi non mi parlano molto - i ragazzi devono essere forti - ma so che sono tristi perché ho sentito Tendi piangere nella loro camera e Fari che gli diceva: "Un giorno papà capirà."
Urlavano molto, soprattutto papà, ma ora la mamma è sempre silenziosa, così tanto che a volte pare stia sognando e non mi sente neanche quando le parlo. Le ho detto che il mio costume da bagno stava diventando stretto, lei mi ha sorriso e ha detto semplicemente "Ok", ma adesso se n'è andata senza comprarmene uno nuovo. Papà non sa neanche dove si comprano i costumi da bagno per la scuola. L'anno scorso siamo andati alle Mauritius e loro si mettevano a gridare tantissimo quando pensavano che fossimo nella nostra camera e non li potessimo sentire. Fari giocava col suo Game Boy e non voleva fare niente di divertente, ma immagino che a sedici anni il massimo del divertimento sia proprio giocare col Game Boy. Tendi nuotava con me e giocavamo nella sabbia - diceva che a volte quando un posto è troppo bello le cose brutte si notano ancora di più. Credo che si riferisse alle urla. Secondo papà è troppo serio per avere tredici anni e gli ha detto che dovrebbe leggere meno e giocare di più, ma la mamma dice che leggere è una buona cosa.
Nessuno di noi ha mangiato la prima notte in cui la mamma è andata via, ma da allora ho sempre fame. Mai Ramai in cucina mi prepara tutto quello che voglio. Mi piacciono soprattutto i pancake col gelato e le pesche sciroppate. A volte le mangio coi guava ma i loro piccoli semi possono essere molto irritanti. Li mangio tutte le volte che voglio. Ieri, per pranzo, ho mangiato del cibo cinese comprato da papà, torta di cioccolato e gelato. All'ora del tè ho mangiato delle focaccine ripiene di marmellata e crema e un frullato di fragola. A cena invece ho mangiato fish and chips e bignè al cioccolato. A volte a scuola riesco solo a pensare a cosa mangerò a pranzo quando torno a casa. Adoro i biscotti Oreo. La mamma non li comprava mai perché sono di importazione e troppo cari, ma papà non legge mai i prezzi, dice soltanto: "Prendi quello che ti serve e andiamo." Mi piace andare a fare la spesa con papà ma mi manca sempre la mamma.
Sono passate due settimane e, ogni volta che c'è lezione di nuoto, dico a Miss Naples che la mamma si è dimenticata di mettermi nella borsa il mio costume da bagno. In un certo senso è vero ma d'altra parte sono contenta che la scuola finisca la prossima settimana. Anche se papà sapesse dove comprare il costume non ne indosserei uno adesso. Jenna Wilson ha detto che sembro un palloncino che è stato riempito d'aria. Ha detto che dovrei iniziare a mangiare delle insalate, come fa sua madre. Credevo che Tino e Ratidzo fossero miei amici ma si sono messi a ridere. A testa bassa, tutto quello che sono riuscita a fare è stato andarmene. È vero. Adesso tutto mi va stretto. Mi sento brutta, ma la fame non se ne va mai. La mamma non è magra, è rotonda e soffice, per me è bellissima ma non sorride molto, forse anche lei si sente brutta. Papà è alto e né grasso né magro. Trovo che sia proprio un bell'uomo e anche la mamma di Ratidzo lo pensa. Sorride sempre e parla molto con tutti.
Fra tre settimane è il mio compleanno, compio nove anni. La mamma aveva disegnato un cuore rosso sul mio calendario così potevo contare i giorni che mancavano. Dovrebbe esserci una festa per me ma se la mamma non torna non so cosa accadrà. Papà non ne sa nulla, è sempre impegnato con il lavoro e non sa nemmeno chi sia la signora che doveva preparare la torta gelato rosa di Barbie. Forse glielo dirà zia Sophie, è amica della mamma ma… non credo che vorrò una festa se la mamma non c'è. Anche quando era triste e silenziosa io sentivo che era tutto è a posto perché c'era lei.
La notte scorsa ho sognato di trovarmi su una piccola barca in mezzo a un grande fiume. La barca stava affondando pian piano perché ero troppo pesante. Tendi stava pescando dalla riva e Fari giocava col suo Game Boy. Continuavo a chiamarli ma non mi sentivano. Poi c'era Miss Naples in acqua che mi diceva che dovevo mettermi subito il costume e smettere di fare la stupida mentre la barca continuava ad affondare. Il cuore mi si stringeva così forte nel petto che sono scoppiata a piangere. Piangevo e piangevo e non riuscivo a smettere finché Fari non mi ha svegliato. Mi ha circondato con un braccio dicendomi che era soltanto un sogno, sei al sicuro; ma gli ho detto: "Non sono al sicuro, Fari, non sono al sicuro senza la mamma. Non riesco a respirare, Fari, dov'è?". Mi ha tenuto la mano finché non mi sono addormentata, ripetendomi: "Tornerà, non preoccuparti."
"Ma dov'è, papà? Perché non chiama neanche per dire che sta tornando?". Metto dell'altro bacon nel piatto e due salsicce, un'omelette e fagioli in salsa di pomodoro. "Te l'ho detto che non sta bene, quando si sentirà meglio telefonerà." A volte papà non dice proprio la verità. Dice delle cose per farci stare calmi ma non sono la verità assoluta. A volte penso che in realtà neanche lui sappia dov'è, ma c'è anche un altro pensiero nella mia testa che mi spaventa. Quando sei cattivo e non vieni scoperto, a volte vieni punito lo stesso.
Non ho il permesso di guardare i film trasmessi dalla DSTV a meno che mamma o papà dicano che posso, ma a volte Fari sblocca il filtro per i film vietati ai minori di 16 anni in camera sua e vado a vedere la tv in sala. Ieri ho visto un film su un uomo che dopo aver ucciso sua moglie per sbaglio durante una lite, ne tagliava a pezzetti il corpo e lo scioglieva nella vasca da bagno con alcune sostanze chimiche. Perché la mamma non telefona? Perché papà ci ha mandato a giocare dallo zio Stan il giorno che sono tornata a casa e ho trovato il sangue sulle scale? Anche 'mai Ramai, Dorcas e il giardiniere Tatenda hanno avuto la giornata libera e sono andati a trovare le loro famiglie. È tutta colpa mia, non avrei dovuto guardare quel film. Papà non è pazzo! Ci vuole bene. Non farebbe mai una cosa del genere alla mamma. Deve stare veramente così male da non riuscire a parlare al telefono.
Oggi mi sono ricordata di una cosa. Una settimana prima della partenza di mamma è venuta zia Sophie a trovarci. Ero seduta sulle scale e riuscivo a sentirle nel soggiorno. Zia Sophie diceva: "Stai correndo un grosso rischio. Questa città è troppo piccola. Lui lo scoprirà e sai cosa farà." La mamma le aveva risposto: "Non mi interessa più, Sophie. Perché lui può farlo ed io no?" "È così che stanno che le cose, Anesu. Non è giusto. Non c'è niente di giusto nel modo in cui vanno le cose."
Ricordo questa parte perché era la prima volta, dopo tanto tempo, che la voce della mamma aveva un suono così forte e reale. Era la prima volta che sembrava non stesse parlando da un qualche posto distante dentro di sé. Non ricordo cos'altro si sono dette, ma poi l'ho sentita dire chiaramente: "Lo amo." In quel momento, qualcosa mi ha fatto pensare che non stesse parlando di papà, ma non avrebbe avuto alcun senso altrimenti. Ama certamente papà, anche se a volte urlano: avrebbero divorziato se non si amassero più. I genitori di Ratidzo sono divorziati, lei mi ha detto che suo padre si è innamorato di un'altra e che sua madre non lo amava più.
C'è qualcosa dentro di me che mi fa tanto soffrire. Non sto bene ma so che non esiste medicina che possa guarirmi. Sono felice che la scuola sia finita perché non riesco quasi più ad alzarmi la mattina. Non mi va di farlo, ma poi ci sono Tendi e Fari che riescono a convincermi. Papà dice che non posso essere malata perché ho ancora un ottimo appetito. Mi è venuta fame, ecco qual è il mio problema, una fame che non ha un inizio e non ha una fine.
Domani è il mio compleanno e oggi Fari e Tendi non riuscivano a tirarmi giù dal letto. Adesso so dove va la mamma quando è così distante. È un posto tranquillo dove, anche se tutto fa male, non sei costretto a sentire il dolore. Puoi startene semplicemente in un posto fresco, al buio e lasciare che il dolore si faccia sentire senza di te. So di essere sdraiata sul letto con le lacrime che mi rigano il volto, ma non mi interessa. Anche la fame non mi appartiene più. Tendi sta piangendo, dice a Fari di andare a chiamare papà. È seduto sul letto e mi massaggia la schiena, parlando tranquillamente. Non sento cosa mi dice.
"Come potrei perdermi il compleanno della mia bambina?" Ecco cos'ho sentito ieri, quando papà ha appoggiato il telefono al mio orecchio. Sembrava diversa ma, comunque, finalmente era lei. Ha parlato tanto e tutto quello che riuscivo a dire era: "Mamma, mamma torna a casa!" E continuavo a piangere. Ora sono seduta sulle scale a guardare la porta. Aspetto, ascolto. Fari e Tendi sono con me, papà è andato al lavoro ma ha detto che la zia Sophie porterà a casa la mamma dall'ospedale. Sento la macchina, le portiere che si chiudono e poi dei passi nel cortile. Sono lenti e stanchi. Sembra che non arriveranno mai alla porta quando, ecco, si apre.
Se ne sta sulla soglia. La luce del sole dietro di lei la fa sembrare un angelo. Ha un braccio al collo e il suo viso è diverso: magro, con spazi vuoti, ma il braccio libero si apre e le corro incontro. Tendi e Fari mi seguono e stiamo lì, tutti e tre, abbracciandola, ridendo e piangendo.
Sono seduta sul divano di fianco alla mamma, più vicina che posso. Per la prima volta riesco a sentirle le ossa. Le ossa del suo braccio, delle sue ginocchia e addirittura le costole. La mamma è magra. Mi guarda con uno sguardo triste e profondo e so che capisce che ho mangiato tutto il cibo che lei non ha toccato.
(Per gentile concessione del British Council e del magazine Crossing Borders)
Testo segnalato da: Buràn
Link alla versione originale:
Qui