La sindrome cinese
di Joseph Gauderian, U.S.A.
(traduzione di Daniela Antonella Rocchina Alemanno)



Hank Croix uscì dalla farmacia mormorando fra sé sul fatto che non era riuscito a rinnovare la ricetta per i sonniferi. Gli avevano detto che avrebbe dovuto aspettare fino al ritorno del medico al campo di trivellamento, la settimana successiva. Non importava a quel vecchio e stupido farmacista quanto pericoloso fosse lavorare senza dormire, stupido stronzo, pensò Hank mentre fissava il terreno accidentato lungo la strada di ritorno al suo alloggio.

Quella mattina era steso con gli occhi aperti e aspettava che la sveglia suonasse, la voce di sua madre era risuonata nella camera buia assieme al vento stridente che soffiava da Prudhoe Bay. Dopo sedici mesi di trivellazioni in Alaska alla ricerca di petrolio, Hank Croix aveva imparato a ignorare il rumore del vento, ma non quell'acuta voce dalla tomba.

Risuonava sempre come quando lei era all'istituto psichiatrico e come sempre smuoveva un ricordo che lo perseguitava da anni, ultimamente con maggiore frequenza. "Henry" - lei lo pronunciava Ahn-ri - "guarda chi è venuto a trovarci. Lo zio Bill! Resterà con noi per un po'". Quelle parole ricreavano la scena agli occhi di Hank: il sole caldo, il suono della risacca del Golfo, il ragazzino che scavava nella sabbia di Galveston Beach.

Poteva vedere quel ragazzo continuare a scavare nella sabbia, senza prestare attenzione all'ospite. Il ragazzo sapeva che lo zio Bill non era veramente suo zio e poteva vedere che non gli aveva portato un regalo come l'ultima volta. Se ne stava nel buco, sprofondato dalla vita in giù, e tirava fuori la sabbia dal secchiello pieno, ora più velocemente con l'arrivo di quest'uomo allampanato, coi baffi sottili, gli stivali luccicanti e una grossa fibbia sulla cinta.

E quando l'uomo disse: Che bel buco che hai fatto, ragazzo. Molto presto avrai scavato fino in Cina, Hank continuò ad ignorarlo, ma più tardi avrebbe chiesto a sua madre se, proseguendo a scavare, sarebbe veramente arrivato fino in Cina.
Ma sì, tesoro, aveva sorriso, e probabilmente incontreresti un simpatico ragazzetto cinese che scava dall'altro lato, venuto per giocare con te. La voce della mamma finiva sempre con l'essere dolce e calma, prima di abbandonare il suo ricordo.

Una volta lavato e vestito, Hank si chiese se il ricordo persistente dell'infanzia significasse che gli ultimi eventi erano stati profetizzati da quel giorno di tanto tempo fa. Quel simpatico ragazzetto cinese non è venuto a giocare con me. Papà può testimoniarlo, pensò. La mamma si sbagliava su quel ragazzino, forse a causa dello zio Bill.

Più tardi, in sala mensa, Hank stava sorseggiando la terza tazza di caffè prima di dirigersi al campo, quando uno dei suoi operai si sedette davanti a lui. "Cosa sta succedendo, capo? Abbiamo trivellato tre volte ed è tutto secco. Sei sicuro che sotto questo versante ci sia il petrolio?"
"Non so spiegarlo, Slink" rispose Hank. "Tutto ciò che posso dirti è quel che mi ha riferito il geologo. Perforate nella tundra ghiacciata, andate giù per altri ottocento piedi e sarà come stappare un barilotto di birra. Hanno visto il fango tratto da quel livello di profondità. Nessuna traccia di petrolio. Terremo duro, Slink, fino a quando non ci diranno di fermarci o fino a quando non smetteranno di pagarci."
"Cominceremo tutti a parlare da soli, Hank - come ti ho visto fare negli ultimi giorni - se oggi non scopriamo un pozzo."

Hank non riusciva a ricordare un periodo più frustrante di quello. Da una vita lavorava nei campi petroliferi, prima in Oklahoma, poi nella sua Louisiana. Aveva lavorato per anni nei caldi deserti dell'Iraq e ora si stava abituando al gelido versante nord dell'Alaska. Era il suo lavoro e si spostava con lui così come un impiegato si sposta in una nuova sede.

Dopo circa trent'anni di economie, di cui gli ultimi dieci come trivellatore, aveva ammucchiato un bel gruzzolo, un portafoglio di azioni da un milione di dollari. Magari me ne vado in pensione presto, pensava. Metto su casa. Non sono troppo vecchio per crearmi una famiglia con una brava donna. Ma in quel momento la mente di Hank era concentrata sul perché la sua squadra non avesse scoperto un pozzo quando tutti i dati geologici facevano pensare a un ricco campo sotto le loro trivellazioni. La trivella era stata trasportata in diversi punti e la squadra di Hank non aveva trovato petrolio in nessuno di questi.

Una volta era carico di energia e guidava la sua squadra con rigore, ma ora Hank si sentiva stanco. 'Un tempo dormivo bene', aveva detto al medico del campo. 'Ora mi sveglio spesso e non riesco a riaddormentarmi. Ero un tipo calmo, ora mi agito al buio e non so di cosa ho paura. Quando non c'è petrolio nel sottosuolo, mi sento come se non ci fosse il sangue nelle mie vene. E poi vedo il ragazzo che scava la sabbia.'
"Che diavolo succede, Chauncey? Stiamo facendo qualcosa di sbagliato?" aveva chiesto al direttore del campo.
"Non posso dirti un cazzo di niente, Hank. Non dico io ai bastardi dove trivellare", era stata la secca risposta di Chauncey per mettere fine alle domande.
Hank, scuotendo comprensivamente la testa, aveva detto "Non molleremo, Chauncey. Forse saremo fortunati prima che arrivi la squadra che ci darà il cambio".

Ma quella mattina le cose non andarono diversamente. La punta perforò velocemente e in profondità, proprio come durante le altre trivellazioni, ma quando esaminò la melma che era risalita dall'ultimo buco, più o meno a diecimila piedi di profondità, non c'era traccia di greggio.

La squadra si avvicinava alla fine delle quattordici ore lavorative giornaliere e all'ultimo dei quattordici giorni di rotazione. Tutti odiavano finire il turno con un rapporto negativo. Sapevano che due settimane di pausa avrebbero mitigato la frustrazione, ma sapevano pure quanto li avrebbe seccati ritornare e sapere che la squadra con cui si alternavano aveva scoperto un pozzo.

Venerdì era la serata della bistecca e Hank avrebbe lasciato il campo la mattina e non sarebbe scappato via subito dopo una doccia come faceva la sua squadra. Per lui nessun volo per Fairbanks come i giovani stalloni in cerca di bar e donne. Giù all'autostrada di Dalton avrebbe preso l'autobus per Deadhorse, una città calma, una barzelletta per i giovani operai. " Passare due settimane a Deadhorse è come bastonare a morte un cavallo già morto(1)" era la cantilena. Hank non aveva mai rivelato il suo accordo con l'albergo di Deadhorse. La sua stanza aveva sempre una bottiglia di buon cognac.

Quando la giornata lavorativa finì, Hank rimase al campo di trivellazione dopo che tutti erano andati via, girando intorno alla terra sfregiata che gli ricordava una tomba vuota. Il vento dalla baia iniziò a raccogliere e a trasportare una folata di neve leggera. Strinse le stringhe dell'eskimo e si fermò. Sentiva qualcosa, un suono, no, una voce che veniva dal suolo. Forse è il vento, pensò. No, è una voce, ma non riesco a distinguere bene.

Sperò che il vento si fermasse un attimo. Ma era certo; aveva sentito una voce. La voce giungeva rapida e increspata come il vento, ma non era il vento. Era una voce, una voce cinese. Gli ritornò in mente il giorno in cui aveva scavato nella sabbia di Galveston Beach - la mamma, lo zio Bill, il secchiello, il ragazzo cinese.
Si ricordò di quel film che aveva visto in Iraq, La Sindrome Cinese. Una fusione nucleare che brucia attraverso la Terra fino in Cina, come aveva detto la mamma. Non siamo poi molto lontani. Il mondo è un posto piccolo e so di orde di gialli che vogliono ciò che abbiamo noi. Forse posso fermarli!

I mezzi per il rientro verso la zona degli alloggi erano già partiti, così si avviò verso l'ufficio del direttore con un passo frettoloso reso ancora più veloce dal vento che soffiava alle sue spalle. C'era una luce che brillava dalla finestra del bungalow, così bussò e aprì la porta.
"Hank, che diavolo fai qui? Sei oltre l'orario e dovresti esser lì a prepararti per due splendide settimane a Deadhorse".
"Ti devo parlare, Chauncey. Cosa sai dell' industria petrolifera in Cina?"
"Hank, per l'amor di dio! Di che cazzo stai parlando? Stai pianificando di andare a trivellare in Cina?" Chauncey si calmò. "Va bene. Cosa vuoi sapere? Hanno un'industria piccola, più che altro nel nord-est. Non ho molte notizie, ma sono molto attivi giù in Thailandia. Ma dato che la loro economia sta esplodendo, avranno bisogno più di petrolio che di riso e tè. Allora, perché t'interessa?"
Hank rimase in silenzio per un minuto, per riordinare le idee. Non voleva dire al capo qualcosa che potesse risultare folle. "Chauncey, sai che abbiamo trovato la secca in quattro scavi, come se non ci fosse petrolio laggiù. Be', pensi sia possibile che il petrolio sia stato rubato?"

Chauncey alzò le sopracciglia, si accese un sigaro, fissò da dietro gli occhiali Hank e poi gli porse la scatola dei sigari. Il trivellatore ne prese uno e se lo mise in tasca. Poi il capo disse: "Va bene, Hank, che cosa bolle in quella fottuta testa pazza Cajun(2). Sputa l'osso."
"Penso che i cinesi potrebbero praticare delle perforazioni orizzontali per rubare il nostro petrolio. So che non potrebbero farlo dal loro continente, ma se usassero dei sommergibili lungo la costa? Potrebbero intercettare i nostri pozzi e prosciugarli."
"Ho sentito bene, Hank?"
"Dicono che qui il petrolio ci sia, Chauncey. E allora, dov'è? E ho sentito delle voci"- si fermò all'improvviso prima di continuare. "È un atto di guerra, vero Chauncey? Non dovremmo chiedere alla Guardia Costiera di investigare? O dirlo ai proprietari della concessione? Mi sembra che questo spieghi perché non abbiamo trovato nulla."

Chauncey tirò una grossa boccata dal sigaro, soffiò il fumo verso il soffitto del capanno e disse: "Hank, fammi un favore. Vai in mensa. Mangiati una bella bistecca di quelle grandi. Vai nella tua stanza e fatti una dormita. Se non avessi paura di farmi licenziare, ti darei qualche bicchierino di liquore per farti rilassare. Domani porta le tue chiappe fuori di qui, vattene a Deadwood. Ho sentito che laggiù c'è una squaw tutta eccitata che aspetta solo te."

Hank vide lo sconcerto sul volto del capo. Era rabbia? Sorpresa? Sarebbe passata? Cercava d'immaginare come appariva la sua faccia agli occhi del capo. Desiderava avere uno specchio per potersi guardare. Perché Chauncey mi parla così? Mi conosce da anni. Lo sa che non vado a donnacce. Una sola volta, a New Orleans, ma ero ubriaco. E l'ho confessato a un prete quattro o cinque volte.

Hank lasciò il capanno contrariato, parlando da solo, ripetendo la conversazione appena fatta. Pensò fosse meglio seguire il consiglio di Chauncey e si diresse alla mensa.
"Fame, Hank?" chiese Ho stando in piedi, mentre Hank sedeva al tavolo vicino al bancone della cucina. Alzò lo sguardo, sorpreso di vedere un viso asiatico che lo fissava sorridendo. "Oh! Certo, Ho, mangerei qualcosa se non è troppo tardi."

Ho gli fece una bistecca alla griglia alta un pollice e Hank rimase seduto a mangiucchiarla. Chauncey potrebbe essere coinvolto in qualche modo, pensò. Forse potrei andare io stesso dalla Guardia Costiera. C'è molta carne al fuoco. Quando la parola "carne"(3) gli entrò in mente, guardò la bistecca davanti a sé e si sforzò di trovare qualche significato. Di chi posso fidarmi, si domandò. Era certo che la voce che aveva sentito prima era cinese. Fissò Ho mentre puliva dietro il bancone.
Hank ebbe timore di mangiare ancora. Spero di riuscire a dormire stanotte e di non vedere quel buco nella sabbia - sarò in grado di impedire all'orda dei gialli di conquistare il mondo?
"Qualcosa non va con la bistecca, Hank?" chiese il cuoco, distogliendolo dai suoi pensieri.
"No, nulla, Ho. Grazie. Sono solo stanco. È ora di andare a nanna."

Niente gli sembrava chiaro, quella notte. La sua mente confusa sapeva dove si trovava, per quale motivo era lì, e capiva la delusione di non riuscire a portare a termine il lavoro, ma tutto era annebbiato da un senso di pericolo. Era davvero sul punto di scoprire una cospirazione che avrebbe avuto conseguenze pesanti sul mondo? Oppure, inconsciamente, stava cercando una scusa per il suo fallimento come trivellatore?

Andò su e giù cercando di prendere una decisione, provando a stancare il cervello che si affannava prima di andare in camera. È un bene avere una propria stanza, pensò, un privilegio dovuto alla sua posizione e ai suoi anni di lavoro.

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"Henry!"
"Mamma?"
"Oh piccolo mio, cosa ho fatto?"
"Non è stata colpa tua, mamma. Papà non è morto a causa tua. E' stato ammazzato dai cinesi. Lo hanno ucciso in Corea, mamma."
"Ero così sola, Henry. Tu sai cosa significa esser soli, piccolo mio. Mi mancava tuo padre e avevo bisogno di un uomo."
"Volevo essere io quell'uomo, mamma, ma tu ti sei allontanata da me. Ho sempre pensato che papà era stato ucciso perché eri cattiva. Ma io sono stato cattivo, seppellendoti viva in quell'istituto. Se solo avessi costruito una casa per te … se solo fossi rimasto con te, forse saresti stata meglio."
"Ero come morta, Henry. Lo avevi compreso dopo la visita in cui non ti avevo riconosciuto. C'era dolore sul tuo viso, piccolo, ma non faceva differenza per me. Non avrebbe fatto differenza se fossi rimasto con me, tesoro."
"Resterò con te ora, mamma. Diventerò un eroe contro i cinesi, come papà. Vedrai. Sarai orgogliosa di me. Sarai orgogliosa di me."
Chiuse gli occhi. Quella notte, per la prima volta dopo mesi, sentì il suono del vento soffiare da Prudhoe Bay e questo scosse ogni centimetro del suo corpo.

L'albergo di Deadhorse aveva altri ospiti oltre a Hank Croix, soprattutto cacciatori di cervi e venditori intenzionati a piazzare a Prudhoe Bay un nuovo prodotto chimico o una qualche apparecchiatura. L'ultima sera, all'orario di cena, Muffin Smart, il proprietario creolo dell'albergo, vide Hank muoversi tra i tavoli avvertendo dell'avvicinarsi di una guerra contro la Cina. Urlava che i cinesi stavano rubando il petrolio americano, che erano pronti a un attacco e che dovevano esser fermati subito. Muffin fece del suo meglio per calmare Hank.
"Pensavo che questa città fosse calma", disse un venditore. Un altro aggiunse: "Voglio quello che ha preso lui."

Quando Hank quella mattina non scese per la colazione, Muffin si preoccupò e aprì la porta della sua stanza. Era sul letto, vestito, raggomitolato in posizione fetale e con gli occhi aperti. Fissò senza espressione il locandiere che lo scuoteva.
"Hank, lo so che ti arrabbierai con me, ma hai bisogno di tornare un po' in Continente(4) e prenderti una pausa. Chiamerò qualcuno a Prudhoe perché ti vengano a prendere."
Il trivellatore distolse lo sguardo da Muffin, farfugliando qualcosa sullo scavare nella sabbia, e chiuse gli occhi.



1 to beat a dead horse: combattere una battaglia persa. Gioco di parole intraducibile con il nome della città di Deadhorse (NdR)
2 Cajun: abitante della Louisiana di origini francesi (NdR)
3 nel testo originale, il gioco di parole è tra steak (bistecca) e at stake (in ballo, qui tradotto come molta carne al fuoco per mantenere il rimando) (NdR)
4 nel testo originale: the lower forty eight: espressione usata soprattutto dagli abitanti dell'Alaska per indicare gli Stati Uniti continentali, con l'esclusione di Alaska e Hawaii (rispettivamente 49° e 50° stato degli U.S.A.) (NdR)



Testo segnalato da: Buràn
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