Giallo Lattice
di Monica Arac de Nyeko, Uganda
(traduzione di Emanuela Pozzi)



Il mio fratellino Toto è fuori da qualche parte. Ma chi si preoccupa per quel pigmeo? Io e mia sorella maggiore siamo sedute sulla struttura metallica del letto a castello in cucina. Il calore aspira tutta l'aria fresca. Dobbiamo respirare con le bocche aperte come i pesci. La cucina ha solo una piccola finestra che è lontana dal focolare. Adong non la apre mai. Anche lei è una pigmea. Ma' dice che non posso chiamarli pigmei. Quando parlo così dice che significa che non sono educata e i grandi odiano i bambini così. Ma' dice che chi è basso non è automaticamente un pigmeo. Toto e Adong non sono così bassi come credo, mi dice. Heheheheheh. Certo che lo sono, almeno per la loro età. Toto ha sei anni. Sono più grande di lui di quattro. Di Adong, non sono sicura della sua età. Deve essere molto più grande perché i suoi seni non stanno più su. L'altro giorno ho sentito i vicini dire che non è nemmeno la mia vera sorella. Io però non volevo dirle queste cose in faccia. Mi fa il bagno quando non mi sento bene e stira i miei vestiti e lucida le mie scarpe della messa anche quando Ma' non le ha detto di farlo. Però mi ci ha costretta. Dissi a Adong che volevo dormire. Mi sentivo svenire. Pensai che probabilmente avevo mangiato troppo. Mi sentivo così debole e incapace di alzarmi da tavola. Adong sembrava stare abbastanza bene. Stava raccogliendo i piatti dal tavolo e faceva avanti e indietro dal soggiorno.

Non sto mentendo. Lo dissi a Adong dopo che lei mi lanciò un'occhiata e se andò, e lasciandomi a lavare i piatti. Disse che avevo un diploma in bugie e che non potevo ingannarla perché conosceva tutti i miei trucchi, a differenza di Ma' che prendevo in giro come volevo. Le corsi dietro e la picchiai sul sedere. Scappai fuori. Conoscevo Adong a memoria, come una favola. Se corro fuori, lei si precipiterà dietro di me per essere sicura che non sparisca fino a sera. Ma' la punirà facendola sedere fuori di notte con tutti i pipistrelli che volano. Adong si spaventerà e griderà ad alta voce. I vicini la sentiranno. Lei dirà che ha visto un fantasma volante venirle incontro. Lo ha sentito farsi strada tra le foglie di banano. Ha agitato le foglie di banano secche. Woaaaaaaaaa. Kwaaaaaaaaa. Woaaaaaaaaa. Ma le dirà di rientrare immediatamente. Non ci sono fantasmi se vuoi saperlo, solo pigmei come Adong e Toto.

Torna indietro prima che cominci a prenderti a sassate, urlò e mi inseguì quando le picchiai il sedere. Non sei nemmeno mia sorella. Le gridai di rimando e continuai urlando quanto avevo sentito. Mamma ti ha raccolta da un bidone della spazzatura a Lede. La tua vera madre ti ha gettato via! Quindi non rompere. Dovrei picchiarti, Nja kukuba! Puntai il dito verso di lei e sbattei gli occhi come le ragazze grandi: su e giù molto rapidamente per mostrare che ero dura. Lei si fermò, sembrò pensarci e mi inseguì di nuovo dicendo che Ma' avrebbe pensato a tutto quella sera quando sarebbe ritornata. Però Ma' non avrebbe pensato a niente. Mi ammalavo molto spesso. Ogni volta che succedeva Ma' sedeva vicino a me frizionandomi il petto con la mano o prendendomi la temperatura. Quando la febbre saliva molto e mi sembrava che il letto girasse intorno e mi ci agitavo sopra, Ma' non andava al lavoro. Stava vicino a me tutto il giorno e mi chiamava mio dolce avocado. Dolce jackfruit. Piccola mia. Resta con me, piangeva.

Ultimamente non mi ammalo più. Però a volte, quando voglio sentire dolce avocado e jackfruit, mi metto a letto e urlo, mamma, mamma. Ammalata. La mia testa. Mi prende la temperatura e mi sente il cuore. Dice: batte bene. Sei sicura? E allora comincio a contorcermi nel letto. Faccio andare gli occhi su e giù. Toto mi ha insegnato come fare per mandare le pupille in alto in modo che lei veda solo il bianco, come se stessi morendo. Ma' ordina a Adong di andare a chiamare il dottore, anche se non ne ha voglia. A volte, dico, comincio a sentirmi meglio adesso, non chiamare il dottore. Però Ma' dice che la mia malattia sta cambiando e dobbiamo vedere con il dottore. Ma' dice che ho un cuore debole. Ultimamente mi sento bene la maggior parte del tempo. Ho solo qualche capogiro e devo riposare. Ma' comincia a pensare che devo essere portata all'ospedale. Chiede se sto bene. Le parlo con voce bassa e le dico che voglio uova e pane perché mi sento la bocca amara e potrei svenire da un momento all'altro. Latte, uova e pane sono il cibo della mia malattia. A nessun altro è permesso mangiarli, a meno che non siano ammalati anche loro. Toto e Adong non si ammalano mai. Sono bassi come tamburi, ma il loro cuore è forte. A volte mi sento in colpa e do loro un po' del mio pane. Mi guardano e li vedo ingoiare saliva in quelle bocche vuote.

Se sei una vera donna, prendimi, urlai a Adong tirando fuori la lingua. Adong mi seguì correndo come un verme. Lo sa che non è capace di correre. Non so perché ci prova.

Sollevai la gonna e tirai giù le mutandine rosse e le mostrai il sedere. Ma' le fa lavare le mie mutandine al mio posto. Adong dice che sono grande abbastanza da lavarle da sola e che dovrei imparare a usare la carta igienica! Hehehehehe.

Oggi la nostra cucina sa di salsa di arachidi mista a pesce e a posho(1). Mmhh! Ecco cosa stiamo cucinando. Abbiamo appena preparato il sigiri(2) e la carbonella sta iniziando a diventare davvero calda e color porpora-rosa-rossa-nera. Adong ha dovuto accendere il sigiri da sola. Sta per preparare il pranzo da sola. Non mi piace cucinare. Il calore del sigiri mi screpola la pelle e la brucia. Adong mi permette sempre di affettare le cipolle, cosa che comunque preferirebbe fare da sola. Dice che le taglio troppo grandi e che le faccio cadere tutte per terra invece che nel piatto appoggiato sul mio grembo. Quando mi dice qualche cosa le urlo dietro e la chiamo pigmea. Questa parola la feriva sempre. Ultimamente non ha lo più stesso effetto. Devo cominciare a chiamarla in qualche altro modo. Qualcosa come, fatemi vedere… fantasma? No. Lava-mutandine? No. Ah, Namutebi! Questo la caricherebbe di sicuro. Odia Namutebi quella donna pazza che sulla strada principale passa il tempo parlando a se stessa e che fa da mamma a una grande bambola fatta di fibra di banana.

Ultimamente Ma' mi porta dal dottore solo due volte l'anno, non tutte le settimane come quando ero piccola. L'ultima volta il dottore ha usato ancora il suo coso per sentire. Quello che mette nelle sue orecchie e sul mio petto. Disse: sta andando bene. Dovremmo poterle togliere le medicine! Ma' si girò verso di me, mi afferrò per le orecchie e mi scosse la testa. Hai sentito? Mi disse. Annuì. Era quello che voleva che facessi. Non sa che ho smesso di prendere le medicine circa due anni fa. Non lo ha mai immaginato, che potessi: beh, mi si fermavano in gola. Le pastiglie sono troppo grandi e mi fanno sentire la gola come una fogna bloccata.

Se Adong sapesse delle medicine lo direbbe a Ma'. Come potrebbe saperlo però se le getto nella latrina? Adong ha cercato inutilmente qualcosa da usare con Ma' contro di me. Per questo ultimamente mi pizzica le labbra con le sue unghie affilate. Si taglia le unghie a forma di piramide con la lama di un rasoio. Sembrano aghi. Adogn dice: se glielo dici, questa volta ti faccio tagliare le cipolle e ti faccio sedere sul sigiri acceso. Adong imita la mia voce. Io non uso questi falsetti e questi toni infantili. Parlo come Ma', con un tono profondo e molto seriamente, le mani incrociate al petto come una scout. Ma' ci proibisce di usare la paraffina per accendere la carbonella nel sigiri. Dice che la paraffina costa troppo e solo quando cominceremo a lavorare tutto il giorno tagliando l'erba al Consiglio Cittadino di Kampala come fa lei allora potremo sprecare le cose. Fino ad allora dovremo fare come dice lei senza dire: ma mammaaa, ma mammaaa.

Ma' dice che le mie medicine sono troppo costose. Dovremmo evitare di sprecare le cose incluso il sapone per lavare che dimentico sempre nella vasca quando faccio il bagno. Ma' dice che è stanca di ripetermi le stesse cose. Se non fosse per il mio cuore, mi darebbe un ceffone per insegnarmi una lezione che non scorderei mai più. Ma' da sempre dei ceffoni a Toto, sulla guancia destra e su quella sinistra - pa, pa. È così stupido. Si merita i ceffoni. Ogni giorno Ma' gli dice: non uscire a giocare sotto la pioggia, prenderai la febbre. Lui esce sotto la pioggia e due settimane dopo ha la febbre e la malaria. Ma' dice: non andare a giocare con quei bambini dei bassifondi, i loro genitori non li tirano su bene. Il giorno dopo lui va per tutta la tenuta a raccogliere la spazzatura con quei bambini sporchi e puzzolenti e si taglia i piedi con le bottiglie rotte e le lattine di carne. Toto comunque torna sempre a casa la sera da qualunque posto si trovi. A pranzo non mangia. È occupato a vagabondare e a raccogliere qualsiasi cosa su cui può mettere le mani. Non va a scuola. Ma' dice che non può pagargli la scuola e contemporaneamente continuare a comprare le mie medicine. A volte vorrei dirle: Ma' mi sento meglio, non prendo più quelle medicine. Ma Toto è così stupido e forse anche se andasse a scuola continuerebbe a raccogliere spazzatura e a trovare oggetti.

Quando Ma' ritorna dal lavoro, se non è troppo stanca, cerca di insegnare a Toto le addizioni, le moltiplicazioni, le sottrazioni e le divisioni. Lui la guarda arrabbiato. Dovrebbe smettere. Ma' non ha un posto di lavoro preciso. Ogni giorno il pick up a strisce verdi e gialle li porta in un nuovo posto in città dove l'erba alta richiede pulizia. Ma' estirpa le erbacce dai giardini dei grandi edifici della città con le fontane d'acqua, i fiori frangipani, e la grande scultura di cemento raffigurante una donna con in braccio un bambino. Quella donna è alta. Non è bassa e grassa come Ma'. Penso che Toto e Adong le somiglieranno quando cresceranno. Ma Toto non crescerà mai.

Con una mossa a sorpresa che non è da lui, oggi Toto è tornato a casa per pranzo. Quando arriva, io e Adong siamo ancora sedute sul letto in cucina. Le arachidi e il pesce stufato sono quasi pronti. Toto che normalmente raccoglie cose di plastica che lui e gli altri bambini vendono nelle fattorie dall'altro lato della strada, ha una piccola borsa di polietilene bianca. Tutto il corpo è sporco di polvere marrone, solo i suoi denti bianchi sono puliti. Toto puzza. Eh! Odia lavarsi o strofinarsi. Non voglio nemmeno chiamarlo per nome, il mio fratellino. Ma Toto significa piccolo e in pratica è come chiamarlo sempre fratellino.

Toto è tutto eccitato. Guardate cosa ho trovato oggi, dice. È stato ancora all'ospedale Mulago. Toto apre la sua borsa e la rovescia per terra. Puzza di ospedale. Odio quell'odore. Toto ha raccolto siringhe, tubi e aghi usati. In un'altra borsa più piccola Toto porta le più splendide cose di gomma gialla che abbia mai visto. Sono cinque in totale. Ognuna è lunga e a forma di banana però con un'apertura a occhiello in cima. Sono tutte viscide. Adong ne prende una, la osserva e dice che dovremmo gettare quelle cose nel cassonetto più vicino che riusciamo a trovare o addirittura bruciarle. Dice che vengono usate da uomini e donne che usano per divertirsi. Non toccatele! Io e Toto siamo troppo occupati a immaginare che cosa siano per preoccuparci di questa pazza Namutebi. Toto dice che ha preso queste cose da un'altra pattumiera vicino all'ospedale. Forse sono dei palloncini, dico. Somigliano a quei palloncini lunghi che si usano per le decorazioni di Natale. Ma questi sono più larghi e gli occhielli non sono così stretti come nei palloncini veri. Sono dei palloncini, insiste Toto. Arrivano da oltreoceano. Toto ne prende uno e soffia. Faccio lo stesso. Adong esplode come una bomba. Dice che ci ammaleremo di AIDS. Dovreste imparare a ascoltare quando vi si dice qualche cosa. Quando entrambi sentiamo AIDS, ci preoccupiamo di sfregare le nostre bocche con sapone, acqua e spazzolino. Stiamo entrambi piangendo come se ci preparassimo per il nostro funerale. Cosa è l'AIDS Adong?, chiedo. Non risponde, dice solo che farà bollire altra acqua e sfregherà le nostre bocche con un detersivo più forte e questa volta sfregherà le mie labbra fino a quando sanguineranno e Ma' non avrà niente da ridire. Com'è possibile? Lei ride.

(1) farina di granturco
(2) stufa

(Pubblicato per gentile concessione del British Council e del magazine Crossing Borders)



Testo segnalato da: Buràn
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