Il patto di Beano
di Rob Roberge, U.S.A.
(traduzione di Claudia Picchioni)



"Perché proprio io?" chiede di nuovo Gray a Mellisa, il redattore dei servizi speciali.

"Conosci la boxe e il linguaggio dei segni" risponde lei da dietro la scrivania "Sei quello che più si avvicina a un esperto".

"Va bene, ma una scimmia pugile?"

"Non chiamarlo scimmia. Sono molto sensibili al riguardo."

"Chi? I suoi padroni?"

"No" risponde Mellisa "Le scimmie". Quindi innervosita si corregge "Volevo dire gli scimpanzé".

"Uno scimpanzé pugile?"

"In pensione" risponde lei. "Uno scimpanzé pugile in pensione. Ecco il suo dossier" Mellisa gli consegna una busta manila. "Leggilo, conoscilo. Se prendi la cosa sul serio, farai davvero un buon articolo, un pezzo sicuramente interessante dal punto di vista umano".

"Umano?"

"Non mettermi in imbarazzo".

Gray lascia l'ufficio e va a pranzo; ha con sé il dossier, su un lato della busta c'è scritto "Beano".

Gray ha appuntamento con l'amica Holly al Hob Nob, un bar all'aperto sulla 301, l'ultimo testimone dei bei tempi andati, prima che la Interstate 75 si facesse strada lungo la costa occidentale lasciando alla 301 solo il ricordo ormai lontano del flusso di denaro turistico.

Ora, nota Gray, non è rimasto gran che. Il vecchio hotel Sarasota è abbandonato, eccetto la parte anteriore, dove prima c'era il vecchio bar ora c'è un ufficio di collocamento. "Cercasi personale maschile. Ogni giorno ore 5 del mattino".

"Forse dovrei provarci" dice Gray a Holly.

"Cinque dollari all'ora per romperti la schiena", Holly fa una smorfia "Stai dove sei".

"Tutto questo mi sta facendo impazzire. Non è quello per cui ho studiato, intervistare vedove di 70 anni e ora…" Gray scuote la testa e lascia il pensiero inespresso.

"Ora parli con le scimmie" dice Holly sorseggiando una birra "Potrebbe essere peggio" ed indica l'ufficio di collocamento.

"Collaboro a una cazzo di rivista per pensionati, Hol. E non sono nemmeno in una buona redazione."

"Cristo, Gray. Sei in Florida. Durante la stagione dei pensionati potresti andare da un capo all'altro di questo Stato camminando sui cofani delle loro Cadillac azzurro-polvere". Holly affoga un gamberetto nella salsa cocktail e lo addenta. "Per forza lavori a una rivista per anziani. Conosci le statistiche demografiche, amico"

Gray sfiora il bordo del dossier su Beano, la busta manila ha macchie scure causate dal sudore che gocciola dalla sua fronte. Scrolla la testa e apre la busta. Guarda su e giù lungo la 301.

"La sala d'aspetto di Dio", dice.

All'una e trenta Gray arriva al cancello deteriorato del Tyler Museum, un museo di animali addestrati. Negli anni sessanta e settanta i Tyler giravano il paese - per lo più nel sudest - con uccelli che saltavano attraverso i cerchi, alligatori addomesticati e uggiolanti foche comuni, ma la loro attrazione principale erano gli scimpanzé pugili. Dan Tyler offriva 500 dollari a chiunque avrebbe resistito 3 round contro uno di loro.

Gli scimpanzé indossavano calzoncini da boxe professionali, guantoni da 10 once e una museruola, così da non poter usare i denti quando il rivale era ferito. Beano era l'ultimo dei campioni, andato in pensione nel 1974 con un record perfetto di 155 vittorie e nessuna sconfitta. In 22 anni, servendosi di 6 scimpanzé, "Dandy" Dan Tyler non aveva mai dovuto scucire quei 500 dollari.

Gray rilegge tutto ancora una volta nella sua auto, prima di entrare nel complesso per l'intervista. Beano è l'ultimo scimpanzé ancora vivo. Il resto della casa di riposo per animali è in pessimo stato. La dirige la signora Tyler; Dandy Dan è morto da anni, e la struttura è piuttosto in declino.

Alcuni uccelli tropicali vestiti come umani si arrampicano su gabbie esterne, una piccola piscina si trova alla fine di un ciottolato pieno d'erbacce. La piscina ospita sia foche che alligatori, separati da una recinzione di catene.

Gray viene accompagnato alla veranda sul retro dove uno scimpanzé in calzoncini di un blu elettrico sorseggia il suo drink su una poltrona Adirondack. Ha uno di quei cocktail con l'ombrellino, fuma il sigaro e per qualche motivo Gray non può togliersi dalla testa l'immagine di Joseph Cotton in Citizen Kane. Posa il dossier e si presenta nel linguaggio dei segni.

"Non è necessario" dice Beano "Leggo il labiale"

"Davvero?" Gray si accomoda ed apre il taccuino.

Beno rotea gli occhi e dice "No, mentivo".

Gray negli ultimi mesi ha avuto a che fare con molti anziani scontrosi e impazienti ma questo incontro lo trova impreparato. Decide di iniziare in modo semplice ed elementare.

"Dunque, quanti anni hai" gli chiede

"Ventisei" risponde Beano.

Gray sorride "Abbiamo la stessa età".

"Non proprio"

"Perché? Quanti anni hai in anni umani?"

"E come cazzo dovrei saperlo?" scatta Beano. Le sue mani si muovono velocemente, parla alla svelta. "Quanti anni hai tu in anni scimpanziani?" Sorseggia il drink e posa il bicchiere. "Anni umani".

"Scusa" dice Gray, cercando di trovare il lato buono di Beano, sebbene inizi a dubitare che ne esista uno. "Dunque, quanti anni ho io in anni scimpanziani?"

"Pochi. Sei giovane OK?"

"Bene" dice Gray e apre il dossier. Non sta concludendo nulla, ma deve ottenere qualcosa che somigli a un'intervista o potrebbe essere licenziato. Molti pensionati avevano chiamato Mellisa riferendo che Gray era troppo irascibile, un inetto e un incompetente. Ed è proprio così. Giorno dopo giorno Gray si accorge di non essere adatto per questo lavoro, ma non può permettersi di perderlo. Tiene duro.

"Ti manca la boxe?" gli chiede.

Beano lo guarda. "Se mi manca questo costume? Se mi manca essere trattato come un pezzo di carne? Far parte di uno show senza senso?" Scuote la testa. "La prossima domanda".

Gray scarabocchia il taccuino. "Lo prenderò come uno no" dice, mentre scrive.

"Guardami, altrimenti non riesco a leggerti le labbra"

"Ho solo detto che lo prendo come un 'non mi manca', ok?"

"Bingo! Comunque mi manca la violenza. Mi manca il picchiare gli esseri umani".

"155 esseri umani per la precisione" dice Gray.

"Qualcosa del genere"

"Nessuna sconfitta"

"Avevo un jab più pesante di un martello da manovale"

"Io invece avevo un gancio sinistro niente male" dice Gray

"Tu boxi?"

"Ho partecipato ai Golden Gloves. Non come professionista".

"Qual era il tuo record?"

"Non ricordo" dice Gray "Credo trenta e qualcosa vinti - quattro persi", sebbene sappia che era precisamente 30-4.

"Dovremmo provare a farlo" dice Beano

"Cosa, un incontro?"

"No, un balletto. Ma certo, un incontro!" esclama Beano "Hai una curva dell'attenzione di merda, lo sapevi questo?"

"Non combatto più" dice Gray "Inoltre, credo tu sia di un'altra categoria"

"Questo è poco ma sicuro" dice Beano

Verso le quattro, Gray ritiene di aver raccolto abbastanza materiale per fare qualcosa che assomigli vagamente a un tentativo giornalistico professionale. Incontra Holly al Hob Nob.

"Com'è andata?" chiede lei "Non male" risponde Gray. "Mi piace più di altre persone che ho intervistato ultimamente"

"Ha carattere?"

"Cazzo, se ce l'ha!" afferma Gray sorseggiando una birra.

Gray è casa a trascrivere gli appunti, quando squilla il telefono. Solleva la cornetta, ma all'altro capo non c'è nessuno. Riaggancia. Squilla di nuovo.

"Pronto?" Niente.

"Pronto?"

Sente un verso da scimpanzé. Eek, eek, eek. Poi la linea cade. La medesima telefonata si ripete per altre quattro volte nella successiva mezzora, quindi smette per la notte.

Alle otto del mattino, le chiamate ricominciano. Alle nove, dopo una doccia e un caffè, Gray salta sull'auto e va al Tyler. Beano è di nuovo fuori in veranda.

"Mi hai chiamato?" chiede Gray

Beano fa cenno di sì con la testa: "Ho una proposta da farti".

"Chi ti ha dato il mio numero?"

"Sei nell'elenco. Siediti. Dobbiamo parlare"

"Di cosa? Il pezzo è quasi finito".

Beano scrolla la testa.

"Allora?"

"Voglio combattere contro di te per il mio contratto" dice Beano.

"Contratto?"

"La signora Tyler ha bisogno di soldi. Mi lascerà andare per un migliaio di verdoni. Noi combattiamo. Se vinco, sono libero. Se perdo, sono tuo. Ci stai?"

"Io non ho mille dollari" dice Gray

"Allora aiutami a scappare"

"Ma tu sei pazzo."

"Combatti con me per questo. Stesso patto. Tu vinci ed è l'ultima volta che senti parlare di me". Beano guarda Gray. "Dai, ragazzo. Pensi che questo sia facile per me? Non ho mai chiesto aiuto a un essere umano prima d'ora".

"Cosa farai" chiede Gray "se mi batti?"

"Quando ti batterò."

"Come vuoi, ma cosa farai?"

"Questo è affar mio".

Alle otto il telefono squilla di nuovo e Gray si rende conto che Beano non è uno scimpanzé che accetti un 'no' come risposta. Per quattro volte in un'ora il telefono di Gray squilla: dall'altro capo nessun rumore, quindi cade la linea. Alle nove di nuovo.

"Senti" dice Gray al ricevitore, "ci sto pensando, O.K.? Lasciami stare per un po' e ne riparleremo domani". Non è sicuro che Beano riesca a comprendere, ma spera che almeno il tono di voce lo aiuti a capire.

Riaggancia. Il telefono squilla ancora, Gray solleva subito la cornetta.

"Che ne sai della libertà?" chiede. "Non è quel granché che si dice."
"Gray?"

La voce all'altro capo lascia Gray perplesso. Accende una sigaretta e si siede, usando una vecchia lattina di Diet Coke come posacenere. Facendo cadere la cenere, la punta della sigaretta frizza nel liquido raccolto lungo il bordo. La riaccende.

"Gray?"

"Sì?"

"La maggior parte delle persone dice semplicemente 'Pronto'"

"Mellisa?"

"Sì" fa una pausa. "Cos'è che non va, Gray?"

"Pensavo fossi qualcun altro"

"L'ho immaginato"

"Chi?"

"Beano."

"La scimmia?"

"Lo scimpanzé" la corregge Gray.

"Stai ricevendo molte chiamate dai mammiferi inferiori?"

Gray le racconta cos'è accaduto negli ultimi due giorni. Le parla dell'incontro, dell'intervista e in fine del patto con Beano.

"Stai scherzando."

"Questo è ciò che vuole."

"Ci vediamo nel mio ufficio alle otto" dice Mellisa "No, alle nove. Vedrò cosa posso fare"

"Fare? Cosa vorresti fare?"

"A domani" dice lei e riaggancia.

Gray chiede a Holly di incontrarlo per un drink al Hob Nob. Quando torna a casa, dopo mezzanotte, ci sono dieci messaggi sulla segreteria. Il primo è il verso rauco di uno scimpanzé. Beano sembra allo stesso tempo arrabbiato e disperato. Gray cancella gli altri senza ascoltarli.

"Ecco il patto" dice Gray a Beano. Sono le dieci del mattino e Gray è appena arrivato da un incontro con Mellisa e il caporedattore del Sunset Years. "Io e te combattiamo"

"E tu mi fai fuggire" dice Beano.

Gray scrolla la testa "I soldi li passa la rivista".

"Ma allora come faccio a ottenere la libertà?"

"Non ti seguo".
"Vinci tu, appartengo alla rivista. Vinco io, sto qui. Che diavolo di patto è mai questo?"

"No" dice Gray. "La rivista non ti vuole. Vogliono solo un servizio. In entrambi i casi, tu sei libero"

"In entrambi i casi?"

"Non puoi perdere."

Beano sorseggia il suo drink. Guarda Gray e gli chiede: "Dove andrò?".

"Credevo fosse affar tuo".

"Era, ma non pensavo saremmo giunti a tanto. Posso stare con te per un po'?"

"Stai scherzando."

"No."

"Non credo" dice Gray.

"Solo per qualche tempo. Potrei fare un po' di pubblicità alla rivista, apparizioni, cose del genere. Fare un po' di soldi e andarmene. Potremmo essere vicini di casa".

"Non so" dice Gray.

"Per favore" gesticola Beano. Le sue mani ripetono in continuazione lo stesso gesto "Per favore".

Mellisa è eccitata all'idea. La rivista ha recuperato l'investimento di Beano con la vendita dei biglietti e lo spazio pubblicitario. I soldi fatti con lo scimpanzé dopo l'incontro sono puro profitto. Beano, secondo lei, potrebbe diventare la grande mascotte della rivista. Il patto è sottoscritto. Beano farà qualche apparizione e avrà una propria rubrica per i consigli ai pensionati scritta per lui da Gray.

Il combattimento durerà tre round. Gray salta sul ring avvolto da un accappatoio rosso acceso che pubblicizza il Nellie' Kosher New York Deli. Lo ferisce un po' il fatto che il suo sponsor costi meno della metà di quello di Beano.

Beano salta sul ring, indossa calzoncini di un blu acceso e ha l'accappatoio aperto; è sponsorizzato da Quality Tiers. L'arbitro spiega loro le regole e li invita a stringersi le mani. Prima di dirigersi al suo angolo, Beano ammicca a Gray.

L'incontro finisce alla svelta. L'altezza che Gray riteneva un vantaggio si è rivelata un punto debole. Continua a proteggersi la testa e Beano lo aggredisce sul torso, assestandogli ripetuti ganci destri alla cassa toracica. Gray viene suonato come un gong per due minuti, quindi, esausto, lascia cadere le braccia. Beano trova l'apertura e assesta uno, due, tre jab. Uno di questi rompe il labbro di Gray, che cade. La folla gli sembra divertita, il tifo gli giunge ovattato, muto. Vede il suo sangue gocciolare sul tappeto e sviene.

Holly va a trovarlo in ospedale. Il dottore ha detto a Gray che si rimetterà. Ha un paio di costole rotte e gli hanno dato tre punti al labbro inferiore, uno all'interno e due all'esterno.

"Come stai?" chiede Holly.

"Sono stato meglio. E Beano?"

Holly sorride. "È l'idolo della città. È al Nellie's Deli oggi, e domani sarà in qualche negozio di liquori. I pensionati lo adorano. Lo stanno portando in giro su una decappottabile. La Beanomobile".

Gray sorride, il labbro gli duole. "La Beanomobile?"

"Carino, no?"

"Molto. In che stato è il mio appartamento?"

"Buono. Ha pulito tutto. Si trasferirà in quello accanto al tuo fra un mese o giù di lì, quando finirà il contratto di quel tipo strambo"

Gray viene dimesso e quando torna a casa deve lasciare la Subaru in strada, il suo posto auto è occupato dalla Beanomobile. Ad ogni passo gli manca il respiro. Sale le scale. C'è un barbecue in veranda pieno di cibarie, il fumo sale oltre il tendone, verso il cielo.

Beano è seduto su un nuovo sdraio da giardino, i suoi piedi sono appoggiati alla ringhiera. Fuma il sigaro e indossa un vestito grigio fatto su misura.

Nel salire Gray nota una donna che fotografa Beano e un uomo su una sedia che prende appunti. La donna posa la videocamera sul tavolo e si rivolge a Beano nel linguaggio dei segni, Gray è un po' troppo distante e non riesce cogliere tutte le parole. Raggiunge il balcone.

"Come stai?" chiede Beano.

"Bene" risponde Gray "e tu?"

"Bene, bene" Beano sorride di un largo sorriso scimpanziano e presenta additandoli il reporter e la fotografa al suo amico.

"Questo è Gray, un mio amico".

Gray saluta, quindi passa oltre e va a riporre la posta. Beano lo segue, la porta con la zanzariera scricchiola.

"Vestito nuovo?"

"Bello vero? Senti la manifattura"

Gray prende il risvolto tra l'indice e il pollice. Accenna di sì. "Bello" Guarda lo scimpanzè. "Senti" incomincia Gray e fa un respiro "Tutto questo deve finire".

Beano inizia a gesticolare qualcosa, ma Gray volge lo sguardo alla ventola sul soffitto per non essere interrotto.

"No" continua Gray. "Deve finire. Ho fatto tutto quello che ho potuto, ma non credo di poter fare di più. Niente macchine nel mio spazio riservato e niente barbecue in casa mia con persone che non conosco, ok?" Beano fissa il pavimento. Gray raddrizza la testa dello scimpanzé e lo fissa negli occhi. "OK?" ripete.

Beano fa cenno di sì con la testa "Li accompagno subito alla porta. Devi riposarti" e dà un colpetto leggero alla guancia di Gray "Andremo a fare un giro con la decappottabile".

Gray prende la Gulf Road passando sull'International Waterway. Deve andare piano per vedere sia la strada che le mani di Beano, e pensa "Ci sarai mai una Cadillac che va più piano di questa in tutta la Florida?"

"Ho bisogno di un altro favore" dice Beano.

Gray tace. Guarda dritto davanti a lui. "Allora?"

Beano gli picchietta una spalla. "Insegnami a guidare" dice.

"A guidare?"

"Devo andarmene da qui"

Gray ferma la macchina in un'area di rimessaggio. Guarda verso Beano.

"Ti senti bene?" chiede

"No" risponde Beano. "È sempre la solita storia"

"Cos'hai?"

"Il patto era: vinco e sono libero". Scrolla la testa e volge lo sguardo all'acqua blu-verdastra del golfo "Non sono libero"

"E chi lo è?"

"Questo non è il mio mondo" continua Beano "É il tuo mondo, non il mio".

"Quindi? Vorrai andartene nella foresta?" chiede Gray "Era forse questo il patto?"

"No" dice Beano rattristato "Non posso, morirei".

"Bene, allora cosa farai?" chiede Gray scrutando l'amico. Lo scimpanzé lo fissa, sul suo volto frustrazione e rabbia. Tace per un attimo, Gray guarda da un'altra parte. Beano colpisce tre volte la plancia e il vano oggetti si apre rompendosi.

"È sempre la stessa storia" gesticola Beano. Ripete questa frase così tante volte che Gray continua a seguirne i movimenti. I suoi occhi implorano comprensione.

Dopo un po' Gray coglie solamente la parola "sempre", in un moto circolare, come un bip di un nastro incantato. Guarda avanti, ogni due secondi la parola gli si ripresenta ai lati del campo visivo. Sempre, sempre, sempre.

"Bene" dice Gray. "Cosa facciamo adesso? Vuoi le lezioni di guida?"

Beano si lascia andare sul grande sedile di pelle. I suoi piedi, nota Gray, non raggiungono quasi il pianale, sfiorano il tappeto. "No. Mi prenderebbero" Beano guarda verso il piazzale. Lui e Gray allo stesso tempo intravedono un gruppo di persone, per lo più bambini, avvicinarsi alla macchina.

"Andiamocene" dice Beano.

Gray inserisce la marcia e si dirige verso la Gulf Road. Beano - forse per abitudine, pensa Gray - si gira e saluta la folla rimasta nel piazzale.


(Per gentile concessione del magazine Other Voices, University of Illinois at Chicago)



Testo segnalato da: Buràn
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