Andy Warhol dice messa
di Frank McGuinness, Irlanda
(traduzione di Eleonora Canalis)
Introito
Esistono 8627 modi di pronunciare il nome di Gesù. Mia madre li conosce tutti quanti. È stata la missione della sua vita registrare ogni sfumatura del modo in cui pronunciamo l'espressione del divino. Quando morirà, consulterò il suo messale, che forse indicherà a suo figlio la via della salvezza. Ho già cominciato a fare un po' di pratica. Quando mi trovo tra gli altri sto in silenzio, oppure dico un'unica parola: "Oddio", e invece nella mia mente sto tramando per controllare ogni conversazione ripetendo la parola Gesù in quante più forme, permutazioni, varietà e divergenze possibili per accompagnare in modo armonioso o dissonante ogni frase, ogni singola azione, ogni sillaba del discorso. Posso dare un'impressione di indifferenza, acquiescenza, immutabilità, inflessibilità - mi tengo a distanza da tutto ciò che non sia la mia creazione, la mia comunità, me stesso - ma grazie alla protezione del mio Gesù, sono un prete, un profeta e dipingo soltanto icone. Questo è il mio modo di presentarmi.
Confiteor
Dio mi ha dato la giovinezza. Per questo mi reco all'altare di me stesso e rendo grazie. Come ho già detto, è nel nome del Signore, nel suo stesso nome, che trovo aiuto e conforto. Ecco che tipo d'uomo ritengo di essere. Lui è stato una grande risorsa per me. Adoro il modo in cui manifesta la sua sacra presenza nei modi più inusuali. Prendete per esempio quel giovane che una volta ha consegnato dei fiori alla Factory. Ho visto Cristo nelle sue scarpe. I lacci erano, lo confesso, davvero graziosi. Avrei potuto legarlo mani e piedi, se io o lui avessimo avuto una simile inclinazione. Chiarì subito di non averla. Quando gli versai il caffè, parlò della sua ragazza e dei loro progetti di trasferirsi in Canada. Un giorno. Le selvagge terre del Canada. Le piatte e innevate pianure della sua carne bionda. Il bianco e il rosso dei suoi muscoli sodi. Gli chiesi il nome della sua ragazza. Ammetto di averlo dimenticato, ma credo che potrebbe aver detto "Jimmy". Era quello che gridò mentre facevamo l'amore. Sì, il ragazzo non si accettava. Nel più sacro dei fiumi io l'ho bagnato, nello champagne di ciò che non ho sparso sul suo corpo. Lo benedico, lo vesto e imploro il suo perdono - l'ho ferito con la mia adorazione, ma lui ha la sua vendetta. Si tiene strette le scarpe. Confesso il mio disappunto.
Gloria
Mi benedice? Mi loda? Mi adora? O almeno mi ringrazia? Ne dubito. Non ho mai avuto risposta da parte sua. Forse è davvero andato in Canada e si è sposato. Io gli avrei consigliato di farlo. È un modo utile per liberarsi di giovani uomini gradevoli quando smettono di somigliare a Gesù nella forma, nel tatto o nell'odore. Sono così sciocco a nobilitare questi sudicioni. Potrei usare nomi molto più sconci, ma mi è stato insegnato a perdonare e ritengo saggio evitare la volgarità dell'odio. Questo ha spinto persino i miei amici più cari ad accusarmi di mancanza di trasporto. Forse da me vogliono qualcosa in più che il dono di una semplice conoscenza. Un Natale avevamo deciso di razionalizzare il costo dei regali e donai loro dei calzini; calzini bellissimi, ciascuno appaiato con il suo esatto contrario - impiegai tanto ad abbinarli male - e loro mi guardarono con un'espressione d'orrore. Sembrava che ci avessi cagato in quei calzini. Credo che abbiano pensato che volessi offenderli. La loro prima parola quando videro i miei regali fu invariabilmente "Gesù! Gesù!". Beh, ovviamente non rivolgevano a me quelle parole, quell'appellativo. Eppure ero sicuramente chiamato in causa. Probabilmente perché avevo indossato i calzini e non li avevo lavati; ma non ne avevo forse il diritto? Le scarpe sono la mia passione. I calzini sono prossimi alle scarpe. Gli amici indossano scarpe. Io non rubo ai miei amici. Io dono. Glorifico gli dei nascosti sotto le scarpe. Per questo do, davo ai miei amici pegni d'amore eccezionalmente appropriati. Era il mio modo di dir loro "io credo".
Credo
Perché dovrei considerare essenziale dire "Sono un credente"? Essenziale - lo è soltanto per me? È essenziale per mia madre? Se io volessi convincerla che sono qualcosa di più di un inetto - Andy è un inetto, diceva per sminuirmi, Andy Warhol è un inetto - dovrei ammettere che la mia fede ha origine da qualcosa di più che il desiderio di annodare un laccio macchiato di sudore attorno a un cazzo moscio e consentire che un po' di sfregamento infonda vita alla vecchia ragazza che tengo fra le gambe. A volte parlo con lei. Ha l'odore di una bottiglia di vodka. Butta giù un po' di brandy. Non le dispiacerebbe una pinta di Guinness. Eppure è astemia. Non accetterà neanche un goccio. Non si spremerà il minimo rivoletto dal dolce, piccolo buco che ha al centro. È una brava ragazza che si comporterà come crede sia giusto. È una donna stupenda, intrappolata tra due palle che prudono, un culo peloso, la puzza di merda di un uomo. Lui è arrapato e la signora cazzo è disgustata di lui stesso per il modo in cui confessa quale mano dovrebbe toccare il suo corpo e costringere lei ad essere ciò che lui crede lei sia, sia stata e sarà ora e sempre, finché morte non mi separi nel sacro vincolo tra uomo e uomo. Quando vado a un matrimonio, adoro vestirmi di bianco. Adoro prendere il viso della sposa e baciarlo, lasciare che la mia barba s'imprima sulla sposa, come il viso di Cristo nella Sindone.
Tu non hai barba - mi accusate - ma ce l'abbiamo, tutti gli uomini ce l'hanno - questo è ciò che mia madre ha sempre sostenuto - possono farle crescere sotto la pelle. Ci sono uomini barbuti come Gesù che impresse la sua immagine sudata nel bianco velo di Veronica. Tutte le barbe d'uomo, che siano bruni o biondi, sono rosse. Sono barbe di sangue. Credete nel sangue. Credete nella carne. Esaù non era il solo ad essere peloso. Lo era anche sua madre Rebecca. La sua saggezza dipende dall'essersi rasata le scritture che aveva sulle braccia, sopra le labbra, dietro le ginocchia. È pura come una moglie, la moglie mai avuta. Pone saggezza sulla sua bocca. Io prendo fiato. Soffio nel suo zufolo. E raccolgo i suoni, i loro frammenti, per unirli in un nome: Messia. La mia preghiera, la mia domanda. Devo dirvi cos'è che ho accumulato nel cuore?
Orazione
A volte mi viene da ridere quando leggo in cosa credeva Gesù prima di perdere la vita. Era sarcastico? È possibile che la divinità si debba avvalere del dono umano della satira? No, non della satira; forse è più giusto affermare che la fottuta prova che Gesù non poteva essere ebreo sta nella sua mancanza di senso dell'umorismo? Un giorno ero seduto a Central Park ad annusare i piedi del popolo dell'Atlantico - è un mio segreto, ma tutti avevano le pinne e puzzavano di alghe - e mi imbattei in due giovani mormoni - un ragazzo biondo come una nuvola, una ragazza uguale spiccicata - che volevano parlare del Salvatore. Egli era - non è così? - semita. Intendo dire israeliano, è così che direste? Oppure palestinese, preferite così? Non lo sappiamo. Ho chiesto loro: "Credereste in un Cristo israelita? Credereste in un Cristo palestinese? Credereste in Gesù se vi facesse ridere?" "Ci fa ridere", mi insultano loro, "le sue parabole ci rendono felici". "No, non vi credo, è Lui la ragione per cui battete il parco. È per questo che Lui non è tra noi." Domando ai ragazzi mormoni se ho rovinato la loro missione. Si guardano. Non sanno come rispondermi. Domandano se possono leggermi una lettera, mandata loro dal controllo della missione. Chiedo loro nel mezzo di Central Park di svelarmi il il contenuto dell'epistola.
Epistola
La lettera consiste semplicemente nelle ciance di qualche profeta. Ha promesso ai credenti ciò che i profeti promettono di solito. Decido che ne ho abbastanza di deliri, ma loro non desistono. Vado via, ma mi seguono, continuando a blaterare di angeli e di paradiso, che immaginano sia come il latte e miele dei loro capelli. Ho imparato da tempo che per le emergenze nei luoghi pubblici è sempre utile avere con sé una barretta al cioccolato. La estraggo dalla tasca, la sbriciolo e getto il cioccolato sui miei tormentatori. La cosa straordinaria è che attrae gli uccelli; uccelli dalle molte sfumature di grigio e di nero. Questa moltitudine di amici pennuti si raccoglie attorno alla poltiglia marrone sui bellissimi Cristiani e li accoglie nel suo stormo in ascesa, mentre io fuggo attraverso il parco. Ciò che accade in seguito è vero come il Vangelo, lo giuro.
Vangelo
Quando mi volto, vedo le creature dell'aria portarsi in cielo quei Mormoni ben pasciuti, ma leggeri come piume d'uccello. Posso vedere le candele accese nelle loro mani. La brezza che mi circonda ha la dolcezza nauseante dell'incenso. Sento voci umane cantare in paradiso, il crescendo si fa più intenso, culmina in un rombo potente: "Convertiti, convertiti, convertiti". È il segno che devo ravvedermi. Guardo i miei abiti e mi accorgo di indossare vesti completamente bianche, aderenti come una seconda pelle. Scopro che sono nudo a Central Park, protetto solo dal batter d'ali del Coro del Tabernacolo Mormone, composto da piccioni, merli, gabbiani, corvi, l'insolito fanello, il raro falco pescatore e, visto che si tratta di una visione mistica, giurerei che un dodo sia appena giunto dalla First Avenue. Esulto perché sono stato scelto per ricevere questo magnifico dono. Esprimo il mio ringraziamento volgendo il capo verso l'assemblea plenaria di quella moltitudine e dico: "Oddio". Loro ricambiano il saluto con un prolungato invito a convertirmi, convertirmi, convertirmi. Dovessi mai farlo, mi rendo conto improvvisamente, avrei l'obbligo spirituale di donare parte del mio reddito alla Chiesa mormone. Non è nella mia natura. Declino la loro gentile proposta, mi infilo un paio di pantaloni e una camicia, poi corro via senza lasciare un indirizzo. Sono un intrallazzatore. Non sarò mai un pellegrino nello Utah. Troppo sale nell'acqua non mi si confà - provoca colpi apoplettici e attacchi di cuore - perciò mai e poi mai la mia città sarà vicino al lago salato. Una botta e via, grazie, Gesù, ma devo farti un altro genere di offerta. Potrebbe essere un segreto, uno grande, il più grande che ho? È questo che vuoi? Oppure ti sto solo provocando? Ti piacerebbe scoprirlo?
Offertorio
Dovevano essere le dodici o le dodici e trenta. Era sicuramente pomeriggio. Forse ero malato e non ero andato a scuola. No, questo non era possibile. Sentivo l'odore di qualcosa che cuoceva in cucina. Penso che avessi fame. Di solito non stavamo in silenzio, io e mia madre. Solo quando qualcosa non andava. Non accadeva spesso. Ero fiero di essere un bravo bambino. Posso solo riportare la conversazione come segue.
Lei Sai - potresti mai immaginare - chi ha chiamato qui stamattina?
Io Chi?
Lei I poliziotti. Ecco chi. Volevano vederti. Si trattava di qualcosa.
Io Di cosa si trattava?
Lei Di te.
Io Perché di me?
Lei Non sono contenti di te.
Di cosa non sono contenti?
Di quello che fai. Di come ti infili la mano nei pantaloni. Stuzzicandoti.
Cosa mi faranno?
Non ti metteranno in prigione. Ma potrebbero portarti via.
Dove mi metterebbero?
Hanno una grande buca nera per i bambini che fanno quella cosa. Ti lascerebbero lì. Adesso hai sette anni. Devi smettere di farlo. È un peccato. Non piace a nessuno.
Mistero
È come se mi avesse infilato un proiettile nell'uccello. Il mio corpo di bambino è paralizzato. Sento la mia bocca fare un rumore che non riconosco. Piango quasi ogni giorno, ma non così. Non riconosco ciò che sta sgorgando fuori da me. Non è l'acqua delle lacrime. Non sono semplici lacrime. È la mia casa, i mobili di famiglia, tavoli e sedie, frigoriferi e armadi, la stessa cucina che cola attraverso e fuori di me. Allora capisco perché ho questo odore. È perché la zuppa sta fuoriuscendo da me macchiando tutta la mia carne. Sono sconvolto dal terrore dei poliziotti e non posso fermare la zuppa, i torrenti di zuppa che quasi mi soffocano, sgorgando da ogni parte di me. Dico che mi dispiace, che mi dispiace davvero, è solo che mi fa male, mi fa tanto male, è per questo che devo toccarlo, così smette di farmi male. Dico che anche le mutande mi fanno male, le mie mutande strette fanno male. Fa male quando cammino e quando sto seduto, fa male sempre. Ma prometto a te e a Dio che, per quanto dolore io provi là sotto, non mi stuzzicherò più, non mi toccherò mai più. Per favore, diglielo ai poliziotti. Per favore, non farmi mettere nella buca nera dove non potrò vedere niente. Continuo a ripetermi e ripetermi, poi noto che mia madre sta piangendo. Dice: perché l'ho fatto? Parla tra sé: cosa mi ha preso? Poi si rivolge a me. Su, fai il bravo. Non permetterò a nessuno di avvicinarti. Lo sai. Se ti viene di nuovo la tentazione, pensa a Dio. Fai questo sacrificio. Continua a parlare di sacrificio mentre mi fa il bagno. Mi dice che Gesù ha fatto tanti sacrifici e quindi io posso sicuramente fare questo per amor Suo. Per amor Suo. Non fa alcun cenno al miracolo della zuppa. Si comporta come se fosse un normale bagno serale. Ma io vedo il colore dell'acqua in cinquantasette modi diversi. So che è accaduto qualcosa di strano. Solo io posso percepire cosa sta uscendo dal mio corpo sozzo. Mia madre è ignara della mia sporcizia. Ho paura che ingorghi i tubi, ma non dico nulla. Mi chiede se è bello sentirsi puliti e a proprio agio. Rispondo di sì. Mi chiede se è tutto quello che ho da dire; qual è la parola magica? Grazie, rispondo, ma non è questa la magia che posso compiere ora. Guardo il viso di mia madre nello specchio del bagno e trasformo lo specchio in un altro specchio. Così il viso di mia madre si ripete 8627 volte, tante quanti sono i modi di dire il nome di Gesù. Lei non sa che l'ho moltiplicata e intanto impreco e bestemmio contro mia madre, Gesù, i poliziotti. Se si aspettano un sacrificio da me, io rifiuterò. Mi toccherò. Benedirò me stesso con ciò che sgorga dal mio corpo. Sarà mia madre, mio figlio, il mio spirito. Creerò strani alimenti con la mia zuppa. Mi ciberò di me stesso. E assaggerò altri uomini. Perfino dei poliziotti. Sarà questo il mio sacrificio.
Sacrificio
Disdegno il contatto eccessivo con gli uomini eterosessuali. Niente di personale. È solo che non posso offrire loro il coinvolgimento che chiedono. Be', che di solito chiedono. Si scoprono attratti da me perché sanno che la mia ricchezza, la mia arte, il mio status e il mio distacco assicurano che non sarò loro di peso. Infine, la leggerezza della mia compagnia è irresistibile. Ho perso il conto delle volte che ho dovuto dare conforto a quelle povere anime. Non mostro alcun segno visibile d'affetto. Potrebbe indebolire la loro virilità. È l'ultima cosa che mi passa per la mente. No, invece accarezzo quei tesori con gli occhi. Quando sono in loro compagnia, non li perdo mai di vista. Ed è come se il mio sguardo li conquistasse. Li vedo aprire le labbra. Le loro lingue sono pronte, li nutro con il sacramento della mia verginità. Si cibano della sua grazia squisita. Essa li rende nuovamente puri. Rimando alle rispettive mogli e fidanzate degli uomini diversi. Sono così desiderosi, i miei sacerdoti, di provare il loro amore per le donne; so di uno che si nutre del respiro della sua amata lasciandole dei segni sui seni, quello stupido coglione. Non posso essere incolpato di questo eccesso di misticismo. Non ricordava che è peccato toccare il sancta sanctorum con qualsiasi cosa che non fosse la lingua? Ma non ci sarà castigo. Ora è tempo di respirare liberamente. Di fare il proprio comodo. Perdonare e dimenticare. A cosa serve scegliere un uomo probabilmente innocente e sferzarlo: perché l'hai fatto? Perché hai catturato mia madre e l'hai obbligata a farmi vivere in un inferno? Quale diavolo hai abbracciato per farmi questo? Eri a un sabba quando hai invocato in aiuto gli spiriti maligni? Hai sputato l'ostia e l'hai scagliata a terra? Hai maledetto tua madre? Hai minacciato di dannare mia madre se non ti avesse castrato? È forse una sorpresa che gli uomini eterosessuali trovino difficile appagare il proprio desiderio con me, mentre io li divorerei tutti per intero, nocche e pollici, stinchi e piedi, unghie e capelli? Potete biasimarmi se rifiuto le loro attenzioni, sapendo, come so da quando avevo sette anni, cosa si prova ad avere dei poliziotti alle calcagna? Prego la luna, la ringrazio per la mia sopravvivenza, quel pallone argenteo che sorge attraverso le nebbie; io e quella fredda dea ascendente siamo come cane e gatto in una comunione innaturale. Ad ogni modo nessuno può accusarmi di avere un gatto o un cane. Sono allergico.
Comunione
La mia allergia si sta estendendo alle persone. Ora trovo impossibile restare troppo a lungo in un posto. È per questo che devo viaggiare di città in città, di festa in festa, stare per conto mio, assistito da servitori che sanno chi gli dà il pane, si accontentano di poco e sono capaci di starsene acqua in bocca. Perché mi rivolgo al cibo per le mie metafore? È perché non mangio più? Non seguo una vera dieta, ma digerisco l'aria e posso vivere del mio respiro silenzioso. È difficile osservare dei barbari che masticano carne e verdure, innaffiando l'immonda poltiglia con il marciume liquido del vino. Lusingano se stessi. Immagino le loro viscere sparse, i reni che si svuotano. Ma si sbagliano. Non ho mai ascoltato storielle sporche. Non sfonderei mai la porta del bagno a calci. Non ho gli indispensabili stivali con il puntale d'acciaio che gli uomini della mia famiglia erano tanto fieri di possedere. Beh, ogni tanto li indosso, ma non mi stanno bene. Troppo piccolo, troppo debole, troppo sciocco, troppo donnicciola; sì, quella parola orrenda che la scuola usa per tormentare. Posso sfruttare la loro tortura; sono un artista. La tortura ha fatto di me ciò che sono oggi. Se non fossi stato una bambina, se non avessi dovuto, assolutamente dovuto toccarmi l'uccello per ribadire al mio cervello che il mio corpo era quello di un maschietto; se non avessi dovuto trarre piacere da una vendetta contro voi tutti; se non fossi stato capace di dissanguarvi con la mia pittura assetata; se non avessi avuto il diletto di convincervi che potevate fare bene quanto me, ma non meglio; se non aveste creduto di non riuscirci solo perché io l'avevo fatto per primo; allora non avrei mai potuto rendere grazie come mi aspetto che voi facciate quando dico: la messa è finita, rendiamo grazie a Dio.
Ringraziamento
O, come si diceva una volta: Ite, missa est; deo gratias.
Testo segnalato da: Buràn
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